Religione, pregiudizi e comunità
a cura di Greta Delpanno
Introduzione
Rai Uno
7 dicembre 2015
Pupi Avati
Pupi Avati, Tommaso Avati, Cesare Bastelli, Claudio Piersanti, con la consulenza di Charlie Owens e Francesco Maria Pezzulli
Duea Film, Rai Fiction
Blasco Giurato
Ivan Zuccon
Rocco De Rosa
Rita Abela, Valentino Agunu, Fabrizio Amicucci, Marta Iagatti, Neri Marcorè, Emilio Martire, Toni Santagata, Lina Sastri, Antonio Spagnuolo, Alessandro Sperduti, Andrea Roncato, Vittorio Introcaso
Rai
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Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
Le nozze di Laura (2015), film TV diretto da Pupi Avati per Rai Uno, rielabora in chiave contemporanea motivi religiosi e parabole evangeliche, in particolare le Nozze di Cana, proponendo una narrazione che intreccia fede, identità e conflitti culturali. Protagonista è Laura, ragazza calabrese di Rocca Imperiale trasferitasi a Roma per studiare. Durante la festa del suo compleanno vive una notte con un uomo più grande, che scompare subito dopo, lasciandola incinta e con un senso di illusione e smarrimento. Tornata a casa, Laura decide di non rivelare nulla ai genitori e accetta di lavorare nell’azienda paterna, dove incontra Karimu, giovane migrante africano con cui nasce una relazione destinata a diventare matrimonio.
La trama mette al centro lo scontro tra l’amore di Laura e Karimu e l’opposizione della famiglia di lei, che non accetta l’unione per pregiudizi culturali e xenofobi. La figura del padre incarna la resistenza di un modello tradizionale, tanto da arrivare a sabotare il lavoro di Karimu pur di allontanarlo dalla figlia. Anche Karimu, tuttavia, reagisce con fragilità quando scopre che la gravidanza di Laura non è sua: si sente tradito e interrompe il rapporto, rivelando come la relazione sia segnata da una costante tensione tra fiducia e sospetto, differenze religiose e pressioni sociali.
All’interno di questo percorso, un ruolo chiave è giocato dal cugino di Laura, chiamato “Lui”, figura eccentricamente marginale che il paese definisce come “il matto di Rocca Imperiale”. Spesso vittima di pestaggi ed esclusione, il cugino diventa invece elemento centrale nel finale: è lui a improvvisare un banchetto notturno per strada, invitando i passanti e richiamando simbolicamente il miracolo delle Nozze di Cana. La sua marginalità, da stigmatizzata, si trasforma così in un potere quasi messianico, capace di rovesciare l’ordine e di rendere possibile il matrimonio di Laura e Karimu. In questa scelta narrativa, il film inserisce un’interpretazione religiosa moderna, dove il “matto” escluso assume i tratti di un Cristo contemporaneo, in grado di generare comunità laddove la famiglia e la società avevano prodotto solo esclusione.
Il percorso di Laura resta segnato da ambiguità: la sua sessualità, espressa all’inizio in una notte vissuta con desiderio e leggerezza, viene narrata come errore che produce conseguenze negative; l’amore con Karimu, pur ostacolato e segnato da sfiducia, si compie in una forma di riconciliazione collettiva, con il matrimonio celebrato per strada. Ma proprio questo finale, che si affida a una ritualità pubblica e simbolica, evidenzia la tensione tra rappresentazione della diversità (coppia mista, comunità allargata, marginalità valorizzata) e il ricorso a schemi melodrammatici e religiosi che riportano l’ordine e la morale tradizionale al centro della narrazione.
Stereotipi & strategie di inclusione
“Con che coraggio vado in ospedale?” – Colpa e sessualità femminile

In una delle scene più significative, Laura esprime tutta la vergogna per la gravidanza avvenuta dopo una notte con un uomo sconosciuto: “Con che coraggio vado in ospedale a raccontare una cosa così? Di una deficiente che pur di avere una storia sua si è fatta fregare così…”. La sequenza tematizza la sessualità femminile come colpa, inscrivendola in una retorica che associa il desiderio all’ingenuità e alla perdita di dignità. Il rischio qui è quello di riprodurre un immaginario moralizzante, dove la donna che “si concede” fuori dai vincoli tradizionali viene punita con l’illusione e l’abbandono. Al tempo stesso, la scena rivela come Laura sia consapevole dello stigma sociale che la circonda in un piccolo paese, dove “in ospedale c’è sempre qualcuno che ti conosce”. Il corpo femminile diventa quindi terreno di giudizio pubblico, mostrando come l’esperienza intima si trasformi in questione comunitaria.
“È più normale uno che aiuta gli altri?” – Il cugino messianico e la denuncia del razzismo

Il cugino di Laura, soprannominato “il matto di Rocca Imperiale”, incarna una marginalità che viene costantemente ridicolizzata, ma che al tempo stesso assume una funzione quasi profetica. In una scena all’ospedale, affronta un medico accusandolo di razzismo perché non vuole curare un paziente nero, e viene allontanato dalla polizia. La madre, cercando di difenderlo, afferma: “È più normale uno che aiuta gli altri o uno che li mette in difficoltà? (…) Ha ragione lui, se tutti facessimo quello che dice il mondo andrebbe dalla parte giusta”. La sequenza ribalta la logica dell’esclusione: ciò che la comunità etichetta come follia diventa invece voce di verità, eco di un messaggio messianico che richiama al Vangelo. In questa prospettiva, il cugino appare come figura simbolica che denuncia le ingiustizie e rivela la contraddizione di una società che si percepisce normale ma esclude chi è diverso, sia esso un parente eccentrico o uno straniero.
“È venuto a fare il padrone a casa mia” – Xenofobia quotidiana

Il film tematizza il razzismo attraverso episodi quotidiani, apparentemente minimi ma profondamente rivelatori. In un bar, a Karimu viene negato un bicchiere di sambuca con la scusa che “è finita”, mentre la bottiglia è in realtà piena. In un altro momento, il padre di Laura, in ospedale, dichiara: “È venuto a fare il padrone a casa mia, lo sai come sono questi”. Sono frasi che condensano il pregiudizio diffuso nei confronti dei migranti africani: la loro presenza è percepita come invasione, la loro legittima aspirazione a un futuro come arroganza. Queste battute mostrano come la xenofobia si intrecci con logiche di potere familiare e comunitario, rendendo l’amore tra Laura e Karimu non solo una questione privata ma un conflitto culturale.Un’ulteriore sequenza esplicita il pregiudizio: un’amica di Laura le dice che è “pazza” a innamorarsi di un africano (“Ti sei innamorata di lui? Ma è un africano”). Il commento banalizza e insieme radicalizza l’opposizione tra “noi” e “loro”, trattando il corpo nero come irriducibilmente estraneo, non compatibile con il legame affettivo. È un passaggio emblematico di come il film renda visibile il razzismo quotidiano, pur scegliendo di incorniciarlo in un registro melodrammatico che conduce infine alla riconciliazione.
Conversazioni
Intervista a Pupi Avati: il regista ci parla del film e delle scelte narrative. (Archivio Rai, archivio, 18 dicembre 2015).
Intervista a Marta Iagatti, attrice protagonista del film (Archivio Rai, 18 dicembre 2015).
Intervista a Valentino Agunu, attore protagonista del film (Archivio Rai, 18 dicembre 2015).
Intervista a Rita Abela, una delle attrici del film che interpreta il ruolo di Anna (Archivio Rai, 18 dicembre 2015).
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
Le nozze di Laura nasce come film TV di prima serata trasmesso da Rai Uno nel dicembre 2015, scritto e diretto da Pupi Avati, uno degli autori più legati alla tradizione del melodramma popolare italiano. Il progetto si inserisce nelle politiche di Rai Fiction volte a proporre storie a forte contenuto valoriale e religioso nel periodo natalizio, con l’obiettivo di intercettare un pubblico familiare e generalista. L’operazione produttiva risponde quindi a una precisa logica editoriale: utilizzare il linguaggio del racconto televisivo per rielaborare parabole e riferimenti biblici in chiave contemporanea, con una funzione educativa e morale.
La scelta di ambientare il film a Rocca Imperiale, in Calabria, riflette la volontà di radicare il racconto in un contesto provinciale e riconoscibile, coerente con la missione del servizio pubblico di valorizzare i territori italiani. Al tempo stesso, la rappresentazione della città meridionale come luogo di tradizione e diffidenza nei confronti dell’alterità culturale serve a costruire il conflitto narrativo: l’amore tra Laura e Karimu diventa così metafora di uno scontro tra apertura e chiusura, inclusione e xenofobia.
Dal punto di vista delle pratiche produttive, la presenza di un autore come Avati garantisce continuità con la linea editoriale di Rai Fiction che negli anni ha alternato prodotti innovativi a opere che riaffermano valori tradizionali. In questo caso, la diversità viene trattata in modo visibile – la relazione mista, i pregiudizi comunitari, la marginalità del cugino – ma inscritta in un linguaggio melodrammatico che riconduce i conflitti a un orizzonte religioso e conciliatorio. La strategia industriale appare quindi duplice: da un lato tematizzare l’inclusione, dall’altro evitare rotture radicali, mantenendo coerenza con l’immagine di Rai Uno come canale familiare e rassicurante.
Retoriche promozionali
La comunicazione intorno a Le nozze di Laura ha enfatizzato soprattutto la dimensione morale e religiosa del film, in linea con la collocazione nel palinsesto natalizio. Le interviste e i materiali promozionali hanno insistito sul tema del “miracolo” e della “speranza”, presentando la storia come una rivisitazione moderna delle Nozze di Cana. La retorica ufficiale ha quindi puntato a trasmettere l’idea di un racconto edificante, capace di parlare a tutti i membri della famiglia e di proporre un messaggio di riconciliazione e comunità.
Dal punto di vista dell’inclusione, la promozione ha teso a ridurre la portata conflittuale della trama, preferendo presentare il film come storia d’amore universale. La diversità culturale e religiosa è stata comunicata soprattutto in chiave di “ricchezza” e “opportunità di incontro”, evitando di tematizzare esplicitamente i conflitti sociali o le tensioni xenofobe che attraversano la narrazione. Questa scelta riflette la volontà di Rai Uno di mantenere un tono rassicurante, capace di attrarre un pubblico ampio e trasversale, anche a costo di smussare le contraddizioni più problematiche.
In questo senso, la retorica promozionale conferma la logica produttiva del film: tematizzare l’inclusione senza metterne in discussione i limiti strutturali, inscrivendo la diversità dentro un racconto moralizzante che privilegia la riconciliazione simbolica rispetto alla rappresentazione delle reali difficoltà sociali.
Conversazioni
“Le nozze di Laura | Conferenza Stampa | 4 dicembre 2015”. Su TV Blog, 4 dicembre 2015. Fabio Morasca trascrive gli interventi principali della Conferenza Stampa del film.
«Andreatta: “La televisione fa numeri giganteschi rispetto al cinema. E’ una prima serata su Rai Uno. E’ una scelta coraggiosa per la rete”».
«Antonio Avati: “È stata una produzione facile perché abbiamo goduto delle istituzioni calabresi. La Calabria è stata protagonista. Abbiamo girato un film con una troupe cinematografica. Pupi è stato accontentato in tutto. Tutto verrà bruciato in una sera anche se dicono che c’è il web… I film di Pupi sono considerati degli evergreen. Questo, con i film tv, è difficile che possa accadere”».
Mariangiola Castrovilli intervista Antonio Avati, produttore del film tv, e gli attori. (VisumTv, 7 dicembre 2015).
Circolazione e ricezione
Circolazione
Le nozze di Laura è stato trasmesso in prima visione su Rai Uno il 7 dicembre 2015, collocandosi nella fascia di prime time tipica delle produzioni televisive a tema religioso e familiare nel periodo pre-natalizio. Il film ha registrato 4.284.000 spettatori con il 17,48% di share, un risultato discreto che ne ha confermato la capacità di intercettare un pubblico generalista, pur senza raggiungere le vette di ascolto delle fiction seriali di punta. In quell’anno, la messa in onda è stata proposta anche sul canale sperimentale Rai HD, in contemporanea con Rai Uno, segnalando l’intenzione di valorizzare il prodotto anche dal punto di vista tecnico e di linguaggio televisivo.La circolazione internazionale è stata molto più limitata rispetto alle serie di punta di Rai Fiction. Tuttavia, negli anni successivi Le nozze di Laura è comparso nel catalogo di Netflix in alcuni paesi esteri (ad esempio Austria e Serbia, con il titolo Laura’s Wedding), mentre non risulta disponibile in Italia. Questa distribuzione selettiva testimonia un interesse residuale per l’opera in contesti internazionali, ma non è stata accompagnata da vere campagne promozionali o da un investimento strategico sulla sua esportazione. In questo senso, il film resta collocato prevalentemente all’interno di una logica nazionale, come evento televisivo legato a una specifica cornice stagionale e culturale.
Ricezione
La ricezione del film è stata segnata da una forte ambivalenza. Da un lato, Le nozze di Laura ha raggiunto un buon livello di ascolti e si è inserito nella tradizione delle opere televisive a firma di Pupi Avati, regista noto per la capacità di mescolare melodramma e temi religiosi. Dall’altro, alla messa in onda ha fatto seguito una lunga scia di polemiche. Diverse voci critiche hanno accusato il film di contenere elementi “sessisti” e “antimeridionalisti”: tra i punti più discussi figurano i “cioccolatini alla ‘nduja”, invenzione narrativa percepita come stereotipizzazione folklorica, e l’uso di un dialetto simile al siciliano, giudicato completamente scorretto rispetto alla parlata calabrese dell’Alto Ionio, luogo dell’ambientazione.
Sul piano della rappresentazione, le critiche si sono concentrate meno sul tema dell’inclusione e più sull’immagine complessiva del Sud proposta dal film, percepita come caricaturale e lontana dalla realtà locale. Anche la trama amorosa tra Laura e Karimu è stata accolta con reazioni divergenti: se per alcuni rappresentava un tentativo di inserire nella fiction generalista temi di diversità culturale e religiosa, per altri la sua risoluzione melodrammatica smussava le tensioni e riduceva la complessità a un lieto fine simbolico. La vicenda della protagonista, oscillante tra colpa sessuale, esclusione familiare e reintegrazione attraverso il matrimonio, ha sollevato osservazioni su una rappresentazione del femminile ancora fortemente moralizzante.In sintesi, Le nozze di Laura ha generato una ricezione polarizzata: apprezzato come prodotto televisivo popolare e “a tema religioso”, ma criticato per le semplificazioni culturali e linguistiche e per un approccio alla diversità che resta ancorato a stereotipi rassicuranti più che a una riflessione inclusiva.
Conversazioni
“Le nozze di Laura | Conferenza Stampa | 4 dicembre 2015”. Su TV Blog, 4 dicembre 2015. Fabio Morasca trascrive gli interventi principali della Conferenza Stampa del film.
«Pupi Avati: “In un contesto doloroso come quello che stiamo vivendo, io credo che ricandidare la lezione evangelica sia oggi l’unica possibilità per tornare a riavvicinarci».
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Giacomo Zandonini, “‘Le Nozze di Laura’, il film che tende la mano ai ragazzi di seconda generazione”, Redattore Sociale, 6 dicembre 2015.
«Tenerlo in Italia e – come suggerisce “Le Nozze di Laura” – accettare i tanti “Karimu” che portano sulle nostre tavole frutta e verdura, potrebbe essere un modo di dare cittadinanza a sogni e speranze che spesso abbiamo dimenticato».