Inclusione e rassicurazioni narrative attraverso i limiti dell’adattamento
a cura di Greta Delpanno
Introduzione
Rai Uno
2022
1 stagione; 12 episodi
remake di This is Us (2016-2022, NBC)
Luca Ribuoli
Dan Fogelman
Sandro Petraglia, Flaminia Gressi, Michela Straniero
Cattleya in collaborazione con Rai Fiction e 20th Television
Fabrizio La Palombara
Pietro Morana
Nada, Andrea Farri
Lino Guanciale, Aurora Ruffino, Dario Aita, Claudia Marsicano, Livio Kone, Angela Ciaburri, Leonardo Lidi, Flavio Furno, Timothy Martin, Liliana Fiorelli
Rai Uno, Rai Play
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Locandina

Audiodescrizione
Audiodescrizione della fiction Noi, disponibile su RaiPlay Sound
Pressbook

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
Noi è l’adattamento italiano della serie statunitense This Is Us, prodotto da Rai Fiction e Cattleya e trasmesso su Rai Uno nella primavera 2022. La scelta di localizzare un format di grande successo internazionale ha dato vita a una narrazione che mantiene la struttura corale e stratificata dell’originale, ma che la reinterpreta all’interno del contesto italiano. La storia segue Pietro e Rebecca Peirò (interpretati da Lino Guanciale e Aurora Ruffino) e i loro tre figli Claudio, Cate e Daniele, alternando piani temporali diversi e mettendo in dialogo passato, presente e futuro attraverso un intreccio che unisce melodramma familiare e riflessione sociale.
La serialità di Noi si fonda su un registro emotivo e relazionale, nel quale i personaggi sono costruiti come vettori di temi identitari più ampi. Claudio incarna il percorso di un aspirante attore alle prese con le frustrazioni di una carriera che non decolla; Cate porta avanti la questione della corporeità e delle insicurezze legate al peso; Daniele, adottato e nero, diventa il centro delle tensioni più forti in termini di rappresentazione, mettendo in evidenza le difficoltà di crescere come figlio di una famiglia bianca in Italia. È in particolare la sua traiettoria a esplicitare la dimensione interculturale del racconto: Daniele non è solo un personaggio “diverso”, ma una figura che incarna il confronto tra appartenenza, razza e riconoscimento, costantemente attraversato dallo sguardo altrui e dal bisogno di legittimarsi.
La coppia dei genitori, Pietro e Rebecca, rappresenta invece la continuità affettiva e il cuore valoriale della serie. Attraverso di loro, Noi costruisce un modello di famiglia che è al tempo stesso tradizionale e aperto: tradizionale per la centralità dell’unità domestica, aperto perché in grado di accogliere un figlio adottivo nero, inserendo così nel racconto mainstream una dinamica di rappresentazione ancora poco frequentata dalla fiction italiana.
Un altro aspetto centrale riguarda la dimensione del corpo e della visibilità sociale. Il personaggio di Cate diventa un punto di osservazione privilegiato sulle insicurezze femminili e sulla stigmatizzazione del corpo non conforme. La sua vicenda, tra ricerca di autostima e desiderio di riconoscimento, si intreccia con quella di Daniele, in un parallelismo che mostra come discriminazione e vulnerabilità possano assumere forme diverse ma complementari.
Dal punto di vista stilistico, la serie utilizza la struttura a salti temporali come dispositivo per sottolineare la continuità delle ferite e dei desideri attraverso le generazioni. Questo meccanismo, mutuato dal format originale, permette di evidenziare come le scelte e i traumi del passato continuino a influenzare i personaggi nel presente, inserendo il racconto familiare in una dimensione di più ampio respiro storico e culturale.Noi sperimenta dunque un’ibridazione tra dramma familiare e discorso sull’inclusione, senza mai uscire dai confini di un registro emotivo fortemente mainstream. Se da un lato la serie cerca di normalizzare la presenza di un figlio nero adottivo e di una figlia che vive la discriminazione legata al corpo, dall’altro costruisce questi percorsi soprattutto come strumenti per generare empatia e riconoscimento nel pubblico. In questo modo, le strategie di rappresentazione puntano più a integrare la diversità dentro un quadro rassicurante di unità familiare che a tematizzare in maniera critica i conflitti identitari.
Stereotipi & strategie di inclusione
Noi affronta il tema dell’inclusione attraverso due assi principali: l’identità razziale e adottiva di Daniele e il corpo non conforme di Cate. Entrambi i personaggi sperimentano quotidianamente il peso dello sguardo altrui e delle aspettative sociali, in un racconto che alterna momenti di empowerment e scene che riproducono schemi narrativi già consolidati. Le sequenze qui analizzate mettono in luce come la serie provi a tematizzare i conflitti legati alla diversità, mantenendo però sempre un registro melodrammatico e familiare.
“Invece le vedo” – Daniele tra adozione, discriminazione e rapporto col padre biologico (Ep.3)

Uno degli assi portanti della storia di Daniela è il ricongiungimento con il padre biologico, che l’aveva abbandonato alla nascita in quanto ex tossicodipendente proveniente da un contesto popolare. Dopo la riconciliazione, il padre si trasferisce momentaneamente a casa di Daniele e della sua famiglia a Milano. Nel terzo episodio l’uomo discute con il portinaio che, non sapendo chi sia, lo discrimina per il colore della pelle. Daniele interviene, e in seguito spiega al padre: “Tu pensi che, siccome sono stato cresciuto da bianchi, magari certe cose non le vedo. Invece le vedo.” La frase racchiude l’ambivalenza della sua posizione: cresciuto in una famiglia bianca e agiata, ha imparato a non reagire sempre alle provocazioni, ma resta perfettamente consapevole del razzismo che lo circonda. La scena acquista ulteriore rilievo perché intrecciata alla trama del padre biologico, che porta con sé una condizione di marginalità e malattia (morirà di tumore nell’undicesimo episodio), creando un contrasto tra due traiettorie sociali divergenti: quella del figlio integrato e quella del padre escluso. Nel passato, attraverso i flashback, la serie aveva già mostrato come Pietro e Rebecca affrontassero le difficoltà di crescere un figlio nero, osservandone il bisogno di identificarsi con altri bambini simili a lui e di costruire riferimenti culturali non forniti dall’ambiente familiare. In questo senso, l’incontro con il padre biologico e il dialogo con il portinaio esplicitano la tensione tra l’integrazione rassicurante offerta dall’adozione e la consapevolezza delle discriminazioni che permangono.
“Andare in giro a testa alta” – sostegno e conflitti fraterni (Ep.5 ed Ep.7)

La questione del riconoscimento emerge con forza nell’episodio 7, quando l’allenatore Connor incoraggia Daniele ricordandogli che altri prima di lui hanno dimostrato “a quelli come noi che potevamo andare in giro a testa alta”. Subito dopo, in una delle immagini simboliche più potenti della serie, Pietro esegue flessioni con Daniele sulle spalle, letteralmente sostenendolo: un gesto che rappresenta il legame affettivo ma anche la volontà di trasmettere forza e stabilità a un figlio la cui identità resta fragile agli occhi degli altri. Tuttavia, il percorso di Daniele è attraversato anche da conflitti, come mostra lo scontro con Claudio nell’episodio 5. I due fratelli si picchiano per strada, rivelando le tensioni accumulate durante l’infanzia: Claudio, sportivo e “popolare”, ha sempre percepito che i genitori fossero più concentrati sull’integrazione di Daniele e sui problemi di peso di Cate, sentendosi messo in secondo piano; Daniele, a sua volta, ha sempre desiderato di essere riconosciuto da parte del fratello. Lo scontro si risolve in maniera paradossale, con Claudio che alla folla intervenuta dice: “Non vi preoccupate, è mio fratello”. Per Daniele è la prima volta che riceve una conferma esplicita di quel legame, al punto da commentare ironicamente che Claudio ha dovuto picchiare “un nero in mezzo alla strada” per riconoscerlo. La scena tematizza così sia i conflitti interni alle famiglie multietniche sia la possibilità di elaborare nuove forme di riconoscimento reciproco.
“Il corpo non conforme” – Cate tra stigma e autodeterminazione (Ep.3, Ep.10 e arco narrativo)

La linea narrativa di Cate affronta lo stereotipo del corpo non conforme e la stigmatizzazione che ne deriva fin dall’infanzia. Una scena dell’episodio 3 mostra il trauma in maniera esemplare: al lago, due amichette le lasciano un biglietto in cui scrivono di voler giocare alle principesse e non ai “tre porcellini”, disegnandola come un maialino accanto a loro. Parallelamente, la serie insiste sul confronto con la madre, bella e magra, la cui presenza accentua le insicurezze di Cate: in una scena natalizia, i maglioni di famiglia segnano visivamente la differenza tra la taglia S della madre e la L della figlia bambina. Da adulta, Cate continua a vivere il rapporto con il corpo come terreno di frustrazione e prova diverse strategie per cambiare: si iscrive a un corso per persone obese, avvia una relazione con Teo che condivide inizialmente il percorso ma poi lo abbandona, e arriva perfino a valutare un bypass gastrico. Nell’episodio 10 si confida con Teo, raccontando come il cibo sia stato per lei fonte di conforto e dolore fin dall’infanzia. La decisione di non sottoporsi all’intervento, di andare in terapia e di dedicarsi invece alla musica segna un momento di svolta, in cui la serie cerca di proporre un modello di autodeterminazione. Tuttavia, la costruzione narrativa di Cate resta ancorata al corpo come principale definizione del personaggio, rischiando di ridurre la sua complessità a una serie di insicurezze legate al peso.
Conversazioni
Manuela Santacatterina intervista i due protagonisti principali della serie, Lino Guanciale e Aurora Ruffino, in vista dell’uscita della prima stagione (HotCorn, 2 marzo 2022).
Lucrezia Leombruni intervista i protagonisti della serie Dario Aita, Livio Kone e Claudia Marsicano (Diregiovani, 4 marzo 2022).
Intervista a Aurora Ruffino, protagonista della serie Noi (MadMassIT, 20 marzo 2022).
Gennaro Bianco intervista l’attore Dario Aita, protagonista della serie Noi (La Bussola TV, 8 marzo 2022).
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
Noi è stato realizzato come adattamento italiano del format statunitense This Is Us, prodotto da Rai Fiction e Cattleya e trasmesso su Rai Uno nel 2022. La scelta di importare un successo internazionale e di collocarlo in prima serata segnala la volontà della Rai di inserirsi nella tendenza globale dei remake, sperimentando però un radicamento specifico nel contesto nazionale. L’operazione risponde a una duplice logica: da un lato, assicurarsi un prodotto con una struttura narrativa collaudata, capace di attrarre un pubblico ampio e intergenerazionale; dall’altro, dimostrare che la serialità italiana può confrontarsi con modelli esteri, adattandoli a sensibilità locali.
Dal punto di vista delle strategie di rappresentazione, la scelta di mantenere i nodi identitari del format – in particolare l’adozione di un figlio nero da parte di una famiglia bianca e le problematiche legate al corpo della figlia femmina – indica la volontà di integrare nel racconto mainstream temi legati alla diversità che raramente trovano spazio nelle fiction italiane. Tuttavia, il trattamento di queste questioni passa attraverso il registro melodrammatico familiare, che le inserisce in una cornice rassicurante. L’inclusione non viene presentata come frattura, ma come parte di una narrazione emozionale, coerente con la missione di servizio pubblico di offrire storie capaci di unire e commuovere.In questo senso, Noi rappresenta un’operazione di ibridazione: un prodotto che conserva la forza narrativa del modello americano, ma che al tempo stesso ne riduce la portata critica, piegandola alle esigenze di un mercato nazionale ancora legato a logiche conservative. Il fatto che la serie non sia stata rinnovata per una seconda stagione testimonia i limiti di questa strategia: l’esperimento di adattamento non ha raggiunto gli obiettivi di ascolto attesi, mostrando come la trasposizione di format internazionali debba confrontarsi con specificità culturali e produttive non facilmente replicabili.
Retoriche promozionali
La comunicazione che ha accompagnato Noi si è concentrata soprattutto sul valore dell’adattamento e sulla capacità della serie di “raccontare gli italiani attraverso una grande saga familiare”. Nei materiali promozionali Rai, l’accento è posto sul parallelismo con l’originale americano, presentato come un modello di riferimento di qualità, e sulla sfida di trasporlo in un contesto nazionale. Questa retorica mira a rafforzare l’idea di un servizio pubblico capace di misurarsi con i successi internazionali, offrendo però una declinazione italiana, più vicina alla sensibilità del pubblico locale.
Dal punto di vista dell’inclusione, la comunicazione ha insistito sulla pluralità dei temi rappresentati – l’adozione, la diversità etnica, le difficoltà legate al corpo e al peso – ma sempre in chiave di empatia e identificazione. Le interviste al cast e ai produttori sottolineano come la serie voglia parlare “a tutte le famiglie” e raccontare storie “nelle quali ognuno possa riconoscersi”. La diversità non è stata presentata come terreno di conflitto, ma come occasione per suscitare emozione, universalizzando esperienze che nella realtà sono spesso segnate da esclusione o stigmatizzazione.Questa retorica promozionale, pur nel suo intento inclusivo, ha contribuito a collocare Noi in una dimensione rassicurante, accentuando il tono melodrammatico più che la valenza critica. Il riferimento costante al modello americano ha funzionato come strumento di legittimazione, ma al tempo stesso ha reso più evidente la distanza tra le ambizioni del format e la sua ricezione in Italia, dove il discorso sull’inclusione resta spesso confinato a un linguaggio emozionale e generalista.
Conversazioni
“Noi: intervista a Lino Guanciale, Aurora Ruffino, Luca Ribuoli e agli autori e produttori della serie tv Rai remake di This is Us”. Su MadMass Magazine, 2 marzo 2022. Marco Massimiani incontra i talent, gli autori e i produttori di Noi.
«Riccardo Tozzi: Attraverso una italianizzazione molto profonda nella scrittura, che nell’arco di quarant’anni della nostra storia spinge i protagonisti a guardarsi indietro per capire dove stanno andando, abbiamo realizzato una serie italiana calda ed intensa. »
“Noi, il regista Luca Ribuoli: «Fare un adattamento è una cosa difficilissima, ma se aggancerete i personaggi del nostro This is Us, sarà impossibile mollarli»”. Su Davide Maggio, 2 marzo 2022. Articolo a cura di Stefania Stefanelli.
« Rai Fiction e Cattleya si sono assunte un grosso rischio, decidendo di mettere mano ad una serie cult del panorama moderno come This is Us e farne una versione italiana».«Riccardo Tozzi “l‘italianizzazione è stata fatta in un modo molto profondo nella scrittura e da spettatore affezionato di This is Us mi commuovo di più guardando Noi perchè mi è più vicina nei fatti storici. […] Le serie italiane spesso hanno una regia migliore di quelle straniere e questo è il caso”».
Circolazione e ricezione
Circolazione
Noi è stato trasmesso in prima visione su Rai Uno a partire da marzo 2022, con episodi disponibili in contemporanea e in differita su RaiPlay. La collocazione in prima serata su Rai 1 segnala l’investimento del servizio pubblico in un prodotto considerato strategico, frutto di un adattamento di un format di grande successo internazionale. La distribuzione multipiattaforma ha cercato di intercettare sia il pubblico tradizionale della televisione lineare sia quello più giovane e digitalizzato, ma senza un reale potenziamento promozionale dedicato alla versione streaming. A differenza di altre produzioni co-distribuite con piattaforme globali, Noi non ha avuto una circolazione internazionale significativa: il progetto è rimasto circoscritto al mercato nazionale, legando la sua identità all’operazione di remake più che a una vera proiezione transnazionale. Questo conferma i limiti delle strategie di adattamento quando non sono accompagnate da un piano di distribuzione che valorizzi il prodotto al di fuori dei confini nazionali.
Ricezione
La serie ha suscitato un dibattito critico piuttosto ampio al momento della sua uscita, con reazioni contrastanti. Da un lato, Noi è stato apprezzato per la qualità della recitazione, in particolare per l’interpretazione di Lino Guanciale e Aurora Ruffino, e per il tentativo di declinare un format internazionale in chiave italiana. Dall’altro, molte recensioni hanno sottolineato la difficoltà di replicare l’impatto emotivo e la complessità dell’originale statunitense, percependo l’adattamento come meno incisivo sul piano narrativo.
Dal punto di vista degli ascolti, la serie non ha raggiunto le aspettative di Rai Uno, registrando una media inferiore a quella delle grandi fiction di prime time. Noi ha debuttato con 3,98 milioni di spettatori (18,7 % di share), collocandosi come programma più visto della serata. Dopo un leggero calo, la media stabilizzata si è assestata sui 3,69 milioni con uno share del 17,3 %. Nella terza puntata – andata in onda il 20 marzo – gli ascolti sono scesi a circa 3,1 milioni (15,8 %). La finale, tuttavia, ha registrato un picco di 3,63 milioni di spettatori e un share del 17,5 %, confermando un pubblico fedele ma non sufficiente a garantire la prosecuzione della serie. Questo ha contribuito alla decisione di non rinnovarla per una seconda stagione. La ricezione del pubblico, soprattutto sui social, ha mostrato interesse iniziale ma anche una certa disaffezione, con commenti che oscillavano tra l’apprezzamento per la novità e la critica alla prevedibilità del racconto.Per quanto riguarda i temi di inclusione e diversità, la critica raramente ha tematizzato in maniera esplicita la questione. Le recensioni si sono concentrate soprattutto sul confronto con l’originale americano e sulla riuscita del remake, più che sulle implicazioni legate alla rappresentazione di un figlio nero adottivo o al percorso di Cate sul corpo e il peso. Questo silenzio critico mostra come il discorso sull’inclusione sia rimasto in secondo piano, integrato nel linguaggio emozionale della serie ma non rilanciato come oggetto di riflessione autonoma. Noi ha così portato nel prime time temi raramente affrontati nella fiction italiana, ma senza innescare un dibattito culturale più ampio, rimanendo circoscritto all’orizzonte del melodramma familiare.
Conversazioni
“Noi, il regista Luca Ribuoli: «Fare un adattamento è una cosa difficilissima, ma se aggancerete i personaggi del nostro This is Us, sarà impossibile mollarli»”. Su Davide Maggio, 2 marzo 2022. A cura di Stefania Stefanelli.
«Maria Pia Ammirati: “la nostra versione di questo family drama troverà consensi anche all’estero […] sfatiamo la mitologia dei paesi stranieri che tirano la volata e noi dietro” mentre per il produttore Riccardo Tozzi “l‘italianizzazione è stata fatta in un modo molto profondo nella scrittura e da spettatore affezionato di This is Us mi commuovo di più guardando Noi perchè mi è più vicina nei fatti storici. […] Le serie italiane spesso hanno una regia migliore di quelle straniere e questo è il caso”. Parole forti, che creano enorme aspettativa».
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Federico Vascotto, “Noi, la recensione: adattare è a volte tradire”, Movieplayer.it, 6 marzo 2022.
«Betta (Angela Ciaburri) che non è più nera nella nostra versione poiché gli autori hanno pensato sarebbe risultata troppo irreale una coppia nera e di successo negli anni ’90; facendo questa scelta si toglie però al personaggio una sua parte d’identità culturale, importante per la sua formazione ed evoluzione. Dove invece riesce il casting è ad esempio nel personaggio Leo (Leonardo Lidi), corrispettivo di Toby, che ha lo stesso carisma, cinismo e dolcezza nei confronti di Cate (Claudia Marsicano)/Kate. Questi cambiamenti sono però troppo pochi e troppo brevi per dare una vera identità italiana dal racconto, per trasporlo davvero a tematiche vicine al nostro Paese e non agli Usa (come l’obesità).»
Simona Morgantini, “Noi: recensione della serie Rai, adattamento di This is Us”, Cinematographe.it, 6 Marzo 2022.
«Sicuramente la scelta della trasposizione nella storia italiana lungo un arco di tempo di quarant’anni, dagli anni ’80 a oggi, “l’italianizzazione” dell’adattamento con la rievocazione nostalgica di atmosfere, ideali, canzoni e situazioni passate e presenti in cui riconoscersi, aumenta il coinvolgimento emotivo del pubblico italiano. Noi è infatti il racconto di una famiglia e nello stesso tempo è quello di un Paese, perché la famiglia è la cellula primordiale della società».