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Quanto costa essere eroi

a cura di Arianna Vergari

Introduzione

Canale

Rai Uno

Disponibile per lo streaming
Data di uscita

16 maggio 2022

Durata

106′

Regia

Marco Pontecorvo

Sceneggiatura

Marco Pontecorvo, Grazie Giardiello, Roberto Jannone

Produzione

Rai Fiction ed Elysia Productions in collaborazione con L’Alveare Cinema

Fotografia

Vincenzo Carpineta

Montaggio

Alessio Doglione e Mélodie Caudal

Musica

De Luca & Forti

Cast

Flavio Insinna; Paola Minaccioni; Claudia Vismara; Francesco Gheghi; Matteo Bianchi; Simone Ciampi; Daniele La Leggia; Francesca Parisi; Titti Nuzzolese; Livia Antonelli; Maria Chiara Del Ninno; Luigi Petrucci; Massimiliano Franciosa; Francesco Meoni; Roberto Attias; Claudia Conte; Luca Angeletti; Renato Marchetti; Massimo Wertmuller; Diego Verdegiglio

Distribuzione

Rai Fiction

Galleria immagini

Locandina

Trailer

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi

Narrazione & personaggi

La narrazione di A muso duro – Campioni di vita si sviluppa secondo le coordinate ormai consolidate della fiction biografica prodotta dalla RAI, intrecciando in modo lineare la vicenda personale del dottor Antonio Maglio con la ricostruzione di un momento fondativo nella storia della disabilità in Italia: la nascita delle Paralimpiadi. Il racconto, focalizzandosi su una storia esemplare, adotta una struttura narrativa prevedibile e fortemente melodrammatica, che alterna momenti drammatici ad altri edificanti, secondo uno schema ampiamente collaudato nel servizio pubblico, evitando qualsiasi sperimentazione linguistica o formale. Il protagonista, interpretato da Flavio Insinna, incarna un modello narrativo canonico e convenzionale: quello dell’eroe “senza ombra”, medico-innovatore, ruvido ma empatico, visionario e insieme concreto, capace di rompere con le prassi istituzionali per dar vita a nuovi immaginari di ‘normalità’. L’intreccio si articola intorno ai suoi traumi – come la perdita di un figlio, che lo spinge a battersi per ideali elevati – e ai suoi desideri, dedicando ampio spazio anche alla dimensione sentimentale. Attorno a lui si muovono personaggi delineati attraverso archetipi televisivi, spesso funzionali più al percorso trasformativo del protagonista che a una propria evoluzione autonoma. Le figure femminili, pur affidate ad attrici di rilievo (Claudia Vismara, Paola Minaccioni), risultano poco sviluppate: Stella è la compagna dolce ma combattiva, mentre la caposala Tiziana incarna il versante ironico e pragmatico dell’ambiente ospedaliero. Merita attenzione il fatto che alcuni personaggi disabili siano interpretati da veri atleti con disabilità, il cui contributo conferisce una certa autenticità alla rappresentazione. Tuttavia, la narrazione si sviluppa secondo uno schematismo manicheo, con una netta distinzione tra personaggi positivi e negativi: i primi, dal cui punto di vista è narrata la storia, risultano privi di profondità, ritratti come figure moralmente integre, incorruttibili e coraggiose. In questo contesto, la diversità viene armonizzata all’interno di una dimensione familiare, scarsamente problematizzata e soprattutto rassicurante.

Stereotipi & strategie di inclusione

Pur confrontandosi con un periodo storico ben definito – tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta – in cui le persone con disabilità venivano etichettate con appellativi dispregiativi come “poveretti” o “minorati”, e spesso confinate nei cronicari come reietti sociali (condizione che il film ben illustra), A muso duro da un lato restituisce fedelmente il clima culturale dell’epoca e gli sforzi pionieristici volti a decostruire tali pregiudizi, dall’altro si fa portavoce di una retorica stereotipata che conserva una forte attualità. 


“Difficile non vuol dire impossibile”

Troviamo un esempio emblematico nella sequenza in cui il protagonista tenta di persuadere l’onorevole Zinnacchi dell’efficacia del metodo sperimentato a Villa Marina: in un primo momento, il dottor Maglio auspica un impegno politico volto a favorire il reinserimento delle persone disabili nella società attraverso l’abbattimento degli ostacoli materiali, facendo proprie istanze progressiste che collocano la disabilità non in una menomazione individuale intrinseca, bensì nel risultato di barriere fisiche, culturali e sociali. Tuttavia, questa brevissima apertura critica lascia presto il posto a una visione stereotipata, incentrata sulla figura del disabile come persona eccezionale. Il medico, infatti, invita l’onorevole a sedersi su una sedia a rotelle per mostrargli concretamente quanto sia difficile palleggiare e tirare a canestro in tale condizione, concludendo con una frase particolarmente significativa: “Noi siamo normali, loro sono straordinari, un esempio da seguire e ammirare”. Tale affermazione condensa quella logica compensativa che, come rilevato dai recenti disability studies, dà origine allo stereotipo del “superdisabile”: una figura trasformata in simbolo di ispirazione attraverso narrazioni improntate al superamento, all’eroismo e alla straordinarietà – una dinamica identificata con il termine “inspirational porn”. La rappresentazione visiva e narrativa della disabilità si inscrive così entro un paradigma ben preciso: quello dell’eccezionalità. Per essere riconosciuta e visibile, la persona disabile deve eccellere, diventare campione (come suggerisce il sottotitolo stesso del film), compiere un’impresa. In tal modo, la narrazione proposta da RAI, pur animata da intenti pedagogici, finisce per veicolare uno stereotipo di fondo: quello del disabile “straordinario”, che si riscatta non nella normalizzazione del quotidiano, ma attraverso atti eroici. Inoltre, sebbene A muso duro adotti una regia sobria e si concentri sulle storie individuali degli atleti e sulla loro redenzione attraverso lo sport, questo approccio tende a minimizzare – se non a omettere del tutto – elementi critici della realtà storica rappresentata. Infatti, il film trascura quasi completamente un dato centrale: la maggior parte dei pazienti seguiti da Maglio erano lavoratori infortunati, aspetto cruciale considerando il ruolo dell’INAIL. Eppure, solo uno dei personaggi viene descritto come vittima di un incidente sul lavoro. Tale omissione riduce la portata conflittuale della narrazione, eludendo ogni riflessione sul nesso tra disabilità e dimensione sistemica – sicurezza sul lavoro, sfruttamento, responsabilità collettiva – a favore di una rappresentazione rassicurante, centrata sull’empowerment individuale.

Conversazioni

Marco Pontecorvo, “Note di regia di A muso duro”.

«Con Flavio ci siamo trovati davanti un personaggio complesso: di grande umanità ma ruvida, cosciente della sua competenza, diretto, chiuso sentimentalmente, capace di vedere “oltre” e di grandi slanci. Flavio conosceva bene quel mondo perché suo padre era medico, collaborava con l’Istituto Santa Lucia per il recupero e il reinserimento dei disabili attraverso lo sport. Da piccolo aveva anche accompagnato la nazionale paralimpica ai Giochi che ebbero luogo in Canada. Quindi Flavio aveva già quell’attenzione e sensibilità in comune con il nostro personaggio per cui bisognava andare a ricercare gli altri lati e le sfumature della personalità del nostro dottor Maglio. È stato un bel percorso per entrambi, Flavio ha anche dovuto forzarsi per raggiungere le caratteristiche più lontane dalla sua umanità, ma credo che siamo riusciti a portare in scena quello che era lo spirito del protagonista di questa storia straordinaria. Il cast di ragazzi con la loro energia ci ha fatto divertire sul set e ha portato un’aria leggera in una storia che apparentemente potrebbe sembrare di tinte più drammatiche. Ognuno di loro ha dato tanto e ci siamo divertiti a costruire personaggi tutti diversi tra di loro. […] I piccoli ruoli sono stati tutti ricoperti da ragazzi disabili, esperti nelle varie discipline sportive, e lo scambio e l’amicizia nati con il nostro gruppo di attori è stato importantissimo per il realismo della messa in scena. Era diventato un vero gruppo e ognuno dava consigli all’altro sia sul lato recitativo che sull’esperienza sportiva o vissuta».

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Manuela Santacatterina intervista l’attore Flavio Insinna, che nel film interpreta il Dott. Antonio Maglio (HotCorn, 5 maggio 2022)

Il regista Marco Pontecorvo e le attrici Paola Minaccioni e Claudia Vismara raccontano il ruolo importante dei personaggi femminili (Rai, 2022)

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Processi produttivi e retoriche promozionali

Strategie produttive

A muso duro – Campioni di vita rappresenta un esempio emblematico della strategia produttiva di Rai Fiction e Rai Cinema, incentrata su narrazioni biografiche esemplari capaci di coniugare funzione pedagogica e appeal generalista. La trasmissione del film in prima serata su Rai 1 e la sua inclusione in palinsesti dalla valenza simbolica – come la Giornata nazionale delle vittime del lavoro e la Giornata internazionale delle persone con disabilità – rafforzano la vocazione istituzionale della Rai come servizio pubblico impegnato nella promozione di valori inclusivi e civili. Questo posizionamento si riflette anche nelle scelte produttive e nelle pratiche collaborative adottate durante la realizzazione del film.

Il regista Marco Pontecorvo ha descritto la genesi del progetto come il risultato di un lavoro di ricerca e ascolto, nato dal desiderio di valorizzare una figura poco nota come quella del dottor Antonio Maglio. La sceneggiatura è stata costruita sulla base di testimonianze dirette (tra cui quella della vedova Maglio), documentazione storica e confronti con atleti e fisioterapisti coinvolti nell’esperienza originaria dei Giochi.

Uno degli aspetti distintivi della strategia produttiva è stata la scelta di coinvolgere atleti con disabilità all’interno del cast, in un clima di collaborazione paritaria e di scambio reciproco. Eleonora Sarti, atleta paralimpica ed ex giocatrice di basket in carrozzina, ha sottolineato come l’esperienza sul set abbia favorito una dimensione orizzontale, senza gerarchie né pietismi, contribuendo a creare un gruppo coeso tra attori professionisti e interpreti non professionisti. L’integrazione tra realtà sportiva e narrazione televisiva ha offerto un’occasione concreta di rappresentazione diretta e partecipata, anche se non del tutto scevra da rischi retorici. Infatti, la scelta di edulcorare alcuni aspetti strutturali della storia rivela una tensione tra esigenze narrative, consenso pubblico e gestione del potenziale conflittuale insito nei temi trattati. In questo senso, la rappresentazione della disabilità è orientata più all’accettazione collettiva che alla messa in discussione delle disuguaglianze sistemiche.

Retoriche promozionali

L’investimento promozionale di A muso duro ha privilegiato un registro emotivo e valoriale. La diffusione include ad esempio interviste e approfondimenti su programmi quali O Anche No…(Rai 2) dedicato all’inclusione sociale, con la partecipazione del protagonista Flavio Insinna e di Stella Maglio, moglie del dottore, sottolineando il vissuto personale e umano sottostante la fiction; eventi collaterali come la presentazione al Festival della Cultura Paralimpica, durante il quale il regista Marco Pontecorvo ha ricevuto l’Italian Paralympic Award; collaborazioni editoriali veicolate attraverso piattaforme istituzionali (RaiPlay, Comitati Paralimpici), presentando il film non solo come prodotto di intrattenimento, ma come vettore di memoria collettiva e sensibilizzazione.

Questa strategia retorico-comunicativa ha enfatizzato la dimensione esemplare della storia, costruendo un frame in cui il valore educativo e morale prevale su qualsiasi approfondimento delle dinamiche di sistema, con l’obiettivo di privilegiare la componente emozionale, relazionale e valoriale del racconto.

Conversazioni

A muso duro, nel film Rai c’è Eleonora Sarti: ‘Spero lasci qualcosa nelle persone’”. Su Abilitychannel.tv, 6 maggio 2022. Fabiola Spaziano intervista Eleonora Sarti, atleta classe ’86 che si è contraddistinta per tanti anni nel basket in carrozzina, per poi passare al tiro con l’arco, e che ha preso parte al cast del film.

«All’inizio, prima delle riprese, abbiamo fatto allenamenti sulle carrozzine da basket e questo ha dato la possibilità a tutti di entrare in sintonia. Non c’era distinzione, eravamo tutti uguali! Al contrario di quello che mi capita solitamente, le domande per approfondire i vari aspetti della disabilità sono state fatte dopo.

La mattina arrivavamo presto sul set ma non c’era nessuna forzatura, il tutto era un lavoro e non una condizione. Il clima era sereno e ci siamo aiutati reciprocamente nei ruoli. Loro ci chiedevano consigli su come muoversi e noi su come recitare. Lo stesso Insinna era coinvolto e coinvolgente».

A muso duro: la fiction su Maglio, il medico che inventò le Paralimpiadi”. Su Redattore Sociale, 14 maggio 2022. Antonella Patete raccoglie la testimonianza del regista Pontecorvo sul lavoro di documentazione eseguito per la produzione del film.

«“Abbiamo cercato di essere molto attenti alla ricostruzione storica, pur concedendoci piccole libertà drammaturgiche”, spiega Pontecorvo. “Per esempio la futura moglie, Stella, arriva un po’ più tardi nella storia reale. Ma tutti i protagonisti sono ispirati a uomini e donne realmente esistiti. La costruzione dei personaggi si basa soprattutto sulle conversazioni che abbiamo avuto con la vedova Maglio e sulla documentazione storica disponibile. E poi ci sono stati gli incontri con gli atleti, qualcuno dei quali è ancora in vita, e quello, molto importante, con uno dei fisioterapisti del Centro. Abbiamo raccolto quante più testimonianze possibile, sia da parte di chi aveva vissuto l’inizio di quell’esperienza, sia di quelli che avevano conosciuto Maglio più avanti negli anni”».

Circolazione e ricezione

Circolazione

Premi e Festival

  • Premio Moige 2022: Il film ha vinto il Premio Moige 2022 nella sezione “Fiction e docufiction”
  • Milazzo Film Festival 2025 – Premio “A Star is Born”: L’attore Francesco Gheghi ha ricevuto il riconoscimento “A Star is Born” per la sua interpretazione nel film, dove interpreta uno dei ragazzi infortunati sul lavoro seguiti dal medico Antonio Maglio 
  • Italian Paralympic Award a Marco Pontecorvo

Ricezione

La ricezione di A muso duro – Campioni di vita si colloca all’incrocio tra consenso popolare e valutazioni critiche più articolate. La messa in onda del film in prima serata su Rai 1, il 16 maggio 2022, ha registrato un notevole successo in termini di ascolti, con oltre 4 milioni di spettatori e uno share pari al 21,9 %, confermandosi il programma più seguito della serata. Questo dato testimonia l’efficacia della strategia distributiva e il forte potenziale empatico della narrazione biografica, specie quando intrecciata a tematiche sociali ad alta densità simbolica come la disabilità. Tuttavia, al di là del successo in termini di audience, il riscontro critico ha evidenziato una certa polarizzazione. Da un lato, una parte del pubblico generalista ha riconosciuto al film un valore educativo e commemorativo, apprezzando la centralità di una figura poco nota come Antonio Maglio e la rilevanza storica della nascita delle Paralimpiadi. Dall’altro lato, le recensioni più attente agli aspetti filmici hanno sottolineato i limiti formali del prodotto, in particolare l’adesione a un modello narrativo convenzionale e prevedibile, tipico della fiction RAI. Le opinioni espresse su piattaforme come FilmTV.it oscillano tra apprezzamenti per la ricostruzione d’epoca e per i contenuti valoriali, e critiche rivolte alla banalità dello stile visivo, all’impostazione sentimentalistica e alla debolezza strutturale della sceneggiatura. In ambito specialistico, alcune testate legate al mondo della disabilità (come Ability Channel) hanno riconosciuto al film la capacità di sensibilizzare un pubblico ampio, pur segnalando il rischio di una retorica dell’eroismo che tende a spettacolarizzare la disabilità. Complessivamente, A muso duro si configura come un prodotto capace di intercettare i bisogni emotivi e simbolici di un pubblico trasversale, ma che si presta, proprio per la sua funzione pedagogica e rassicurante, a letture critiche sul piano estetico e ideologico.

Critica italiana e straniera

Critica italiana 

Caterina Sabato, “A muso duro. La nascita delle paralimpiadi”, Cinemaitaliano.info, 5 maggio 2022.

«Dopo la miniserie Sky Alfredino – Una storia italiana Marco Pontecorvo torna a dirigere un’altra vicenda del nostro paese, raccontando questa volta una storia di speranza, un esempio di eccellenza italiana che ha migliorato la vita di molte persone. La regia non ha grandi guizzi, e il film mescola le vicende storiche con quelle personali, sentimentali, e prevedibili, dei protagonisti, un altro elemento fondamentale della fiction Rai. A muso duro rimane comunque un buon prodotto che accende i riflettori su una personalità ai più sconosciuta e che avrebbe sicuramente meritato negli anni più attenzione». 

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Martina Caironi, “A Muso Duro. La recensione di Martina Caironi sul film su Antonio Maglio”, AbilityChannel tv, 18 maggio 2022.

«Cinematograficamente parlando la fiction rende bene quella che può essere stata la storia originale. Il racconto spiega in maniera lineare quale era la condizione delle persone paraplegiche o tetraplegiche in Italia nel post-guerra, condannati ad una vita di vergogna e sofferenza. […] Sono film come questo che fanno riflettere il grande pubblico sui passi che sono stati fatti finora. Credo che dovrebbero trasmetterlo nelle scuole per non dimenticare la storia che ci ha preceduti, perché se oggi troviamo i campioni paralimpici in tv, se ci chiedono gli autografi per strada o se veniamo ingaggiati per delle gare è anche grazie a chi per primo ha voluto credere nelle persone».

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Paolo Sutera, “A Muso Duro. Il ritorno della fiction semplice: la recensione”, Tv Blog, 16 maggio 2022.

«Una storia generalista per una fiction generalista. E non poteva essere altrimenti: A Muso Duro, il film-tv che Raiuno (e visibile anche su RaiPlay) ha voluto dedicare alla figura del Dott. Antonio Maglio, evita sì le sbavature del pietismo che una storia come questa avrebbe potuto incontrare, ma evita anche di innalzare il racconto stesso, lasciandolo sul livello di una semplicità che assolve al suo compito. 

La rappresentazione voluta da Rai Fiction trasforma questa storia nel più classico dei modi con cui siamo abituati a conoscere la fiction per eccellenza. Un percorso che ha un punto d’inizio ed un punto finale ben definiti; nel mezzo, tante scene la cui scrittura non riserva sorprese». 

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Redazione, “A muso duro. Un’occasione persa: perché la Rai ha voluto nascondere gli infortuni sul lavoro?”.

«Perché cambiare la natura dei protagonisti? Perché omettere un fatto rilevante, cioè che si trattativa di lavoratori infortunati sul lavoro? Non può trattarsi di una scelta casuale, ma del tentativo di rimuovere la natura del problema che Maglio affrontava, perché di quel problema bisogna parlarne meno possibile, perché sarebbe sorto troppo facile il parallelismo tra gli anni ’60 e l’oggi, ancora costellato da invalidi e morti sul lavoro che si contano a migliaia. Poteva essere un’occasione per dare più forza a chi nel mondo del lavoro si batte per introdurre strumenti legislativi ulteriori che portino ad azzerare questa terribile piaga. Invece la Rai ha scelto di edulcorare la pillola, di nascondere la realtà, ha scelto di stare dalla parte di chi, da troppo tempo, di fronte agli omicidi e agli incidenti gravi sui luoghi di lavoro, ha scelto di girarsi dall’altra parte. Un’occasione volutamente persa».

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