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Frammenti di vita

a cura di Massimiliano Coviello

Introduzione

Data di uscita

21 aprile 2022

Disponibile per lo streaming
Durata

77′

Regia

Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman

Sceneggiatura

Alessandro Cassigoli, Casey Kauffman, Vanessa Picciarelli

Produzione

Ang Film, La Mansarde Cinéma, Rai Cinema

Fotografia

Emanuele Pasquet

Montaggio

Alessandro Cassigoli

Musica

Giorgio Giampà

Cast

Ikram Jaafari; Khadija Jaafari; Emanuele Palumbo

Distribuzione

Fandango

Galleria immagini

Locandina


Trailer

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi

Narrazione & personaggi

Similmente a Jonas Carpignano che nei suoi film ambientati in Calabria ha raccontato il territorio attraverso storie di marginalità, migrazione e appartenenza, Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman hanno realizzato una trilogia ambientata in Campania, dedicata alle biografie di tre donne. Anche in questo caso, lo sguardo autoriale si intreccia con un’attenzione documentaria verso il contesto sociale e culturale, costruendo ritratti intimi e realistici capaci di restituire la complessità dei percorsi individuali all’interno di un territorio segnato da contraddizioni e resilienza.

Butterfly (2019) segue Irma Testa, prima pugile italiana alle Olimpiadi del 2016, nel suo percorso di crisi e rinascita dopo la sconfitta a Rio de Janeiro. Californie (2022) si concentra sui riti di passaggio di Jamila, ragazza di origine marocchina. Vittoria (2024) è dedicato al desiderio di maternità da parte di Jasmine e ricostruisce il suo percorso di adozione internazionale. Gli ultimi tre i film realizzati da Cassigoli e Kauffman sono ambientati a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, e condividono alcuni luoghi e figure chiave legati alla crescita personale della protagonista di Californie: la palestra “Boxe Vesuviana”, dove Jamila incontra il suo idolo, la campionessa Irma Testa, e il salone di parrucchieria gestito da Jasmine, dove inizia a lavorare. 

Californie segue la crescita di Jamila (interpretata da Khadija Jaafari) dai 9 ai 14 anni, delineando un percorso doloroso e realistico, articolato in alcuni frammenti che mettono in luce le tensioni tra infanzia e maturazione precoce, identità e marginalità, sfruttamento e desiderio di autodeterminazione. Cassigoli e Kauffman seguono Jamila per un arco di cinque anni, adottando un approccio che fonde osservazione documentaria e costruzione narrativa. I registi hanno realizzato una struttura drammaturgica flessibile, adattandola progressivamente agli interpreti non professionisti e lasciando spazio all’improvvisazione e alle contingenze.

La palestra di boxe diventa il suo primo rifugio: la guida dell’allenatore Lucio Zurlo e la presenza di Irma costituiscono l’alternativa all’isolamento scolastico, al bullissimo delle sue compagne e alle difficoltà di una famiglia immigrata e con risorse economiche limitate. Ma la scuola resta un ambiente ostile: a 12 anni si isola, diserta le lezioni e inizia a mettere da parte soldi attraverso lavoretti e astuzie. 

Quando la madre perde il lavoro da colf a causa sua, Jamila è travolta dal senso di colpa. Il desiderio di tornare in Marocco, che inizialmente dà senso ai suoi risparmi, si rivela ben presto un’illusione romantica: è il riflesso di un’integrazione negata, di un’identità sospesa tra due mondi che sembrano entrambi respingerla. 

A 13 anni abbandona la scuola per lavorare come apprendista nel salone di parrucchiera. Jasmine, la proprietaria del salone, le dimostra attenzioni materne, ma allo stesso tempo le impone ritmi e aspettative che finiscono per limitare la sua libertà. Nel frattempo, i legami familiari si incrinano: il padre trova lavoro in Marocco, ma Jamila e la sorella non vogliono partire con lui. Il rifiuto segna la rottura definitiva con radici che non sente più proprie e i sogni dell’infanzia. 

Nel finale, raggiunti i 14 anni, Jamila accetta un lavoro come badante a Cosenza. Non si tratta più di un ritorno idealizzato alle origini, ma di una scelta consapevole, un passo maturo verso un futuro che prova a costruire da sola, con la prospettiva, ancora fragile, di aprire un suo salone.

Stereotipi & strategie di inclusione

Californie è costruito in cinque capitoli che segnano le fasi della crescita di Jamila, dai 9 ai 14 anni. Ogni segmento è autonomo ma legato da un filo narrativo coerente. Questo ritmo frammentato ma progressivo restituisce l’irregolarità della crescita e l’instabilità emotiva della protagonista, evitando le strutture classiche del racconto lineare, basato su un arco narrativo chiuso e su una netta evoluzione causa-effetto. 

Come afferma lei stessa all’inizio di Californie, Jamila è arrivata in Italia dal Marocco insieme alla famiglia. Parla poco la sua lingua d’origine, che però comprende perfettamente, e preferisce esprimersi in italiano e in napoletano. È una ragazza curiosa, che vive ai margini di un contesto già periferico, ma non si accontenta della condizione in cui si trova. L’intero film segue il suo movimento continuo, la sua corsa disordinata ma ostinata nel trovare una collocazione, anche provvisoria, nel mondo che la circonda.


Lo sguardo di Jamila

Pur seguendo un percorso di crescita ben delineato, Californie si apre e si chiude con una serie di inquadrature speculari: Jamila, ormai quattordicenne, osserva il mare da lontano, mentre la macchina da presa si avvicina con discrezione alla protagonista, mantenendo una vicinanza silenziosa che le lascia spazio per esplorare il paesaggio e la sua interiorità. È uno sguardo sospeso, che restituisce tutta la complessità di un’identità in trasformazione.

All’inizio del film, un raccordo visivo ci riporta indietro nel tempo: al volto della Jamila bambina nella palestra di boxe mentre si allena e dialoga con Irma Testa. Queste immagini sono un prelievo da Butterfly e segnano il primo incontro tra Jamila e la macchina da presa. Come raccontano i registi: «Un giorno, durante le riprese di Butterfly, una ragazzina di nove anni aveva “incrociato” le nostre videocamere, poi era sparita. Ci aveva donato degli sguardi intensi e una scena nella quale esprimeva, con forza e determinazione, il suo desiderio di diventare una campionessa di pugilato. […] Dentro a quello sguardo c’era un mondo, una tensione, un mistero e, ne eravamo già convinti, una storia da raccontare»

Questo  sguardo fugace è dunque diventato il punto di partenza di Californie: una storia nata dall’incontro sul campo, e dalla scelta di seguirla nel tempo, con discrezione e continuità.


Una parola storta

Il titolo del film, Californie, nasce da un errore: è il nome scritto male sull’insegna del salone di parrucchieria dove Jamila inizia a lavorare. Jasmine, la proprietaria, vorrebbe sostituire l’insegna, infastidita dall’imprecisione. Jamila, invece, si affeziona a quella scritta sbagliata e la apprezza proprio per la sua imperfezione. In essa vede una possibilità: “Dove c’è la crepa c’è anche la luce”, dice, citando un detto napoletano.

 Questa frase riassume bene il rapporto tra le due: Jasmine rappresenta per Jamila una figura adulta ambivalente, a metà tra sostegno e controllo. Le dà fiducia, le affida compiti e responsabilità, ma allo stesso tempo la trattiene in una realtà che la spinge a crescere troppo in fretta. Jamila trova nel salone un rifugio, un senso di inclusione e un riscatto dall’emarginazione subita, soprattutto dopo l’abbandono scolastico. Quando interviene un’assistente sociale per obbligarla a tornare in classe nelle ore mattutine, il fragile equilibrio si incrina: Jamila si sente costretta a lasciare un contesto in cui si sentiva finalmente utile e valorizzata. 

Quel “Californie” sbagliato è allora più di un nome: è il simbolo di una bellezza imperfetta, di un mondo fragile ma a suo modo ospitale. Una parola storta che racconta una relazione complessa, e la possibilità di costruirsi un luogo di appartenenza anche dove le cose sembrano sbagliate.  

Conversazioni

Intervistati da Vittoria Scarpa e Emanuele Basso durante le Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia 2021, i registi Cassigoli e Kauffman parlano della continuità tra Californie e il precedente Butterfly, del rapporto tra scrittura drammaturgica e approccio documentaristico, delle differenze tra la vita di Khadija e il personaggio da lei interpretato, del lavoro svolto con attori non professionisti nel contesto di Torre Annunziata (Cineuropa, 2021)

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Nella vita, Khadija Jaafari è innanzitutto una pugile. Nell’intervista rilasciata nel 2022 a Il Riformista, racconta con amarezza la sua esclusione dai Campionati europei di pugilato. Khadija, infatti, è nata in Marocco e, pur essendo arrivata in Italia all’età di otto anni, non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana.

La boxe – come il cinema – l’ha scoperta a Torre Annunziata, dove si è trasferita da bambina. È nella palestra “Boxe Vesuviana” che nasce la sua passione per il pugilato e l’ammirazione per un’altra campionessa, Irma Testa. Ed è proprio nella palestra gestita dal “maestro” Lucio Zurlo che i registi Cassigoli e Kauffman la incontrano per la prima volta.

Nell’intervista, Khadija riflette anche sul suo rapporto con il personaggio interpretato in Californie, mettendo in luce somiglianze e differenze con la propria biografia. Racconta inoltre il percorso condiviso con i registi e il metodo di lavoro adottato.

Processi produttivi e retoriche promozionali

Strategie produttive

Finanziamenti pubblici

Californie è stato prodotto da Ang Film, La Mansarde Cinéma e Rai Cinema. Il costo complessivo del film è stato di 272.945 euro. Il contributo della Direzione generale Cinema e audiovisivo è stato di 95.907,24 euro, a cui si è aggiunto un contributo per la distribuzione di 26.510,63 euro.

Storia produttiva

Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman collaborano dal 2015. Il loro primo lavoro insieme è The Things We Keep (Le cose che restano, 2018), a cui è seguito Butterfly (2018), film che ha segnato l’inizio del loro legame con il territorio di Torre Annunziata. Prima della loro collaborazione, Cassigoli ha diretto documentari per la rete ARTE, mentre Kauffman ha lavorato come reporter in Medio Oriente per Al Jazeera.

Californie è il secondo film di una trilogia ambientata a Torre Annunziata, incentrata su tre storie femminili. Fin dalle prime inquadrature – girate nella palestra “Boxe Vesuviana” – è evidente come il film abbia beneficiato dell’esperienza maturata durante la realizzazione di Butterfly. È proprio in questa palestra che i due registi incontrano Khadija Jaafari: il suo sguardo, colto casualmente durante le riprese, ispira la nascita del film.

Il personaggio di Jamila, protagonista di Californie, prende spunto dalla biografia di Khadija, ma se ne discosta sul piano narrativo: mentre nella realtà Khadija riesce prosegue gli studi e a tornare alla boxe dopo la delusione per la mancata cittadinanza e l’esclusione dai Campionati europei di pugilato, Jamila segue un percorso più complesso e doloroso, segnato dall’abbandono scolastico, dalla fatica del lavoro minorile e dalla ricerca di autonomia.

Californie è stato realizzato nell’arco di cinque anni, attraverso sessioni di ripresa brevi e mirate. Il processo produttivo ha seguito una struttura modulare e ciclica, articolata in più fasi: inizialmente ricerche sul campo, interviste e prove nei luoghi reali; a seguire le riprese con la troupe, quindi il montaggio; infine, dopo alcuni mesi, una nuova sessione. Gli stessi registi definiscono il film come un “patchwork”, cucito nel tempo.

Fondamentali sono stati la pazienza e la disponibilità del produttore Damiano Ticconi, così come il contributo di Alessia Foraggio, assistente alla regia e responsabile del casting, che ha facilitato il rapporto con gli attori non professionisti e con il territorio. La presenza continuativa e rispettosa della troupe è stata percepita postivamente dalla comunità locale, a partire dalla stessa Khadija, che ha riconosciuto al progetto un valore non solo artistico, ma anche umano e sociale.

Retoriche promozionali

L’iter promozionale di Californie ha preso avvio con l’anteprima alle Giornate degli Autori della 78ª Mostra del Cinema di Venezia (2021). Nel 2022 il film è stato distribuito da Fandango in un circuito di sale d’essai e all’interno di contesti festivalieri, senza il supporto di una campagna mainstream.

Diverse riviste di critica cinematografica hanno pubblicato recensioni elogiative e interviste ai due registi. Questi ultimi hanno inoltre partecipato a diversi incontri pubblici e dialoghi con il pubblico, in particolare nelle sale che hanno sostenuto attivamente il film, come il Cinema Beltrade di Milano. Questi momenti di confronto hanno rafforzato il legame tra l’opera e il suo pubblico di riferimento.

Conversazioni

Al Cinema Beltrade di Milano (29 aprile 2022), Cassigoli e Kauffman dialogano con il pubblico dopo la proiezione di Californie. I due registi raccontano nel dettaglio il loro approccio cinematografico, soffermandosi sia sulle scelte artistiche sia sugli aspetti produttivi del film.

Carlo Cerofolini conversa con i registi Cassigoli e Kauffman. Su Taxidrivers, 17 aprile 2022.

«Tendevamo sempre nei dialoghi a realizzarli come fossero un documentario: nel riprenderli andavamo in panoramica da un punto all’altro senza fare il campo e controcampo. Poi, a un certo punto, dopo molte discussioni, fatte anche ad Emanuele Pasquet il direttore della fotografia, abbiamo deciso di utilizzare questa tecnica [si riferisce al campo e controcampo], cioè di disvelare la presenza di tale dispositivo contando sul fatto che se il resto dell’impianto reggeva, questa cosa non sarebbe stata avulsa dal contesto. […] Nel film sembra che tutto accada in modo naturale; in realtà tutto è frutto di settimane di prove».

«L’uso del 4/3 era anche relativo […] alla volontà di levare dall’inquadratura i vicoli, le madonnine, per restare sul volto di Jamila. L’intenzione era di metterla al centro dell’immagine».

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Circolazione e ricezione

Circolazione

Circolazione italiana ed europea

Californie è stato distribuito in Italia da Fandango, mentre per l’estero la distribuzione è stata curata da HBO Europe, con una presenza concentrata soprattutto nell’Europa centro-orientale e balcanica. In particolare, il film è stato distribuito in paesi come Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, e in diverse ex repubbliche jugoslave, tra cui Serbia, Croazia, Slovenia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina, oltre che in Bulgaria e Moldavia.


Premi e festival

Californie è stato presentato durante 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Giornate degli Autori, dove ha ottenuto il Label Europa Cinemas e il premio BNL per la miglior sceneggiatura.

Nel corso del 2021, il film ha ottenuto il Prix de la Meilleure Interprétation all’Annecy Cinéma Italien, assegnato alla protagonista Khadija Jaafari. Ha inoltre ricevuto una menzione speciale nella sezione ReVolution del Festival Cinéma Méditerranéen di Bruxelles e due riconoscimenti al Festival Dolce Cinema: il Prix du Jury Jeune e un’ulteriore menzione speciale da parte della giuria.

Nel 2022, Californie è ha vinto il premio come miglior film durante la 15ª edizione della rassegna “Bimbi belli – Esordi nel cinema italiano” di Nanni Moretti. 

Ricezione

La stampa specializzata italiana ed estera ha analizzato Californie come un’opera di cinema del reale – con rimandi al neorealismo e al cinema veritè – che fonde in modo efficace l’approccio documentaristico con elementi finzionali. La critica ha inoltre sottolineato la continuità con il precedente Buterfly, ha elogiato le scelte narrative e di montaggio, l’approccio osservativo e le capacità attoriali di Khadija Jaafar.

Critica italiana e straniera

Critica italiana 

Giovanni Spagnoletti,  “Californie, di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman”, Close-up. Storie della visione.

«Californie è quello che si chiama un documentario di lunga osservazione e che consiste nel seguire uno o più personaggio in un arco di tempo molto esteso.[…] Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman […] si sono limitati qui a riprendere e narrare cinque anni della vita di Jamila che già a partire dall’età di 9 anni sogna il suo futuro in grande, ma vede che sia i suoi coetanei né tantomeno la famiglia che si arrabatta come può per tirare avanti, sembrano accettare la sua intraprendenza e testardaggine. E così la solitudine, la chiusura in se stessa, diventano la sua personale corazza, qualcosa di cui andare fiera e che le consente di ostentare una sicurezza verbale e combattiva, tanto irrealistica quanto assolutamente insolita per la sua età».

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Simone Emiliani, “Californie”, MyMovies, 28 luglio 2021.

«Se in Butterfly la storia di Irma Testa dava l’impressione di essere ricostruita e inquadrava il suo volto e il suo corpo come quello di un’attrice, in Californie ci sono squarci di vita catturati, dove non sembra esserci distanza tra ciò che è reale e ciò che è ricostruito. Jamila viene seguita dai 9 ai 14 anni, in un percorso di crescita e di messa a fuoco della sua identità […]. Ma soprattutto c’è il volto di Khadija Jaafari che cambia nel corso degli anni, che mantiene negli occhi la sua irrequietezza, che prevale all’interno dell’inquadratura tanto è vero che Cassigoli e Kauffman hanno scelto di utilizzare il formato 4:3 per sottolineare la centralità della protagonista».

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Leonardo Lardieri, “Californie, di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman”, Sentieri Selvaggi, 5 Settembre 2021.

«È il sogno primordiale del cinema quello di seguire vite parallele, di cercare derive che raccontino storie apparentemente innocue, fuori luogo, probabilmente poco interessanti, come si direbbe, non cinematografiche. Ed il sogno eterno che gli autori di Butterfly (2018) non rinunciano a cercare, decifrare, a confondere con la realtà di tutti i giorni».

«Girato nell’arco temporale di cinque anni, Californie è un errore, un errore ortografico, ma decisamente necessario per scoprire cosa significa contaminare il proprio immaginario, lottare ogni istante nel ring della quotidianità, arrangiarsi per non vivere per sempre nella idealizzazione di un mondo che non può esistere. Irma Testa, prima donna boxer italiana a vincere una medaglia alle Olimpiadi, a Torre Annunziata ha reso possibile raccontare altre storie, in primis la storia di una bambina che vuole seguire le orme della sua paladina, pur dovendo fare i conti con i mostri del passato, dell’integrazione razziale».

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Giacomo Placucci, “Californie favola documentaria”, Cinefilia Ritrovata, 26 Aprile 2022.

«La protagonista del film è frutto della fantasia, ma l’approccio osservativo con cui i due autori hanno seguito Khadija […], cercando nel suo percorso di crescita quello di Jamila, tradisce la loro innegabile sensibilità per il realismo umano e ambientale. Il risultato è un’opera meticcia, concentrata e strutturata, ma anche nervosa, scattante, vitale: un piccolo e intimissimo Boyhood al femminile».

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Lorenzo Ciofani, “Californie”, Cinematografo, 5 settembre 2021.

«La forza del film sta nel mettere insieme ricostruzione e documentario, cronaca e romanzo, con un approccio che li colloca pienamente nel solco di quel cinema del reale che sa completare la verità con la reinvenzione, ribelle nello spirito e non sempre accomodante col pubblico pur nella riproposizione di schemi già noti».

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 Raffaella Mazzei, “Californie, recensione: racconto neorealista tra cronaca e finzione”, Spettacolo.eu, 27 aprile 2022.

«Nasce così un racconto neorealista, che sa ricostruire come un documentario ma che ha anche l’estetica di un buon film di finzione. Jamila è il personaggio ideale per parlare dell’adolescenza femminile in un contesto particolare e quasi multi-etnico. Il coming of age che ne deriva prende in considerazione le sue origini marocchine ma anche la quotidianità a Torre Annunziata (i cui luoghi, volutamente, vengono lasciati solo sullo sfondo)».

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Elisa Battistini, “Californie”, Quinlan. Rivista di critica cinematografica, 3 settembre 2021.

«Assieme al lavoro arriva anche la prima cotta e il primo cellulare di proprietà, non più scroccato alla sorella, e il film è molto brillante anche nel modo di mettere in scena l’uso del cellulare dei giovanissimi che vivono di selfie, like, balletti per tik tok, rendendo ancora più “disconnesse” la forma esteriore e l’emotività profonda con i suoi bisogni. Con cui, però, alla fine la protagonista dovrà fare i conti». 

«Girato sempre accanto a Khadija/Jamila, visivamente curato e naturalistico come un documentario, neorealista e armoniosamente connivente con i corpi messi in scena, Californie non indulge neanche per un istante nel mostrare il «contesto disagiato», è molto distante da qualsivoglia pietismo ed è condito al contrario da tanta (magari amara) ironia».

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Critica straniera

Amy DesBrisay “Venice Film Festival 2021: Californie”, Universal Cinema. Film & Tv Journal, 9 settembre 2021.

«Cassigoli and Kauffman have previously made two award-winning documentaries together, The Things We Keep (2017) and Butterfly (2018). While Californie is their first fictional feature, they draw on their documentary experience to present the film in a vérité style, leaning on Italian neorealism to present a story that encompasses every day life and the real passage of time. There are no striking plot twists or grandiose narrative events; instead, the film focuses on more gradual developments, weaving together sequences in a natural progression. The film’s style and in particular the strength of Jaafari’s performance make the film quite compelling».

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Amber Wilkinson, “Californie”, Eye For Film, 6 settembre 2021.

«Cassigoli and Kaufmann avoid major plot turns in favour of the more believable everyday things that many teenagers on the fringes encounter. The desire to make money in order to take control of her life, is an almost constant driver for Jamilla, who is always on the lookout for her next hustle but she also contends with the first potential thrill of first romance and the gradual realisation that her actions can have consequences». 

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J Paul Johnson, “Californie Takes a Verité Approach to Coming of Age”, Film Obsessive.

«Californie’s verité-style approach […] isn’t going to focus on dramatic speeches or confrontations, and it’s not going to rely on traditional narrative structures. There’s no obvious antagonist and no conclusive denouement. But for the length of its runtime and the full five years of the protagonist’s life it renders, Californie is, like a good number of films released across the world in recent years (the aforementioned Children of the Mist, A Chiara, Tori and Lokita, Marisol, Rodeo, Sister & Sister, Cadejo Blanco, Dry Ground Burning, Tótem, Malta) coming-of-age storytelling at its richest and most naturalistic».

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