Sulle note dell’adolescenza
a cura di Arianna Vergari
Introduzione
Rai Uno
2019-2021
2 stagioni; 12 episodi a stagione
Ivan Cotroneo
Ivan Cotroneo
Ivan Cotroneo e Monica Rametta
Indigo Film, Rai Fiction
Luca Bigazzi
Ilaria Fraioli
Gabriele Roberto
Alessio Boni; Anna Valle; Leonardo Mazzarotto; Fotinì Peluso; Emanuele Misuraca; Hildegard De Stefano; Chiara Pia Aurora; Ario Nikolaus Sgroi; Francesco Tozzi; Alessandro Roja; Carlotta Natoli; Stefano Dionisi; Giovanna Mezzogiorno; Fabrizio Ferracane; Fabrizio Coniglio; Claudia Potenza; Giorgio Pasotti; Francesca Cavallin; Barbara Chichiarelli; Dino Abbrescia; Susy Laude; Pia Lanciotti; Angela Baraldi; Rocco Tanica; Massimo De Santis; Marco Trotta; Michele Rosiello; Mehmet Günsür
Rai Fiction
Galleria immagini
Locandina (prima stagione)

Locandina (seconda stagione)

Trailer
Prima stagione
Promo seconda stagione
Pressbook
Prima stagione

Seconda stagione

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
La Compagnia del Cigno, prodotto attraverso cui la Rai racconta la complessità dell’adolescenza, si sviluppa come un coming-of-age corale, che intreccia le vite di sette giovani musicisti del Conservatorio Verdi di Milano. La serie utilizza consapevolmente figure archetipiche del teen drama in modo che risultino accessibile al grande pubblico. Per questo motivo molti personaggi partono da stereotipi riconoscibili: Matteo, affetto da problemi psichici per un lutto non accettato, porta dentro di sé le ferite del sisma di Amatrice; Barbara è schiacciata dalle aspettative di una famiglia borghese, nonché vittima, nella seconda stagione, dell’ex fidanzato abusante e manipolatorio; Sofia si confronta con il body shaming; Sara, ipovedente, trasforma la sua condizione in risorsa di autonomia e sarcasmo; Rosario vive il difficile rapporto con una madre tossicodipendente; Robbo, il più giovane, affronta la crisi familiare rifugiandosi in mondi fantastici; Domenico, figlio di un operaio siciliano, rappresenta il talento che nasce in contesti popolari.
Figura cardine di questo mosaico narrativo è il professore Luca Marioni (Alessio Boni), soprannominato “il bastardo” per i suoi metodi intransigenti e talvolta brutali. Pur collocato formalmente nel ruolo dell’educatore, Marioni se ne discosta adottando strategie personali, spesso fuori dalle convenzioni istituzionali, che ne accentuano l’ambiguità. La sua rappresentazione si inserisce in una tradizione consolidata della fiction Rai, dove l’insegnante – si pensi a La classe degli asini o a Un professore – viene raffigurato come figura eccentrica e controversa, ma sempre risolutiva. Al di là delle asperità caratteriali, rimane infatti un punto di riferimento imprescindibile, la cui autorevolezza si rivela condizione necessaria per la crescita dei ragazzi. Questa impostazione riflette la missione pedagogica del servizio pubblico: un modello paternalistico che vede i giovani come bisognosi della guida autorevole di un adulto e di un’istituzione, in questo caso il conservatorio. Il conflitto con il maestro diventa anche motore narrativo: i ragazzi, pur dipendendo dal suo sguardo, trovano nella sua disciplina un’occasione di emancipazione collettiva.Ciò che distingue la serie da altri teen drama internazionali è la scelta di un registro meno provocatorio e più conciliatorio: la diversità viene narrata non come rottura radicale ma come differenza che può e deve essere armonizzata. L’innovazione non sta tanto nell’invenzione di nuovi modelli, quanto nell’inserire figure marginali (disabili, famiglie non convenzionali, corpi non normativi) dentro un quadro di normalità televisiva. È un’operazione che evita il rischio di ghettizzazione, ma rischia anche di semplificare i conflitti, appianandoli nel valore salvifico dell’amicizia e della musica.
Stereotipi & strategie di inclusione
Family melodrama

Articolata è la rappresentazione del ruolo materno e delle configurazioni familiari. L’universo domestico appare quasi sempre incompleto o segnato da assenze, dando forma a una costellazione di nuclei “altri”: madri single, genitori separati, zii omosessuali che assumono funzioni genitoriali. All’interno di questo quadro, le figure materne si declinano in varianti differenti: la madre iper-presente e opprimente (Barbara), la madre fragile e problematica segnata dalla dipendenza (Rosario), la madre resiliente e affettuosa (Sofia), fino alla madre assente o “fantasmatica” (Matteo). Si delinea così un repertorio che supera l’immagine monolitica della “madre italiana” tradizionale, restituendo un panorama eterogeneo e contemporaneo. Tuttavia, al di là delle differenze, queste figure conservano un tratto comune: rimangono punti di riferimento rassicuranti, positivi, cardini affettivi attorno ai quali ruota la crescita dei figli. Significativa ad esempio la parabola compiuta dalla madre di Rosario e il modello familiare non canonico che riesce a costituire alla fine della prima stagione. Rosario, percussionista fiorentino affidato a una coppia a Milano mentre la madre Antonia si disintossica, esita quando lei, ormai pulita, gli propone di tornare con lei a Firenze. Diviso tra il desiderio di ricostruire la famiglia d’origine e gli affetti costruiti a Milano, sceglie un compromesso: seguirla, ma solo dopo aver concluso l’anno con la Compagnia. In questo tratto la scrittura evita la guerra tra adulti: la madre affidataria ammette perfino la propria gelosia e, nel dirlo ad Antonia, riconosce che ora tocca alla madre “riprendersi” il figlio. Il riconoscimento reciproco tra le due donne disinnesca la retorica del “vero genitore” contro “il genitore provvisorio”. Nel finale di stagione arriva la scelta che chiude l’arco con una soluzione inclusiva: Antonia decide di stabilirsi a Milano. Così Rosario non perde gli amici né i riferimenti dell’orchestra e può continuare a vedere i genitori affidatari, che la aiuteranno anche a trovare un lavoro. Non è una “famiglia ricomposta” in senso tradizionale: è un micro-ecosistema affettivo dove la madre biologica, la coppia affidataria e il ragazzo costruiscono una co-genitorialità di fatto. La serie qui innova: evita il tribunale come scena di vittoria/sconfitta e mette al centro l’agency di Rosario (le sue condizioni, i suoi legami, la sua musica) e la disponibilità degli adulti a fare spazio l’uno all’altra.
Il desiderio senza barriere

Tra i personaggi della serie, Sara è forse quello che meglio incarna la tensione tra rassicurazione pedagogica e rottura narrativa che caratterizza La Compagnia del Cigno. Violinista ipovedente, non viene mai ridotta alla sua condizione, ma diventa il banco di prova di come la fiction Rai tenti di raccontare la diversità senza trasformarla in stigma né in mero “ostacolo” da superare. Nella prima stagione la cecità di Sara è vista come possibile motivo di esclusione, ma il racconto ribalta presto questa prospettiva: lei emerge come soggetto attivo, ironico e pungente, capace di mettere in discussione i pregiudizi altrui. Non ridotta allo stereotipo della “disabile resiliente”, viene rappresentata come ragazza competitiva e contraddittoria.
La seconda stagione sposta l’attenzione dalla disabilità alle dinamiche affettive e sessuali, esplorando una dimensione raramente affrontata in fiction mainstream. Sara vive la propria sessualità con libertà, sperimenta relazioni occasionali e rifiuta di incarnare il modello rassicurante della ragazza fragile che ha bisogno di protezione. L’episodio Verità nascoste (S2E2) è particolarmente emblematico: dopo essere andata a letto con Pietro, nuovo studente di viola, Sara dichiara con disarmante fermezza che è stata solo un’avventura e che non intende costruire un rapporto stabile. In questa sequenza si condensa la sua complessità: non è Pietro a definire le regole, ma lei a stabilire i confini, sovvertendo ogni aspettativa. La sua ipovisione non entra in gioco, perché ciò che conta è il desiderio e la capacità di scegliere. Ma dietro questa apparente sicurezza si intravede un lato vulnerabile: il timore della dipendenza, la paura di perdersi in un legame troppo vincolante.
La rappresentazione di Sara apre spazi innovativi ma resta ambivalente: da un lato normalizza la sua presenza, dall’altro insiste talvolta sulla disabilità come segno narrativo. Il rapporto con Pietro rischia di trasformarla in un nuovo cliché, quello della ragazza “diversa”, refrattaria per natura alla stabilità. Ma proprio questa ambivalenza le permette di rompere due tabù: quello della disabilità giovanile (non marginale ma al centro della narrazione) e quello della sessualità della persona disabile, mostrata senza paternalismi. Così la serie consegna al pubblico Rai un personaggio che non vuole essere ridotto a simbolo o a vittima, ma che rivendica il diritto di essere ironica, contraddittoria, e soprattutto desiderante.
Conversazioni
Nicola Roumeliotis intervista Ivan Cotroneo in occasione dell’uscita della seconda stagione, tra le tante novità e le costanti come l’amicizia, la musica, nel desiderio di raccontare storie che sappiano toccare il pubblico (La Stampa, 10 aprile 2021).
Laura Boni intervista Leonardo Mazzarotto, Fotinì Peluso, Emanuele Misuraca, Hildegard De Stefano, Ario Nikolaus Sgroi, Chiara Pia Aurora e Francesco Tozzi, durante il Giffoni Film Festival. I giovani protagonisti della serie parlano dei loro personaggi, delle esperienze sul set e delle dinamiche tra di loro (Ginger Generation, 24 luglio 2019).
I giovani musicisti protagonisti de La compagnia del Cigno rispondono alle domande sui loro personaggi, su che rapporto hanno con la musica e cosa c’è di speciale nella nuova serie di Rai Uno (Rai, 11 gennaio 2019).
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
Il costo complessivo di produzione della prima stagione è di 11.255.209,63 €. I contributi ricevuti sono: contributi automatici produzione (nel 2023 136.650,46 €; nel 2025: 8.125,18 €); Tax Credit Produzione (nel 2019: 372.830,30 €); reinvestimenti contributi automatici produzione (nel 2020: 309.021,48 €).
Il costo complessivo di produzione della seconda stagione è di 11.516.505,71 €. I contributi ricevuti sono: tax Credit Produzione (nel 2020: 3.991.243,34 €); reinvestimenti contributi automatici produzione (nel 2021: 1.150.213,75 €; nel 2024: 516.724,22 €).
Dal punto di vista industriale, La Compagnia del Cigno riflette le tensioni di Rai Fiction tra missione pedagogica e competitività di mercato. La scelta di un teen drama musicale, genere poco frequentato in Italia, è innovativa e rischiosa: introduce nel prime time Rai linguaggi legati all’adolescenza, tradizionalmente considerata target difficile da intercettare. Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction, ha più volte ribadito che l’obiettivo era intercettare i giovani – target solitamente distante dalla fiction Rai – con un racconto innovativo che parlasse di loro, ma in chiave di “servizio pubblico”. Da qui l’idea di ambientare la storia nella Milano contemporanea, città internazionale e multiculturale, e di puntare su veri musicisti selezionati tra oltre 1500 candidati in tutta Italia.
La produzione (Indigo Film con Rai Fiction) ha investito in un format ibrido: non solo dramedy ma anche musical e teen drama, con un forte impianto corale. Le collaborazioni con istituzioni culturali (Conservatorio Verdi, Orchestra Sinfonica Rai) rafforzano la missione educativa, ma rischiano di rendere la serie un prodotto troppo istituzionalizzato, percepito come “operazione culturale” più che narrazione spontanea. L’inserimento di guest star pop risponde invece a una logica di mercato, nel tentativo di garantire un appeal trasversale, mescolando alto (musica classica) e basso (pop, celebrità televisive) in un equilibrio che può apparire artificiale.
La seconda stagione, girata in pandemia, ha richiesto soluzioni produttive complesse, ma ha rafforzato l’idea di comunità e resilienza anche dietro le quinte. In sintesi, la strategia produttiva coniuga la missione culturale della Rai con la necessità di intercettare i linguaggi e le sensibilità del pubblico giovane, attraverso una formula che fa della diversità un marchio distintivo.
Retoriche promozionali
La comunicazione della serie ha insistito sulla sua natura inclusiva e generazionale. Eleonora Andreatta ha parlato di “sfida entusiasmante e rischiosa” che dimostra come la Rai possa unire “quantità e qualità” raccontando la musica classica in prime time. Le retoriche promozionali hanno enfatizzato tre assi: in primis l’inclusione, laddove la fiction viene presentata come modello di convivenza civile, premiata ai Diversity Media Awards come “miglior serie italiana”; l’educazione, poiché la musica è disciplina e veicolo di crescita, capace di parlare a un pubblico giovane e colto; e infine la memoria nazionale, in particolare con il riferimento al terremoto di Amatrice come segno di impegno civile della Rai, “per raccontare il Paese nelle sue ferite”, come spiega Andreatta, che enfatizza anche l’attenzione al realismo, “nell’intenzione di dare ad un racconto immaginario uno spettro autentico del reale, in cui ci si potesse riconoscere e in cui tornare a riflettere”. L’asse della memoria nazionale è stato rafforzato da iniziative simboliche, come la proiezione della quarta puntata della prima stagione direttamente ad Amatrice, alla presenza dei cittadini, del sindaco Filippo Palombini, del regista e dell’attore Leonardo Mazzarotto, che nella serie interpreta Matteo.
Conversazioni
“La Compagnia del Cigno. Passione, musica e sogni: Ivan Cotroneo racconta la serie”. Su Hotcorn, 5 maggio 2020. Damiano Panattoni intervista il regista e sceneggiatore Ivan Cotroneo.
«Trovare i sette componenti della compagnia è stato un processo lungo a appassionante. Sono stati cercati nei conservatori di tutta Italia, e nelle scuole di musica. Credo di avere incontrato oltre 1500 ragazze e ragazzi, e solo dopo mesi di incontri e provini, si è formata la compagnia dei sette. Di loro, solo due oltre a essere musicisti avevano avuto esperienze di recitazione, mentre gli altri erano esordienti assoluti e recitare li spaventava non poco. Ma sono ragazzi abituati allo studio, ed estremamente curiosi, quindi si sono avvicinati a questo nuovo lavoro con passione, fiducia in me, impegno e un po’ di incoscienza. Il massimo che potessi desiderare».
“Ivan Cotroneo – La Compagnia del Cigno 2”, podcast su Radio Fred. The Festival Insider, 12 aprile 2021.
Angelo Acerbi intervista l’autore della serie Ivan Cotroneo che «racconta il percorso creativo e di produzione de La Compagnia Del Cigno 2, dove i ragazzi affrontano l’ultimo anno di conservatorio da maggiorenni, con le storie personali che si intrecciamo e che riflettono il mondo in cui vivono, e una serie di personaggi nuovi creati per sviluppare nuove linee narrative anche tra gli adulti. Una esperienza faticosa (girata in piena pandemia) che ha creato un affiatamento singolare e una atmosfera di sfida e di famiglia, che hanno fatto la differenza»:
Circolazione e ricezione
Circolazione
La distribuzione è stata pensata per massimizzare la visibilità: prime time su Rai1, poi disponibilità su RaiPlay, fino alla distribuzione internazionale affidata a Rai Com. La scelta di un collocamento centrale nella programmazione generalista evidenzia la volontà di fare della diversità un tema “per tutti”, non relegato a spazi marginali.
Le strategie distributive hanno incluso la valorizzazione dei luoghi reali: Milano come capitale culturale contemporanea, Amatrice come luogo di memoria nazionale. L’inserimento di camei musicali ha favorito la circolazione crossmediale, con brani lanciati anche su piattaforme digitali. Eventi speciali, come la proiezione della puntata di Amatrice alla presenza dei cittadini e delle istituzioni locali, hanno rafforzato il legame tra fiction e territorio.
La seconda stagione, prodotta in piena pandemia, ha accentuato la circolazione online e social, con interviste e contenuti diffusi su YouTube, Instagram e RaiPlay, ampliando il target giovanile. Il progetto si configura così come un prodotto “glocale”: radicato in luoghi e temi italiani, ma capace di dialogare con l’immaginario globale delle teen series musicali.
Premi e Festival
La serie ha ottenuto i seguenti riconoscimenti:
Diversity Media Awards 2020: La serie è stata premiata come Miglior Serie TV Italiana, riconoscendo il suo impegno nella rappresentazione della diversità e dell’inclusività.
Giffoni Experience Award 2019: Il cast di La Compagnia del Cigno ha ricevuto il riconoscimento durante il Giffoni Film Festival 2019, celebrando l’impatto della serie sul pubblico giovane e la sua qualità narrativa.
Ricezione
Il pubblico ha accolto la serie con entusiasmo: oltre 5,5 milioni di spettatori medi, share sopra il 23% con picchi del 30%. Particolarmente significativo il successo tra i giovani (8-14 e 15-24 anni), che hanno registrato uno share medio tra il 21,5% e il 24%, e tra i laureati (28%), target che solitamente si mostrano meno attratti dalla fiction Rai. Un dato ribadito da Eleonora Andreatta come motivo di orgoglio per un prodotto capace di coniugare quantità e qualità, raccogliendo inoltre risultati trasversali sull’intero territorio nazionale, con il 22% in Lombardia, regione “non facile”, favorita dall’ambientazione milanese. Anche l’AD Rai Fabrizio Salini ha sottolineato la centralità del tema inclusione, ricordando i quattro Diversity Media Awards ottenuti dall’azienda (Rai Fiction, Rai Ragazzi, Rai Cinema, Tg1) come conferma del ruolo del Servizio Pubblico nel promuovere convivenza civile e pluralità attraverso un’offerta rivolta a tutte le fasce d’età, non relegata a nicchie.
La critica ha sottolineato la novità del racconto: Piera Detassis ha parlato di un viaggio umano e musicale che valorizza Milano come città multiculturale; Aldo Grasso ha segnalato affinità con Glee, pur criticando una certa rigidità recitativa; altri hanno visto nella serie un esperimento di “modernità televisiva” coraggioso. Dall’altro, parte della critica ha sottolineato limiti nella recitazione, nella gestione della musica classica come linguaggio narrativo, e nella tendenza a risolvere conflitti complessi in modo edulcorato. Non sono mancate vere e proprie contestazioni: il Conservatorio di Padova ha accusato la fiction di rappresentare una caricatura della vita reale dei conservatori.
Ciononostante, la ricezione prevalente ha riconosciuto la forza inclusiva della serie: la rappresentazione della disabilità, delle famiglie alternative, del corpo non conforme, delle origini geografiche differenti. I premi ottenuti, in particolare il Diversity Media Award, hanno consolidato questa lettura. In conclusione, la ricezione conferma la natura ibrida della serie: innovativa per la Rai, rassicurante per il pubblico generalista, premiata come inclusiva ma criticata per le semplificazioni. È proprio in questa ambivalenza – fra rischio e prudenza – che si colloca la sua rilevanza come caso di studio.
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Piera Detassis, “La compagnia del cigno, tutta un’altra musica”, Ciak Magazine, 7 gennaio 2019.
«Prima ancora che un film sui sogni dei ragazzi e prima ancora di una storia che vola con la musica, La compagnia del cigno è un viaggio intenso, umano e geografico, attraverso la Milano di oggi con la memoria di ieri, dal Conservatorio Giuseppe Verdi al Bosco Verticale, dalla borghese eleganza meneghina, spesso nascosta, al nuovo skyline di zona Garibaldi fino alla multilculturalità di Via Paolo Sarpi. […]
Quella proposta da Cotroneo è come sempre una sfida che fa la differenza in tv: ci vuole vera modernità per raccontare in prime time la musica classica (con innesti pop e con il brano inedito Sound Of An Orchestra di Mika nella colonna sonora) e un gruppo di ragazzi che a prima vista sarebbero all’antica, niente rap e hip hop, solo accordi di violino, note di oboe e la stanza dell’urlo, insonorizzata, dove si può andare a gridare la propria rabbia di crescere o di non essere ancora cresciuti.
I temi restano quelli cari all’autore, il romanzo di formazione, le identità sessuali complesse, la follia di credere che tutto sia ancora possibile, la fuga in mondi incongrui e fatati che irrompono all’improvviso nella trama lineare, nelle stanze rigide del Conservatorio».
Aldo Grasso, “La compagnia del cigno”: l’adolescenza e le scelte di Cotroneo, Corriere della Sera, 9 gennaio 2019.
«C’è qualcosa che non mi convince nella fiction La compagnia del cigno […]. L’impianto narrativo richiama subito alla mente una serie come Glee che aveva preso un genere, il musical, trasformandolo in una lunga storia, non rinunciando ai ‘problemi’ adolescenziali (la coscienza di sé, la droga l’omosessualità, la disabilità, l’integrazione razziale), ma aggiungendovi un aspetto surreale e magico, lontano dalla quotidianità. […] Cosa non funziona in La compagnia del cigno? La recitazione? In parte, troppo compresi nel ruolo […] agli interpreti manca quel colpo di surrealtà che ha sempre permesso a Cotroneo di scompigliare le carte. Gli adulti, poi, sono sempre sopra le righe. Non funziona la musica classica? Può darsi, la nostra ignoranza ci impedisce di interiorizzare i brani musicali trasformandoli in occasioni narrative. O forse la musica classica non trova qui la capacità di convertirsi in genere per offrire quella giusta mistura fra musical e dramedy. Ovviamente la storia di sette ragazzi che scoprono l’amicizia, la solidarietà e la complicità per superare insieme alcuni problemi generazionali è di per sé coinvolgente. Ma da Cotroneo mi aspettavo qualcosa di più».
Redazione, “La Compagnia del Cigno”, boom di ascolti ma il Conservatorio di Padova stronca la serie, Corriere della Sera, 9 gennaio 2019.
«Ma se il pubblico ha premiato la serie di Ivan Cotroneo, c’è anche chi non ha gradito. In particolare, il Conservatorio di Padova ha commentato sul suo profilo ufficiale di Facebook, attaccando duramente la fiction.
La nota polemica
“Il Conservatorio di Padova prende opportunamente distanza da La Compagnia del Cigno trasmesso dalla Radio Televisione Italiana a partire dal 7 gennaio 2019”, si legge nella nota. E ancora: “Si tratta di una mediocre parodia, di una caricatura di ciò che è la reale vita degli studenti e dei docenti nei Conservatori di Musica. Si ritiene, inoltre, che il Servizio Pubblico non dovrebbe spendere soldi pubblici per diffondere false credenze, autentiche contraffazioni della realtà, stereotipi del tutto irreali riguardanti le figure degli studenti e dei docenti di musica. Il denaro pubblico utilizzato per produrre e trasmettere un telefilm così completamente inadeguato sarebbe stato meglio impiegato per mettere in sicurezza le numerosissime sedi fuori norma, se non pericolanti, dei Conservatori del nostro Paese”».
Adriana Marmiroli, “La compagnia del cigno arriva su Rai Uno”, La Stampa, 17 Dicembre 2018.
Paolo Sarpi impalesata di lucine e lampioni rossi durante il Capodanno Cinese, i tetti del centro vista Duomo, la piazzetta Duse sfondo di un momento di grande romanticismo, il naviglio della Martesana, l’Arco della Pace e il primo tratto di corso Sempione, la guglia avveniristica dell’Unicredit, le nuove palazzine di piazza Giulio Cesare, il Bosco verticale… È la prima volta che Milano appare protagonista e non solo vago sfondo di una fiction Rai. […] Storia di sette ragazzi iscritti al Conservatorio Giuseppe Verdi e lì ambientata, la città la fa davvero da padrona in esterni che la mostrano bella, smagliante, moderna e contemporaneamente antica. Regia e sceneggiatura di Ivan Cotroneo, che milanese non è, ma “ho iniziato a conoscerla quando venivo per lavorare con Mika allo show di Rai 2”. Il resto poi è venuto grazie al direttore della fotografia della serie, il milanesissimo Luca Bigazzi, che (diciamolo) l’ha fotografata con l’amore e l’orgoglio che ne hanno di questi tempi i milanesi».
Silvia Fumarola, “La compagnia del cigno 2 si tinge di giallo. Ivan Cotroneo: Con la musica raccontiamo i giovani e l’Italia che cambia”, La Repubblica, 8 aprile 2021.
«[…] “Ritroviamo i ragazzi due anni dopo” racconta Ivan Cotroneo, regista della serie e autore della sceneggiatura con Monica Rametta. “Tutti si troveranno a affrontare sfide personali molto importanti. Raccontiamo il concetto di famiglia, con le madri Carlotta Natoli e Claudia Potenza, che per motivi diversi affrontano i loro problemi, e con la scelta di Roja. Il suo personaggio ci ha permesso di vincere il Diversity award, cresce Matteo come se fosse suo padre e crea un gruppo familiare. Sono interessanti i ruoli delle madri: Potenza viene lasciata dal marito e Natoli, che conduce una tranquilla vita altoborghese, vedrà la sua esistenza travolta da uno scandalo che porta il marito in carcere”. Novità del secondo capitolo […] è l’inserimento della linea gialla col personaggio di Kayà, che arriva dal passato. “[…] È stata una sfida immettere nella serie una deriva, chiamiamola noir” dice Rametta, “non farla diventare un giallo ma farla entrare in modo morbido, cercando di fonderla con il racconto. Abbiamo lavorato tanto sulla sceneggiatura”. “La nostra idea di giallo” aggiunge Cotroneo “ha a più a che fare con la psicologia dei sentimenti”».
Gianmaria Tammaro, “La compagnia del cigno, la Rai al suo peggio”, Esquire, 10 gennaio 2019.
«[…] Ne “La compagnia del cigno” ritorna il racconto stereotipato e debole della fiction all’italiana, una soluzione vecchia e già vista. Ivan Cotroneo, che l’ha creata, sembra perennemente indeciso su quale strada prendere. Su come caratterizzare i suoi personaggi. Che sono sempre a metà, sempre confusi, sempre prevedibili. […] Cotroneo ha attinto abbastanza evidentemente a tante, forse anche a troppe fonti. Non sapendo mai, però, su quale puntare fino in fondo. Come indirizzare la sua fiction (perché no, non è una serie). Mancano tutti gli elementi che in questi anni, qui e all’estero, hanno fatto la fortuna delle serie per ragazzi. Manca l’idea fondamentale di un racconto realistico, sincero, che non mortifichi i protagonisti (come succede, per esempio, in Skam Italia) e che non si abbandoni a stereotipi e luoghi comuni (quelli veramente buoni, e quelli profondamente cattivi). Manca una scrittura convincente e credibile, non distorta, non ossessionata dal qualunquismo e dalla prevedibilità drammaturgica.
[…] Il personaggio più debole resta quello interpretato da Alessio Boni. Un insieme di luoghi comuni, di finto carisma e di cattiveria insensata (ma no, quelli sono solo gli effetti del genio)».