Un ritratto ironico della multiculturalità italiana
a cura di Greta Delpanno
Introduzione
2022
1 stagione; 8 episodi
Originale, sequel del film Bangla (Phaim Bhuiyan, 2019)
Phaim Bhuiyan, Emanuele Scaringi
Phaim Bhuiyan, Emanuele Scaringi, Vanessa Picciarelli
Phaim Bhuiyan, Emanuele Scaringi, Vanessa Picciarelli
Fondango, Rai Fiction in collaborazione con Netflix
Simone D’Onofrio
Micaela Natascia Di Vito, Steve Flamini, Gianluca Scarpa
Dario Lanzellotti, Pino Pecorelli
Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli, Pietro Sermonti, Carolina de Nicolò, Rishad Noorani, Nasima Akhter, Sahila Maiuhddin, Nilima Mittal, Simone Liberati, Raja Sethi, Martina Gatti, Tiziano Sgarbi, Sanjia Haque, Afroza Begum, Fabian Durrani, Tangir Ahammed Miah, Alessia Giuliani, Eva Grieco
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Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
Bangla – La serie si configura come una narrazione ibrida che intreccia la commedia romantica, il racconto generazionale e il discorso sull’identità diasporica. Il protagonista, Phaim Bhuiyan (che firma anche soggetto e regia), è un giovane italiano di origini bengalesi che vive a Torpignattara, quartiere romano multiculturale spesso rappresentato nei media come periferia etnica. La serie si apre su un equilibrio instabile: da un lato, i vincoli religiosi e familiari che definiscono il suo universo culturale; dall’altro, le aspirazioni personali e relazionali, a partire dall’incontro con Asia, ragazza italiana con cui intraprende una relazione amorosa.
La narrazione si sviluppa in chiave autoriflessiva e metacinematografica, ricalcando lo stile del film omonimo del 2019, ma adattandolo alle logiche della serialità televisiva. La voce narrante in prima persona e i frequenti indirizzamenti in camera producono un effetto di intimità e ironia, che avvicina lo spettatore al punto di vista del protagonista. Questo dispositivo consente di mantenere una leggerezza espressiva che non elude, ma rende accessibili, questioni complesse come l’appartenenza, il desiderio, l’educazione religiosa e il razzismo strutturale.
Tra i temi centrali emerge quello della sessualità, non come semplice motore narrativo ma come nodo culturale, psicologico e relazionale. Per Phaim, musulmano praticante, il sesso prima del matrimonio è vietato; per Asia, è un’espressione naturale dell’intimità e della fiducia reciproca. Questo scarto genera una tensione continua che attraversa l’intera serie, affrontata attraverso il registro della negoziazione e del compromesso. Asia cerca di mediare, di adattarsi, di inventare forme di intimità alternative, dimostrandosi comprensiva ma anche disposta a mettersi in discussione. La relazione diventa così il luogo in cui si giocano — e si complicano — le dinamiche tra autodeterminazione e legame, fede e desiderio, interiorizzazione delle norme e apertura all’altro.
L’arco narrativo di Asia è particolarmente significativo: si avvicina progressivamente al contesto religioso e culturale di Phaim, partecipando a rituali musulmani (come la visita in moschea) e mostrandosi disposta a rinunciare perfino a partire per l’Erasmus, pur di mantenere viva la relazione. Il suo personaggio non è rappresentato come “sacrificato”, ma piuttosto come consapevole della complessità affettiva e culturale che il legame comporta. Si evidenzia così un rapporto asimmetrico, in cui è Asia a compiere la maggior parte dei passi verso l’altro, spesso mettendo in secondo piano i propri obiettivi.
Attorno ai due protagonisti ruotano figure che contribuiscono a sfumare e articolare ulteriormente i temi identitari e sociali. La famiglia bengalese è ritratta come radicata nella propria cultura, ma anche con una certa apertura verso l’accettazione della relazione del figlio con un’italiana, e in una condizione di precarietà economica. Il padre di Phaim, ad esempio, lavora come rider e subisce un’aggressione che gli causa la frattura di un braccio: un episodio che introduce nella narrazione la questione delle micro-violenze e della vulnerabilità sistemica, senza tuttavia indulgere in toni drammatici. La madre, la sorella, gli amici del quartiere compongono un mosaico di voci e posizioni che rifiuta una rappresentazione monolitica della comunità bengalese.
Anche la famiglia di Asia costituisce un contrappunto interessante, discostandosi dai modelli familiari tradizionali. Asia vive con il padre, mentre la madre, separata, ha costruito una nuova famiglia con una donna, con cui ha avuto un altro figlio. Questo quadro familiare non è tematizzato in modo centrale, ma emerge nella narrazione con naturalezza, suggerendo una rappresentazione sfumata della pluralità dei modelli familiari contemporanei. Il padre di Asia assume un ruolo più visibile: il suo desiderio di apparire accogliente e moderno nei confronti della cultura di Phaim si traduce in una partecipazione quasi caricaturale, animata da buone intenzioni ma spesso esibita in modo goffo o performativo. Questo tratto diventa materia comica, ma apre anche uno spazio critico su una certa retorica dell’inclusività, che può celare inconsapevoli forme di esotizzazione.Pur scegliendo un tono leggero e narrativamente accessibile, Bangla – La serie affronta con consapevolezza temi legati alla rappresentazione delle seconde generazioni, alla negoziazione culturale nelle relazioni intime e alle forme invisibili di esclusione sociale, portando al centro della scena un giovane musulmano italiano, ironico e autodiretto, che sceglie di raccontarsi “da dentro”, con i propri strumenti.
Stereotipi & strategie di inclusione
Le dinamiche di Bangla – La serie si giocano spesso su un equilibrio delicato tra rottura degli stereotipi e loro rielaborazione ironica. Le sequenze analizzate qui — tratte dagli episodi 2 e 7 — mettono in luce strategie diverse di inclusione: dal registro comico del pranzo familiare, alla fragilità del compromesso amoroso, fino alla dimensione più drammatica della violenza subita dal padre di Phaim. Insieme, queste scene mostrano come la serie alterni leggerezza e momenti di riflessione per restituire la complessità dell’esperienza diasporica e dei rapporti interculturali.
“Una boccia di vino e una chitarra” – il pranzo tra le famiglie (episodio 2)

Il primo incontro tra le famiglie di Asia e Phaim avviene a casa dei genitori di lei, che preparano un pranzo bengalese per accogliere gli ospiti. La situazione mette subito in agitazione la coppia: quando gli viene proposto l’invito, Phaim si ritrova a dover confessare la relazione, ma la famiglia dichiara di averlo sempre saputo e di desiderare la sua felicità, anche con una ragazza italiana. Il pranzo è costellato di momenti di imbarazzo — i racconti giovanili dei genitori di Asia, il bacio tra la madre e la nuova compagna che lascia senza parole la madre di Phaim — ma si conclude con una scena di forte valore simbolico: il padre di Phaim prende la chitarra e intona una canzone italiana, a cui tutti si uniscono. La voice-over di Phaim commenta: “Migliaia e migliaia di anni di differenze culturali cancellati da una boccia di vino e una chitarra.”
La scena, con il suo tono comico e disincantato, ribalta lo stereotipo dell’incontro interculturale come inevitabile conflitto. Al contrario, suggerisce che la condivisione di rituali quotidiani — il cibo, la musica — può diventare terreno di mediazione. Allo stesso tempo, l’ironia della battuta finale invita a non leggere l’armonia come definitiva, ma come un momento fragile e forse provvisorio di inclusione.
“Mezzo Bangla e mezzo italiano” – il litigio con Asia (episodio 7).

Nel settimo episodio, la relazione tra i protagonisti esplode in un conflitto aperto. Phaim confessa ad Asia di credere di averla tradita, scatenando la reazione della ragazza, che lo ha atteso a lungo e si è adattata in molte occasioni. Durante la discussione, Phaim rivela la sua voce interiore: “Te dai per scontato che io sto a mio agio con tutti perché mi vesto così e parlo romano, ma non sai che c’è una voce nella mia testa che mi dice: sarai sempre mezzo Bangla e mezzo italiano. Io volevo essere come tutti.” Le parole mostrano il peso degli stereotipi interiorizzati, la sensazione di non poter mai appartenere pienamente né a un mondo né all’altro. Asia ribatte sottolineando i sacrifici compiuti per la relazione, incluso il rinunciare all’Erasmus e il cercare di integrarsi in un contesto religioso che non le appartiene.
Il confronto avviene durante lo Eid, quando le famiglie sono riunite: la tensione privata si riversa nello spazio pubblico, coinvolgendo i genitori in un litigio che fa emergere le differenze culturali. La scena mette in luce come l’inclusione non sia mai data una volta per tutte: i compromessi costruiti con fatica possono incrinarsi davanti a conflitti di fiducia o aspettative divergenti. La voce interiore di Phaim sottolinea inoltre che gli stereotipi non sono solo esterni, ma operano anche dall’interno, scavando un senso di inadeguatezza che mina la stabilità del rapporto.
“Non sono sicuro a casa mia” – il padre rider (episodio 7)

Sempre nell’episodio 7, un’altra rivelazione segna un punto di svolta. Phaim scopre che il padre, che aveva raccontato di essersi rotto il braccio cadendo dalla bicicletta, era in realtà stato aggredito mentre lavorava come rider. La confessione è amara: “Ho girato il mondo ma non sono sicuro a casa mia.” Questo momento rompe con i toni leggeri della serie e introduce in maniera diretta la questione del razzismo sistemico e della violenza quotidiana che colpisce i lavoratori migranti.
La figura del padre, lontana dallo stereotipo del capofamiglia autoritario, viene rappresentata nella sua vulnerabilità: uomo dignitoso ma segnato dalla precarietà, costretto a subire soprusi che restano spesso invisibili. La scelta narrativa di svelare la verità solo dopo che anche Phaim sperimenta situazioni di discriminazione (fumogeni nel negozio di fiori, un altro rider picchiato) lega l’esperienza individuale a un discorso collettivo. In questo modo, la serie non si limita a denunciare la violenza, ma la colloca dentro una riflessione più ampia sulla condizione migrante, restituendo al personaggio del padre una voce autonoma e non ridotta a stereotipo.Le tre sequenze analizzate mostrano come Bangla – La serie alterni comicità e dramma per smontare e rielaborare stereotipi legati all’identità etnica, religiosa e sociale. L’inclusione non è mai presentata come conquista lineare, ma come processo fragile e contraddittorio, fatto di momenti di armonia e di rottura, di micro-violenza e di negoziazione quotidiana. È in questa oscillazione che la serie trova la sua forza rappresentativa, inscrivendo l’esperienza delle seconde generazioni nel panorama della serialità italiana contemporanea.
Conversazioni
Il regista Phaim Bhuiyan racconta il quartiere in cui è ambientata la serie (RaiNews, 12 aprile 2022).
Il regista Phaim Bhuiyan commenta la rilevanza dell’integrazione culturale, tematica centrale nella serie (RaiNews, 12 aprile 2022).
Lucrezia Leombruni intervista Phaim Bhuiyan, ripercorrendo le scelte stilistiche, narrative e tematiche della serie Bangla (Diregiovani, 12 aprile 2022).
“Bangla – La serie’, ritorno a Torpignattara”. Su Rolling Stone, 14 aprile 2022. Francesca D’Angelo intervista Phaim Bhuiyan.
«Al centro della serie però ci sono anche, o soprattutto, le seconde generazioni di immigrati. Possiamo aggiungere: “questi sconosciuti”, almeno in Italia?
Effettivamente, rispetto ad altri Paesi come la Francia, l’Italia è un po’ indietro in materia d’integrazione. La gente ti giudica dal colore della pelle, dall’aspetto… finché non parli, non capisce che sei italiano pure tu.
La cosa più difficile da farsi riconoscere?
Poter avere voce in capitolo, ossia essere riconosciuti come cittadini attivi: tipo andare a votare, partecipare a dibattiti e conferenze. Però sono convinto che la mia generazione stia facendo da apripista a quelle più giovani, che, sicuramente, saranno più integrate. Tra l’altro sta nascendo tutta una narrazione sulle seconde generazioni: penso a titoli come SKAM Italia o ZERO, ma anche alla musica, come quella di Ghali. Questo movimento è fondamentale, anche perché alcuni ragazzi soffrono una sorta di crisi di identità: non sanno in quale cultura riconoscersi, si sentono dei pesci fuor d’acqua, e poter avere dei modelli come noi a cui guardare credo che potrebbe aiutarli. È una spinta ad avere coraggio».
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
La produzione di Bangla – La serie si colloca in un contesto particolare delle politiche di Rai Fiction: quello della sperimentazione di nuovi linguaggi e nuove voci autoriali in collaborazione con Rai Cinema, con l’obiettivo di intercettare segmenti di pubblico giovani. La scelta di affidare la regia e la scrittura a Phaim Bhuiyan, già autore e protagonista del film omonimo del 2019, riflette una strategia di investimento sulla continuità autoriale e sulla valorizzazione di un punto di vista interno rispetto alle seconde generazioni. Questa opzione produttiva risponde all’esigenza di legittimare forme di rappresentazione autoriali e interne, ovvero raccontate dal punto di vista di chi ha vissuto quelle storie, rafforzando l’immagine della Rai come servizio pubblico attento alla diversità.
Dal punto di vista distributivo, la collocazione iniziale su RaiPlay, il 13 aprile 2022, segnala una chiara volontà di rivolgersi innanzitutto al pubblico delle piattaforme digitali, più giovane e abituato a modalità di fruizione on demand. Solo in seguito la serie è approdata su Rai3 (27 aprile), consolidando la doppia identità della produzione: da un lato laboratorio sperimentale per lo streaming del servizio pubblico, dall’altro proposta compatibile con la logica del palinsesto televisivo generalista. Il successivo approdo su Netflix, nel luglio 2022, conferma inoltre la strategia di circolazione multipiattaforma e internazionale, mirata ad ampliare l’audience e a inscrivere la serie in un contesto competitivo transnazionale.
Le scelte produttive riflettono così un equilibrio tra missione culturale e posizionamento industriale. Ambientare le riprese a Tor Pignattara, quartiere già protagonista del film, risponde alla volontà di rappresentare in maniera autentica un territorio simbolico della Roma multiculturale, trasformandolo in spazio narrativo riconoscibile. Al tempo stesso, la scelta contribuisce a delineare un modello di inclusione che si fonda sul radicamento urbano: la diversità non viene astratta o spettacolarizzata, ma inscritta nella quotidianità di un quartiere popolare.
In termini di retoriche promozionali, Bangla – La serie è stata presentata come un “ritratto ironico e multietnico dell’Italia vista attraverso gli occhi della nuova generazione di immigrati nati e cresciuti nel Paese”, come riportato nella scheda di presentazione della serie su RaiPlay. La comunicazione punta quindi su due elementi: da un lato la leggerezza della commedia, che garantisce accessibilità e appeal generalista; dall’altro la dimensione generazionale, che consente alla Rai di inscrivere la propria produzione dentro un discorso di innovazione e inclusione, rafforzando la sua funzione di servizio pubblico. Tuttavia, questa stessa retorica rischia di collocare la rappresentazione della diversità all’interno di una cornice rassicurante, dove i conflitti identitari e sociali vengono alleggeriti dal tono comico.La strategia industriale adottata con Bangla mostra quindi un doppio registro: valorizzare un autore di seconda generazione e un immaginario urbano multiculturale, inscrivendo la serie nel discorso dell’inclusione, ma al tempo stesso mantenerla compatibile con le logiche di intrattenimento popolare e con la circolazione multipiattaforma. In questo equilibrio tra autenticità autoriale e mediazione istituzionale si definisce la posizione della serie all’interno del catalogo Rai Fiction: un tentativo di aprire spazi di rappresentazione innovativi senza allontanarsi eccessivamente dai codici rassicuranti della serialità mainstream.
Retoriche promozionali
La comunicazione intorno a Bangla – La serie si è costruita su alcune parole chiave ricorrenti: ironia, multiculturalità e leggerezza. Nei materiali promozionali, la produzione viene presentata come una commedia sentimentale capace di affrontare il tema dell’integrazione in maniera accessibile, evitando toni drammatici e puntando invece su registri quotidiani e riconoscibili.
Un elemento centrale è la sottolineatura della prospettiva generazionale: la serie viene descritta come lo sguardo delle nuove generazioni di immigrati cresciuti in Italia, in grado di raccontare l’esperienza multiculturale dall’interno e non come semplice oggetto di osservazione esterna. In questo senso, la comunicazione ha insistito molto sulla continuità autoriale con il film e sul fatto che sia lo stesso Phaim Bhuiyan a firmare scrittura, regia e interpretazione.Questa retorica promozionale contribuisce a presentare Bangla come una produzione “diversa” rispetto alla tradizione della serialità Rai, simbolo di un servizio pubblico che vuole rinnovarsi e intercettare pubblici giovani e metropolitani. Allo stesso tempo, l’enfasi posta sull’ironia e sulla commedia rischia di alleggerire i conflitti più problematici che emergono nella serie — dal razzismo strutturale alle tensioni religiose — riposizionandoli in una cornice rassicurante e popolare. L’inclusione viene così raccontata come un processo possibile e desiderabile, ma reso appetibile attraverso una comunicazione che privilegia la normalizzazione e la leggerezza rispetto alla conflittualità.
Conversazioni
“Bangla – La serie’, ritorno a Torpignattara”. Su Rolling Stone, 14 aprile 2022, Francesca D’Angelo intervista a Phaim Bhuiyan.
«Bangla in realtà nasceva come serie: come mai allora va in onda solo adesso?
Ci sono stati un po’ di impicci produttivi. All’inizio doveva essere realizzata da un’altra società, poi è subentrata la Rai, nonché la pandemia… e c’era pure da sciogliere un nodo sui diritti. Ecco perché siamo arrivati un po’ in ritardo».
Circolazione e ricezione
Circolazione
Bangla – La serie è stata lanciata il 13 aprile 2022 come produzione digital-first di Rai Fiction, disponibile in anteprima su RaiPlay. Questa scelta conferma la funzione sperimentale che la piattaforma ha assunto all’interno della strategia Rai: uno spazio privilegiato per prodotti mirati a un pubblico giovane e abituato al consumo on demand, meno vincolato dalle logiche del prime time televisivo.
Pochi giorni dopo, il 27 aprile 2022, la serie è stata trasmessa anche su Rai3. Questo mostra la volontà di intercettare un pubblico generalista sensibile alle tematiche dell’inclusione, sperimentando un posizionamento diverso rispetto ai grandi successi mainstream del servizio pubblico.
Un passaggio significativo è avvenuto nel luglio 2022, quando la serie è approdata anche su Netflix, segnando un raro caso di produzione Rai resa disponibile su una piattaforma globale OTT. Questo passaggio ha avuto un duplice effetto: da un lato ha ampliato la visibilità internazionale della serie, collocandola in un catalogo competitivo e globale; dall’altro ha rafforzato l’immagine di Rai come player capace di dialogare con le logiche della distribuzione multipiattaforma.La traiettoria distributiva di Bangla – La serie — da RaiPlay a Rai3 fino a Netflix — riflette quindi la tensione tra missione di servizio pubblico e strategie industriali orientate alla circolazione transnazionale. La serialità legata alle seconde generazioni diventa così occasione non solo di rappresentazione inclusiva, ma anche di posizionamento competitivo: un prodotto che nasce come racconto intimo e locale (Tor Pignattara), ma che trova legittimazione proprio attraverso la sua capacità di circolare su più piattaforme e raggiungere pubblici differenti.
Ricezione
Bangla – La serie ha ricevuto un’accoglienza positiva sia dalla critica sia da parte del pubblico, anche se con un impatto mediatico moderato. Distribuita inizialmente su RaiPlay (13 aprile 2022), è stata programmata su Rai3 (27 aprile 2022) e ha fatto il suo ingresso su Netflix il 20 luglio 2022.
Critica e pubblico hanno apprezzato la freschezza e l’originalità del ritratto della seconda generazione in Italia, sottolineando il valore dell’autenticità messa in campo da Phaim Bhuiyan come autore, regista e interprete. La commedia romantica ha colpito per il suo tono ironico che non rinuncia alla profondità nelle questioni culturali e identitarie.
Sul fronte dei riconoscimenti, la serie ha vinto il Nastro d’Argento come migliore serie TV (commedia), il Premio Flaiano per la miglior performance maschile nella Sezione Giovani (Phaim Bhuiyan), e il Premio Terni Film Festival per la miglior serie televisiva. Inoltre, è stata candidata ai Diversify TV Awards nella categoria “Rappresentazione di razza ed etnia – Sceneggiatura”.
Mentre la critica ha lodato il registro narrativo e l’ambientazione autentica, raramente ha sviluppato riflessioni esplicite su inclusione e diversità. Tuttavia, il dibattito critico non ha sempre tematizzato in modo esplicito le questioni di inclusione e diversità. Mentre la comunicazione ufficiale ha insistito sulla dimensione “ironica e multietnica” della serie, la maggior parte delle recensioni ha privilegiato la leggerezza della commedia e il ritratto del quartiere romano come contesto narrativo vivace, più che la riflessione sui conflitti identitari o sulle forme di discriminazione rappresentate.
Conversazioni
Manuela Santacatterina intervista i due registi della serie, Phaim Bhuiyan ed Emanuele Scaringi, in occasione della presentazione Fuori Concorso al Torino Film Festival 39 (HotCorn, 27 novembre 2021).
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Lorenzo Ciofani, “Le avventure sentimentali di un romano di seconda generazione: Phaim Bhuiyan torna con una serie in otto episodi su RaiPlay”, Cinematografo, 13 aprile 2022.
«L’ambizione di fare qualcosa di diverso si incanala nei fatti soprattutto nella scelta di un formato internazionale, agile, che segue le tappe del dramma umano con voltaggio umoristico, con uno spirito profondamente romano per fatalismo e reso buffo dall’incrocio con i riti e i costumi della cultura d’origine.
Bangla – La serie è anche il modo con cui la Rai racconta una generazione aperta e liquida, offrendo una chiave di lettura della realtà sintonizzata sul contemporaneo e non sulla sua copia conforme nonché uno specchio nel quale far riconoscere giovani in cerca d’identità e bisognosi di narrazione alternative».
Giovanni Vitale, “Bangla – La serie”: ceci n’est pas un bangladino!”, Cinemonitor, 17 maggio 2022.
«L’opera è probabilmente la prima in Italia scritta, diretta ed interpretata da un italiano di seconda generazione. Una delle prime autorappresentazioni di quei soggetti che nel nostro paese sono emarginati perché non coinvolti direttamente nel dibattito pubblico; essendo sempre descritti da un punto di vista esterno, infatti, la loro stessa identità è spesso etero-definita.
Ben vengano, invece, per la salute della nostra democrazia, storie in cui i cosiddetti “nuovi italiani” raccontano le loro vite, vissute nell’intersezione tra due culture solo apparentemente molto lontane tra loro, ironizzando su differenze e similitudini».
Aldo Grasso, “Bangla – La serie” è su RaiPlay: la recensione di Aldo Grasso”, IoDonna, 29 giugno 2022.
«Negli ultimi anni, la Rai ha sperimentato alcune serie tv dal formato breve per un pubblico tutto da catturare, spesso utilizzando la chiave dell’adattamento di successi di altri Paesi.
Con Bangla siamo di fronte a un avanzamento di questa strategia: si tratta, infatti, del sequel di un film uscito nel 2019, con l’idea quindi di aggiornare e allargare un universo narrativo in parte già noto».