“Non l’abbiamo vista arrivare!”
a cura di Marica Spalletta e Paola De Rosa
Introduzione
Rai Due
2020 – in produzione
5 stagioni; 62 episodi
Carmine Elia [stagione 1]; Milena Cocozza [stagione 2]; Ivan Silvestrini [stagione 2-3-4]; Ludovico Di Martino [stagione 5], Francesca Amitrano [stagione 5]
Cristiana Farina, Maurizio Careddu
Cristiana Farina, Maurizio Careddu, Luca Montesi, Angelo Petrella (Soggetto di serie)
Rai Fiction, Picomedia
Roberto Cimatti [stagione 1], Francesca Amitrano [stagioni 2, 3, 4, 5], Ettore Abate [stagione 5]
Marco Garavaglia [stagione 1], Federico Maria Maneschi [stagione 2], Brunella Perrotta [stagioni 2, 3, 4, 5]
Stefano Lentini
Carmine Recano, Carolina Crescentini, Lucrezia Guidone, Massimiliano Caiazzo, Nicolas Maupas, Valentina Romani, Giacomo Giorgio, Matteo Paolillo, Domenico Cuomo, Artem Tkachuk, Clotilde Esposito, Antonio D’Aquino, Maria Esposito, Alessandro Orrei, Francesco Panarella, Giuseppe Pirozzi, Salahudin Tijani Imrana, Clara Soccini, Yeva Sai
Rai, Netflix, Beta Film
Galleria immagini
Locandina

Locandina (seconda stagione)

Pressbook
Prima stagione

Terza stagione

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
Nato da un’idea di Cristiana Farina e liberamente ispirato al carcere minorile di Nisida, Mare fuori porta in scena una declinazione italiana del teen-crime drama attraverso una narrazione corale e stratificata. Ambientata nell’IPM di Napoli – ricostruito scenicamente nella zona del Molosiglio, accanto al porto – la serie mette in tensione due spazi simbolici opposti: l’istituto penale, chiuso e regolato, e il “mare fuori”, immagine costante di libertà e metafora di una seconda possibilità.
Il racconto intreccia due registri narrativi: da un lato, le dinamiche legate al crimine, ai clan familiari e alle conseguenze delle scelte individuali; dall’altro, le trame tipiche delle storie adolescenziali – amori, amicizie, rivalità, crisi identitarie – che si evolvono all’interno del tempo sospeso della detenzione. L’IPM viene rappresentato come un microcosmo complesso, in cui giovani provenienti da background sociali e culturali diversi condividono spazi, linguaggi e destini, mettendo in scena la convivenza tra fragilità, aspirazioni e rapporti di potere.
La coralità dei personaggi è l’elemento cardine della serie: ragazzi e ragazze giunti all’interno dell’istituto per ragioni differenti (per scelta, per errore o per necessità), si ritrovano costretti a ridefinirsi nella quotidianità del carcere.

Le vicende di Mare fuori prendono avvio dall’incontro-scontro tra Carmine Di Salvo e Filippo Ferrari, due ragazzi agli antipodi: il primo marchiato da un cognome camorristico che vorrebbe rinnegare, il secondo proveniente da una Milano borghese e finito in carcere per un tragico errore. È attraverso il loro legame che si è introdotti nell’IPM, un microcosmo chiuso in cui le regole del potere, della sopravvivenza e della solidarietà si intrecciano di continuo. Attorno a loro incombe l’opposizione del clan dei Ricci, con Ciro – figlio del boss don Salvatore – a rappresentare il peso delle eredità familiari e della violenza come destino predeterminato.
Da qui il racconto si dilata e assume i tratti di una narrazione corale. C’è chi porta il peso delle affiliazioni criminali, per nascita o per scelta: Rosa Ricci, che entra in IPM con un intento vendicativo e si trova a gestire l’amore impossibile per Carmine; Edoardo Conte, che da affiliato del clan Ricci diventa figura centrale, costretto a misurarsi con l’ambiguità tra potere e il desiderio di emancipazione. C’è chi sintetizza la propensione al reato con le dinamiche delle “fedeltà criminali”: Totò, che arriva a uccidere in segno di lealtà; Cucciolo e Micciarella, il cui legame fraterno è messo alla prova da un amore proibito che incrina i codici del clan. Altri personaggi raccontano fragilità personali: Naditza, in fuga dalle tradizioni del gruppo sociale di appartenenza; Cardiotrap, che trasforma la rabbia della violenza domestica in musica condivisa; Silvia, trascinata in carcere da un inganno e continuamente in bilico tra colpa e consapevolezza; Pino (“il pazzo”), che attraverso il legame con gli animali impara a gestire la propria aggressività; Gaetano (‘O Pirucchio), la cui redenzione si spegne bruscamente all’esterno dell’IPM; Kubra, segnata da un percorso di identità complesso; Alina, che incarna il volto di un’adolescenza in fuga.
Accanto a loro emergono figure più oscure: Viola Torri, segnata da un rapporto ossessivo e patologico con la violenza; Crazy J, rapper autodistruttiva; Dobermann, giovane migrante, che porta dentro l’IPM il peso della sopravvivenza; Simone, con la sua segreta affiliazione al clan dei Di Salvo; Samuele e Federico, legati a traffici di droga e corruzione, che destabilizzano i fragili equilibri interni al carcere.
All’interno dell’IPM, il rapporto con il mondo adulto rappresenta una parte fondamentale del racconto. Le direttrici Paola Vinci e Sofia Durante incarnano due visioni uguali e diverse della detenzione minorile: entrambe vittime di traumi personali pregressi ed attente al rispetto delle regole, ma diverse per la tipologia di leadership che esercitano sia verso i giovani detenuti che verso gli altri adulti che operano nell’IPM: su tutti, il comandante Massimo, diviso tra disciplina e comprensione, e l’educatore Beppe, che nei giovani detenuti vede soprattutto la possibilità di un futuro diverso. Tra gli agenti, Liz e Lino mostrano quanto sottile sia il confine tra autorità e coinvolgimento personale.
Fuori dal carcere, le famiglie restano un elemento di pressione costante: dai clan guidati da figure come donna Wanda e don Salvatore, custodi di logiche di potere e vendetta, fino a relazioni più intime e contraddittorie come quella tra Edoardo e la moglie Carmela. È in questo intreccio di relazioni, istituzionali e familiari, che la serie evidenzia come la detenzione non sia mai un’esperienza isolata, ma parte di una rete sociale che condiziona tanto la colpa quanto la possibilità di riscatto.
Stereotipi & strategie di inclusione
Mare fuori affronta i nodi cruciali di un’adolescenza segnata dall’esperienza della criminalità e della detenzione, intrecciando percorsi identitari complessi in cui si riflettono questioni di genere, potere e appartenenza sociale. L’impianto narrativo della serie adotta spesso strategie di rappresentazione che rimandano a figure e modelli fortemente stereotipati: un dispositivo funzionale sia all’aderenza alla realtà, sia alla riconoscibilità da parte del pubblico, oltre che alla costruzione drammatica delle vicende.
Proprio per questo, i personaggi oscillano tra ruoli codificati e “momenti di rottura” che spingono lo spettatore a interrogarsi sul senso di inclusione e sulle dinamiche di esclusione che definiscono il mondo dei giovani.
Tra i principali focus tematici emergono, in particolare: la relazione tra orientamento sessuale e potere; le diverse declinazioni della leadership femminile; il peso dei legami familiari e culturali sulle scelte di vita dei protagonisti.
Di seguito vengono raccontati alcuni di questi snodi narrativi, attraverso sequenze e situazioni emblematiche che rendono visibili sia la persistenza degli stereotipi, sia i tentativi di superarli.
Orientamento sessuale e potere
All’interno dell’IPM, il potere segue regole precise e codificate, che ricalcano la rigidità delle dinamiche criminali esterne. Una delle convenzioni più forti è quella che lega l’autorità all’eterosessualità: la virilità, intesa come forza e dominio maschile, è rappresentata come prerequisito per ottenere riconoscimento. Fin dalla prima stagione questo principio viene esplicitato senza ambiguità. Quando Filippo arriva in carcere, Totò e Gaetano si premurano di introdurlo alle logiche della convivenza, mostrandogli quali siano i confini invalicabili. Lo fanno attraverso battute e affermazioni che rivelano la natura gerarchica del gruppo, chiarendo fin dall’inizio come il potere giovanile sia strutturato attorno a categorie stereotipate di genere e orientamento sessuale, e riproducendo l’idea che solo chi risponde a un modello virile e eterosessuale possa ambire a un ruolo di riconoscimento.

Questa logica emerge con ancora più chiarezza nel percorso di Cucciolo, il cui amore per Milos (membro del clan di Ciro Ricci) incrina le gerarchie interne e compromette la sua aspirazione a diventare leader. In questo caso l’omosessualità non è rappresentata come semplice tratto identitario, ma come un ostacolo narrativo che lo condanna a una posizione marginale: l’eterosessualità appare come prerequisito per l’accesso al potere, e ogni deviazione da questa norma diventa fattore di esclusione. Parallelamente, lo stesso Milos, segretamente omosessuale, viene relegato a un ruolo puramente esecutivo all’interno del clan, confermando come le identità non eterosessuali siano associate a posizioni subordinate, prive di reale autorevolezza.
Leadership femminile: mascolinità brutale vs. fragilità
Le figure femminili che esercitano potere in Mare fuori si muovono tra due estremi narrativi. Da un lato, donna Wanda rappresenta la declinazione più dura e spietata: una leadership costruita sulla forza, sull’autorità e sulla paura, che ricalca i tratti della cosiddetta “mascolinità brutale”. La sua posizione di comando, conquistata in un contesto criminale, ribalta i ruoli tradizionali che la cultura assegna alle donne, ma lo fa adottando strumenti tipicamente maschili: violenza, controllo, disciplina assoluta. In questo modo, la serie riconosce a una donna il ruolo di boss, ma lo fa attraverso la riproduzione del modello maschile del potere, ribadendo che la leadership resta ancorata alla logica della forza. Emblematica, in questo senso, è la sequenza dell’incontro/scontro con don Salvatore Ricci, costruita come un incontro di pugilato: due figure che si fronteggiano come pugili sul ring, con in gioco la spartizione delle piazze della droga. Qui la parità di ruolo è resa visibile e spettacolarizzata, ma è donna Wanda ad apparire in vantaggio nella negoziazione, segno di una capacità di comando che la serie restituisce con la stessa grammatica del potere criminale maschile. La scena non mostra un superamento dello stereotipo, bensì la sua conferma: la donna può essere capo solo se adotta i codici maschili, fino a primeggiare sul terreno della forza e della strategia criminale.
All’opposto troviamo Liz, agente di polizia penitenziaria, che pur investita di autorità non riesce a mantenere la distanza necessaria dal proprio ruolo. Il suo coinvolgimento affettivo, in particolare con Edoardo, la porta a oltrepassare i limiti della professionalità: arriva perfino ad accoglierlo nella propria casa mentre è ferito e in fuga dal carcere. Con questo gesto, non solo infrange le regole dell’istituzione che rappresenta, ma tradisce il principio stesso di imparzialità che dovrebbe fondare il suo ruolo. In un confronto con il comandante Massimo, Liz ammette apertamente di non essere forte come lui e di non riuscire a sopravvivere alla durezza del contesto, né al dolore generato dalle storie dei ragazzi. La serie tratteggia così un modello di leadership femminile fragile, dove l’empatia si trasforma in vulnerabilità e il potere si sgretola nel momento stesso in cui si lascia attraversare dall’emotività.

Legami familiari e vincoli culturali: quando la prigione diventa libertà
Un altro asse narrativo fondamentale riguarda il peso delle famiglie e delle appartenenze culturali. Il caso di Naditza è emblematico: la giovane rom sceglie di farsi arrestare pur di sfuggire a un matrimonio combinato, voluto dal padre con la complicità della madre, Donka. La sua ribellione segna uno dei momenti più forti della serie, perché ribalta lo stereotipo della ragazza rom passiva, condannata a un destino già scritto. In carcere, Naditza trova invece uno spazio di autodeterminazione: un luogo che, paradossalmente, le appare più libero della propria casa. La sua vicenda espone con chiarezza la tensione tra tradizione e scelta individuale. Donka incarna l’adesione cieca a una norma culturale (“si è sempre fatto così”), mentre Naditza mostra la possibilità di opporsi e ridefinirsi. La serie amplifica questo conflitto nella sequenza della fuga: i compagni di carcere evadono per aiutarla a sottrarsi al matrimonio imposto, accettando infine il ritorno in prigione come alternativa. Una scelta collettiva che trasforma lo stereotipo della comunità oppressiva in occasione narrativa per riflettere su libertà, vincoli culturali e inclusione.

Conversazioni
“Intervista a Cristiana Farina ideatrice di Mare fuori: ‘Quelle parole sono mie’”. Su d la Repubblica, 18 luglio 2023. Intervista di Giovanni Audiffredi.
«Perché l’opportunità di cambiare e la solidarietà sono l’essenza di Mare fuori. C’è l’agognata seconda possibilità, il desiderio di essere assolti, c’è la speranza, e il percepito di queste emozioni aiuta ad essere più forti. Ho scritto la serie perché sono sempre stata attratta dall’esplorazione, narrazione e introspezione dell’adolescenza. Età magnifica in cui tutto può accadere, anche di commettere l’errore più grave e inimmaginabile. Ma c’è la possibilità di recuperare, se si acquisisce consapevolezza».
«Da bambina guardai Sciuscià, di Vittorio De Sica. Lo vidi la mattina, in bianco e nero, in tv. Mi colpì tantissimo. Poi una domenica romana passammo sul Lungotevere, c’erano questi ragazzini con le braccia e le gambe fuori dalle sbarre del minorile. Quell’età deve rappresentare la possibilità di fallire e fare di questo un arricchimento. Se non hai mai fallito la tua vita un po’ deve essere stata piatta».
Intervista a Elena Capparelli – Direttrice di RaiPlay, realizzata nell’ambito delle attività di ricerca del progetto europeo GEMINI-Gender Equality through Media Investigation and New training Insights (CERV-2022-GE).
«È un prodotto di successo per le storie che racconta e per il modo in cui lo fa […], racconta la storia di giovani che sono in un carcere minorile, storie di persone che da un giorno all’altro si ritrovano a vivere un’esperienza drammatica e tu diventi quasi al minuto due partecipe di questi destini. Quindi, c’è una scrittura molto efficace, storie molto efficaci, c’è questo mondo di ventenni con alcune figure adulte centrali che ha bisogno di ripensare il bene per desiderarlo e per riscattarsi da un destino molto faticoso come quello di essere rinchiusi in un carcere».
Intervista a Tommaso Matano – Sceneggiatore, realizzata nell’ambito delle attività di ricerca del progetto europeo GEMINI-Gender Equality through Media Investigation and New training Insights (CERV-2022-GE).
«C’è la dinamica relazionale di quell’età, ma poi c’è tutto questo aspetto della colpa, dell’omicidio, del carcere. Cioè, tutte queste istanze narrative fortissime. E poi c’è, secondo me, un altro aspetto: è una serie “aspirazionale”. Cioè, è una serie in cui c’è l’ideale del “mare fuori”, cioè che tu ne esci, te la cavi, ce la puoi fare, c’è una seconda possibilità. Quindi una serie che in un momento storico come questo sembra apparentemente una serie che sta nel cupo, ma che ha sempre questo aspetto di risoluzione, diciamo così, che forse è anche causa del suo successo».
Intervista a Maddaleno Rinaldo – Direttrice Generale di Cross Productions, realizzata nell’ambito delle attività di ricerca del progetto europeo GEMINI-Gender Equality through Media Investigation and New training Insights (CERV-2022-GE).
«Perché Mare fuori questo mi ha suggerito: è il racconto anche un po’ spiattellato di sentimenti. È, come dire, veramente quasi proprio una “scenata” di gente che continua a urlarsi in faccia sentimenti, che piange, che si ama, che si odia. È proprio l’abc del sentimento, ma che è tutto quello che poi questa generazione, secondo me, non riesce a tirar fuori, se non attraverso un telefono dove però appunto non è la stessa cosa».
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
Il modello produttivo di Mare fuori incarna una precisa strategia Rai: fare della serialità uno strumento capace di tenere insieme la missione del servizio pubblico e la necessità di competere sul mercato globale. Da un lato, la serie mantiene un forte radicamento locale – con l’ambientazione napoletana, il riferimento all’IPM di Nisida e la scelta di affrontare temi sociali e identitari – che ne confermano il ruolo di racconto nazionale, vicino ai territori e alle comunità. Dall’altro, adotta codici narrativi e stilistici (teen drama, linguaggi musicali, estetica urbana) che dialogano con i trend internazionali, consentendo al prodotto di circolare su piattaforme globali senza perdere la sua specificità.
Questa doppia vocazione si riflette nelle scelte industriali: un budget calibrato ma competitivo – circa 13.000 euro al minuto nella prima stagione, meno della metà di molte produzioni Netflix (fonte: Cineguru) – e una struttura narrativa lunga e serializzata, che ha già superato le cinque stagioni e 62 episodi, con una sesta in arrivo.
Con il consolidarsi del fenomeno, le stagioni successive hanno beneficiato di maggiori risorse e ambizioni, pur restando fedeli all’impianto originario: raccontare i giovani e le loro fragilità attraverso un linguaggio accessibile e riconoscibile, capace di creare identificazione. Come sottolinea Elena Capparelli, direttrice di RaiPlay, la forza di Mare fuori non sta nel rappresentare un’esperienza universale, ma nel trasformare una condizione marginale in un racconto capace di parlare a un pubblico ampio.
L’ideatrice di Mare fuori, Cristiana Farina, dichiara di aver costruito la serie a partire da un’esperienza diretta all’interno dell’IPM di Nisida. Durante un’estate trascorsa come volontaria, ha lavorato con i ragazzi su cinema e recitazione, raccogliendo testimonianze e osservazioni che hanno alimentato l’immaginario della serie.
Quell’esperienza sul campo dimostra come Mare fuori non sia soltanto finzione televisiva, ma il frutto di un lavoro di ascolto e di immersione reale, capace di trasformare storie e vissuti in narrazione seriale. Il risultato è un racconto che intreccia fedeltà al contesto e invenzione drammatica.
Retoriche promozionali
Le strategie promozionali che hanno accompagnato Mare fuori si basano perlopiù su forme ibride di collaborazione commerciale, che travalicano la dimensione del product placement tradizionale per affiancarsi a progetti paralleli sul territorio, campagne di comunicazione e iniziative formative che traducono i valori narrativi in pratiche di formazione/inclusione.
La serie trova in alcuni brand partner l’occasione per ampliare il proprio impatto, trasformando il racconto in esperienze e percorsi riconoscibili dal pubblico. Parallelamente, le aziende cercano di posizionarsi come attori socialmente responsabili, intercettando temi di inclusione e riscatto già presenti nella trama e realizzando progetti sul territorio a sostegno di giovani in condizioni di fragilità.Un esempio emblematico è la collaborazione con Lavazza. Nella serie, il marchio entra attraverso un “laboratorio del caffè” che diventa spazio di apprendimento per i personaggi: non un semplice logo in scena, ma un plot placement evoluto, che innesta nella narrazione l’idea di formazione professionale come strumento di reinserimento sociale. Parallelamente, l’azienda ha esteso l’iniziativa fuori dallo schermo, legandola al programma internazionale A Cup of Learning, dedicato a offrire competenze e opportunità lavorative a giovani provenienti da contesti di marginalità. Lo spot Un caffè per ricominciare, con il cast della serie, ha rafforzato questa doppia dimensione, veicolando al pubblico una retorica di inclusione e seconda possibilità.
Conversazioni
“Intervista a Cristiana Farina ideatrice di Mare fuori: ‘Quelle parole sono mie’”. Su d la Repubblica, 18 luglio 2023. Intervista di Giovanni Audiffredi.
«Lavorando a Un posto al sole sono entrata in contatto con l’IPM di Nisida. Una vera miniera d’oro per le storie. Sono diventata amica del direttore, Gianluca Guida, persona speciale. Ho passato lì un’estate da volontaria con i ragazzi. Facevo educazione all’immagine, vedevamo film, gli facevo recitare delle scene. Una psicopatica come il personaggio di Viola Torri l’ho conosciuta. Era una ragazza che aveva ucciso, insieme alle sue amiche, una suora laica con una trentina di coltellate. Aveva un disturbo della personalità. Una molto magnetica, come spesso accade ai narcisisti. Era solida, la sentivi d’acciaio. Non la smuovevi per nulla, perché non sentiva nulla. Anche il suo fidanzato era proprio come Ciro Ricci. Era un ragazzo di un’intelligenza sopraffina, che aveva sposato appieno la logica camorrista. Era dentro per un delitto che non aveva commesso, ma se ne era fatto carico, perché minorenne e scontava una pena più lieve del vero assassino».
Intervista a Elena Capparelli – Direttrice di RaiPlay, realizzata nell’ambito delle attività di ricerca del progetto europeo GEMINI-Gender Equality through Media Investigation and New training Insights (CERV-2022-GE).
«Sicuramente prevale il modello, i modelli, i tanti modelli di vita che i giovani oggi si trovano a vivere e che quindi, unito a tutto il contesto in cui si trovano, diventano delle storie […] Poi ovviamente noi, quando facciamo il nostro mestiere studiamo tantissimo: ricerche, dati di mercato, facciamo interviste, utilizziamo tutti gli strumenti, anche internazionali. Essere il servizio pubblico ti differenzia moltissimo rispetto a quello che fanno gli altri, ci confrontiamo con i servizi pubblici europei, facendo parte di EBU».
Circolazione e ricezione
Circolazione
Circolazione e distribuzione
Il successo di Mare fuori si lega all’adozione di un modello distributivo ibrido, che ha consentito alla serie di evolversi in un prodotto “ponte” tra la funzione di servizio pubblico e le logiche del mercato internazionale. L’ibridazione tra TV lineare e piattaforme digitali ha permesso di ampliare progressivamente l’audience, trasformando un titolo di Rai Due in un fenomeno globale.
La prima stagione (settembre 2020) debutta su Rai Due con doppi episodi in sei prime serate: una sorta di “prova di formato” che consente al servizio pubblico di testare un teen drama su una rete (Rai Due) con missione di ringiovanimento dell’audience. La seconda stagione (novembre-dicembre 2021) conferma la strategia, con un passaggio significativo: i primi episodi vengono resi disponibili in anteprima su RaiPlay, segnando l’avvio della logica digital-first.
Il vero salto distributivo avviene nel giugno 2022, quando Netflix acquisisce in Italia le prime due stagioni della serie, che diventa accessibile a un pubblico generalista globale. Da quel momento prende forma il “fenomeno Mare fuori”: le stagioni restano nel top 10 italiano su Netflix per 17 settimane (stagione 1) e 18 settimane (stagione 2).
Dalla terza stagione (febbraio 2023), la scelta distributiva si consolida: lancio digital-first su RaiPlay (sei episodi subito, sei a distanza di due settimane) con numeri da record: 8 milioni di visualizzazioni nelle prime 24 ore, quasi 12 milioni in un solo giorno il 13 febbraio (pari a 5,7 milioni di ore viste) e oltre 105 milioni di visualizzazioni nell’intero mese [RaiNews; Annuario della TV]. La messa in onda lineare su Rai Due, avviata a metà febbraio, conferma che la serie è ormai capace di reggere su più piattaforme e in più finestre, intercettando pubblici differenti.
Il modello si rafforza con la quarta stagione (febbraio 2024): il lancio su RaiPlay totalizza 1,13 milioni di visualizzazioni nelle prime due ore e 2,5 milioni nelle prime dodici, con un incremento dell’82% rispetto alla stagione precedente, prima ancora del passaggio su Rai Due [RaiNews]. La quinta stagione (marzo 2025) segue la stessa traiettoria, con uscita in due tranche in digital first su RaiPlay e successiva trasmissione su Rai Due. Pur dominando il consumo, la quinta stagione segna un leggero calo rispetto alla quarta: nei primi 9 giorni, la serie 5 registra 28% in meno di stream e 34% in meno di ore viste, ma tende a colmare il gap negli ultimi giorni monitorati.
Mare fuori entra nel circuito internazionale grazie a Beta Film, che ne ha curato la distribuzione in più di 20 Paesi, inclusi Paesi nordici (TV4), Germania (Disney+), Israele (HOT) e America Latina (HBO Max) [BetaFilm]. A consolidare la strategia arriva, nella primavera 2025, l’accordo globale con Netflix, che acquisisce tutte le stagioni già disponibili, oltre alla confermata sesta stagione e al film prequel Io sono Rosa Ricci [Variety].
Premi e festival
Nel 2023 la serie ha ottenuto il Nastro d’Argento-Grandi Serie come “Serie dell’anno” per la sua terza stagione. Nello stesso anno, ai Ciak d’Oro Serie TV 2023, Mare fuori 3 ha vinto il premio come “Miglior serie” e il protagonista Massimiliano Caiazzo (Carmine Di Salvo) è stato premiato come “Miglior protagonista”.
L’anno successivo, ai Ciak d’Oro Serie TV 2024, la serie si è aggiudicata il riconoscimento per la “Migliore performance di una serie tv”.Oltre all’ambito artistico, Mare fuori si è distinta anche nell’industria dei diritti e del merchandising: ai Bologna Licensing Awards 2024, nell’ambito della Bologna Children’s Book Fair, ha vinto come “Best Young Adult Project”, un riconoscimento al programma di licensing sviluppato da Rai Com [Rai Com].
Ricezione
Mare fuori ridefinisce il rapporto tra serialità e consumi trasformandosi in un fenomeno transmediale: la ricezione non si esaurisce nella fruizione lineare su Rai Due o digitale sulle piattaforme di streaming, ma si articola in una pluralità di spazi di consumo, appropriazione e rielaborazione che attraversano piattaforme digitali, linguaggi e generi culturali.
La transmedialità va letta da una doppia prospettiva:
Sul versante produttivo, Mare fuori ha progressivamente costruito un universo narrativo che va oltre i confini della serialità televisiva, espandendosi in formati e linguaggi diversi. Il primo passo è stato quello editoriale: accanto alla serie, è stato pubblicato il romanzo ufficiale “Mare fuori. Le forme dell’amore” (edito da Solferino/Rai Libri), cui si è aggiunto il fanbook “Dentro Mare fuori”, che racconta retroscena, immagini e approfondimenti, permettendo al pubblico di continuare a vivere le storie anche fuori dallo schermo.

Ai romanzi si affianca un progetto teatrale “Mare fuori. Il musical”, diretto da Alessandro Siani e scritto da Cristiana Farina e Maurizio Careddu, che debutta a Napoli nel 2023 e ripropone sul palco, con parte del cast originale, le dinamiche e i personaggi della serie.
L’universo narrativo si arricchisce anche con lo spin-off cinematografico Io sono Rosa Ricci (autunno 2025), un prequel che ripercorre l’ingresso di Rosa nell’IPM, confermando la volontà di Rai Fiction e dei produttori di ampliare l’arco narrativo con opere autonome ma coerenti.

Dal lato dei pubblici, Mare fuori si afferma come un vero fenomeno generazionale soprattutto attraverso i social.
Tra il 1° e il 16 febbraio 2023, la serie ha generato 11 milioni di interazioni social su Instagram, TikTok, Facebook, YouTube e Twitter, con 1,1 milioni di interazioni prodotte direttamente dai profili ufficiali (fra le 38 pubblicazioni, in media quasi 30.000 interazioni per post e fino a 59.000 su Instagram). Il 53% di queste interazioni è stato generato su TikTok, seguito dal 41% su Instagram [Sensemakers].
Il successo di Mare fuori passa anche dai processi di celebritization del cast, che trasformano gli attori in figure transmediali attive su più piattaforme e circuiti culturali. Accanto a Raiz (don Salvatore Ricci), già noto come cantante, spiccano Matteo Paolillo (Edoardo Conte), autore e interprete della sigla “’O mar for”, e Crazy J, già due volte protagonista al Festival di Sanremo.
La presenza del cast di Mare fuori al 74° Festival di Sanremo (2024) è stata anche un’occasione di impegno civile: gli attori hanno interpretato un monologo scritto da Matteo Bussola contro la violenza di genere:
Anche la strategia di self-branding degli attori contribuisce a definire un nuovo modello di star system giovanile: la fiction diventa trampolino per la promozione di narrazioni inclusive sui temi di genere e per la promozione di cause sociali. Nicolas Maupas, in particolare, diventa emblema di una mascolinità libera e fragile, distante dai modelli stereotipati della virilità dominante, capace di esprimere vulnerabilità senza perdere forza simbolica.

Anche Massimiliano Caiazzo ha costruito la propria immagine pubblica attorno a tropi di mascolinità positiva, ponendosi come alleato delle donne e voce contro la violenza di genere. È stato protagonista di campagne di sensibilizzazione e ha portato in scena monologhi tratti da Ferite a morte di Serena Dandini, sostenuti dalla fondazione Una Nessuna Centomila, fino all’esibizione con Anna Foglietta all’Arena di Verona in un testo dedicato alla violenza psicologica di genere.
Conversazioni
Intervista a Elena Capparelli – Direttrice di RaiPlay, realizzata nell’ambito delle attività di ricerca del progetto europeo GEMINI-Gender Equality through Media Investigation and New training Insights (CERV-2022-GE).
«Quando il successo di un contenuto in piattaforma è scisso dal pubblico televisivo, vuol dire che a quella cosa tu ci sei arrivato in un altro modo, e ci vai sulla piattaforma per vederla, non perché sei un pubblico di Rai Due […] Il giorno in cui abbiamo rilasciato le seconde serie c’è stato un movimento sulla piattaforma davvero anomale, che non avevo mai visto in tutta la mia vita su digital, perché non si era mai visto nel mercato europeo. Abbiamo raggiunto in una sola giornata 13 milioni di views, quando abbiamo distribuito la seconda puntata dopo 3-4 giorni e ben oltre le mie più rosee previsioni».
Intervista a Domizia De Rosa – Presidente di Women in Film, Television & Media Italia, realizzata nell’ambito delle attività di ricerca del progetto europeo GEMINI-Gender Equality through Media Investigation and New training Insights (CERV-2022-GE).
«Non si schiodano da quegli schermi e ovviamente c’è il passaparola che ha preso tantissime altre forme, non si sa dov’è iniziato veramente il contagio di Mare fuori, non si sa e non sappiamo chi sono i pazienti e le pazienti “zero” che hanno questi prodotti. Anche questo fa parte della storia dei trend e del gusto: il paziente o la paziente “zero” sono difficilissimi da individuare, anche perché Netflix dà scarsissimi dati e quindi non è andato a capire cosa è successo».
Intervista a Dario Sardelli – Sceneggiatore, realizzata nell’ambito delle attività di ricerca del progetto europeo GEMINI-Gender Equality through Media Investigation and New training Insights (CERV-2022-GE).
«Adesso tutti vogliono fare Mare fuori, vado a parlare con i produttori e mi dicono: ce l’hai un Mare fuori? E ho la sensazione che anche riproducendo, portando qualcosa sul filone di Mare fuori, in questo caso, i giovani scapperanno, andando a trovare qualcosa di diverso, che non è stato pensato per acchiapparli. Credo che sia un pubblico davvero difficile, esigente, ma anche sfidante per chi scrive. Perché bisogna cercare di intuire dove andrà a posarsi l’attenzione dei giovani fra sei mesi, fra otto mesi, fra un anno […] però io credo che alla base, lavorare non per andare a prendere il loro interesse, ma in maniera intellettualmente onesta, per raccontare delle storie che possano interessare loro, sia l’unico modo per ottenere la loro attenzione».
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Massimo Scaglioni, “Il caso Mare fuori: le ragioni di un successo”, Cinematografo, 14 marzo 2023.
«Nel caso di Mare fuori la serie (nel formato di 12 episodi da 60 minuti lordi ciascuno) viene immaginata, con lungimiranza dai vertici di Rai Fiction, per diversificare il prodotto editoriale di contenuto scripted: la prima stagione viene programmata da mercoledì 23 settembre 2020 su Rai Due, con un doppio episodio in onda back to back (l’uno di seguito all’altro) per sei prime serate del canale. Rai2 è la rete del servizio pubblico deputata a “ringiovanire” l’audience Rai, e la fiction ha questo obiettivo editoriale. Non mira a raccogliere un pubblico “largo” e indifferenziato, ma piuttosto a “colpire un target” specifico, più giovane rispetto alla media dei prodotti pensati per Rai Uno».
Aldo Grasso, “«Mare fuori», una riuscita mescolanza tra due generi forti”, Corriere della sera, 16 febbraio 2023.
«Mare fuori è forse il primo grande tentativo da parte della Rai di buon uso dello streaming: la serie, infatti, viene prima proposta su Rai Play in modalità binge watching (in modo che il pubblico giovanile la consumi subito tutta) e poi su Rai Due con cadenza settimanale. Ovviamente, le modalità di distribuzione da sole non giustificano il successo […] Qualcuno sostiene che Mare fuori è una sorta di Gomorra a fin di bene (ci sono anche i sottotitoli per capire il dialetto più stretto), una riuscita mescolanza tra due generi forti, teen drama e prison drama, cioè storie di ragazzi in una “istituzione totale”».
Claudia Catalli, “Da Mare Fuori a The Bad Guy: come le ragazze stanno rivoluzionando le serie tv italiane”, Wired, 20 giugno 2023.
«Dimenticate le fidanzate / mogli / amanti / sorelle di. Oggi le ragazze sono le protagoniste assolute, eroine e antieroine al centro delle storie che vengono raccontate nelle serie italiane più amate, da The Goodmothers a La legge di Lidia Poet, da Mare Fuori a The Bad Guy, da Call my agent Italia a Tutto chiede Salvezza. Ragazze fuori dagli schemi, con un loro carattere ben preciso, una loro personalità approfondita a tutto tondo, una voglia di indipendenza e una rara determinazione a riscrivere da sole le proprie storie, senza dipendere né farsi condizionare dall’universo maschile».
Critica straniera
Anjali Sharma, “The Sea Beyond Netflix Series Review – A Gritty Dive into Youthful Turmoil and Redemption”, Midgard Times, 25 Aprile 2025.
«If you’re seeking a series that combines the rawness of youth with the complexities of crime and redemption, The Sea Beyond delivers a compelling narrative set against the backdrop of Naples’ juvenile detention center. This Italian drama doesn’t just tell a story; it immerses you in the lives of its characters, making you feel every emotion they experience […] The Sea Beyond manages to strike a balance between drama and authenticity. It doesn’t shy away from depicting the harsh realities faced by its characters, yet it also offers glimpses of hope and the possibility of change. The series doesn’t provide easy answers but instead presents a nuanced exploration of youth, crime, and the human capacity for growth».