PRIN 2022 PNRR P2022NR9PW CUP MASTER J53D23016470001

Dentro la Ciambra: identità, radici e paesaggi di confine

a cura di Massimiliano Coviello

Introduzione

Data di uscita

31 agosto 2017

Disponibile per lo streaming
Durata

120′

Regia

Jonas Carpignano

Sceneggiatura

Jonas Carpignano

Produzione

StayBlack, RT Features, Rai Cinema, DCM, Haut et Court, con il contributo del Ministero della Cultura, Sikelia Productions, Film I Vast, Filmgate, con il sostegno di Lucana Film Commission, Fondazione Calabria Film Commission

Fotografia

Tim Curtin

Montaggio

Affonso Gonçalves

Musica

Dan Romer

Cast

Pio Amato, Koudous Seihon, Iolanda Amato, Damiano Amato

Distribuzione

Academy Two

Galleria immagini

Locandina

Trailer

Pressbook

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi

Narrazione & personaggi

Jonas Carpignano, classe 1984, nasce a New York da madre barbadiana e padre italiano, trascorre lunghi periodi a Roma e nel 2010 si trasferisce a Gioia Tauro, in Calabria. Il microcosmo della piana di Gioia di Tauro diventa l’ambiente ideale per realizzare una serie di film multilingue e multietnici. Sono gli incontri con i migranti sfruttati negli arancenti di Rosarno, con la comunità rom della Ciambra – un agglomerato di case popolari fatiscenti – e infine con le famiglie calabresi che hanno permesso al regista di creare personaggi e sceneggiature dei suoi film. I tre lungometraggi, Mediterranea (2015), A Ciambra (2017) e A Chiara (2021), intervallati da altrettanti cortometraggi, danno forma a un universo narrativo coeso, in cui le storie di vita degli attori non professionisti diventano, nel corso degli anni, il punto di partenza per la costruzione di archi narrativi verosimili, spesso destinati a intrecciarsi. Questa scelta poetica e produttiva consente a Carpignano di sviluppare una narrazione stratificata e profondamente radicata nel contesto sociale e geografico della Calabria contemporanea. La continuità degli spazi, dei personaggi e delle dinamiche familiari contribuisce a rafforzare l’impressione di un mondo coerente e in evoluzione, in cui ogni film aggiunge una prospettiva ulteriore, approfondendo tematiche come l’identità, la migrazione, il conflitto generazionale il senso di appartenenza, l’incontro e lo scontro tra le comunità. 

Da un film all’altro, i personaggi ritornano e si evolvono, dando vita a un continuum narrativo in cui la loro esistenza finzionale risulta inscindibile dalle biografie reali degli attori che li interpretano. Pio Amato, giovane di origini rom protagonista di A Ciambra, compare per la prima volta in Mediterranea, film che intreccia la rivolta dei braccianti agricoli di Rosarno con la vicenda personale di Koudous Seihon, immigrato burkinabé che interpreta sé stesso sotto il nome di Ayiva.Con il passare del tempo, tra Koudous e Pio si sviluppa un’amicizia capace di oltrepassare barriere culturali e sociali, un legame umano che Carpignano incorpora nel suo universo narrativo per poi metterlo alla prova. In A Ciambra, infatti, Pio tradisce la fiducia di Ayiva e, seppure a malincuore, partecipa al furto ai suoi danni. In A Chiara, Pio riappare brevemente: Chiara (interpretata da Swamy Rotolo) lo incontra casualmente insieme alla sua famiglia nella Ciambra. A differenza di Pio, Chiara è all’oscuro del mondo che la circonda e intraprende un percorso di scoperta segnato da silenzi, menzogne e verità familiari taciute. Dopo aver scoperto il retaggio criminale del padre, accetta l’aiuto dei servizi sociali e abbandona la Calabria per ricostruirsi una nuova vita a Urbino.

Pio è l’unico dei tre protagonisti che mantiene il suo nome anagrafico anche nella finzione cinematografica. In A Ciambra, egli compie un precoce rito di passaggio all’età adulta che si svolge all’interno di un contesto marginale e fortemente codificato. Pio impara precocemente a destregiarsi tra piccoli furti, traffici illeciti e rapporti ambigui con le altre comunità del territorio, in particolare quella africana e quella calabrese, con cui intrattiene relazioni di scambio ma anche di sfruttamento e diffidenza. Le parole che gli rivolge il nonno, forniscono una chiave intepretativa al racconto: la libertà del passato nomade ha lasciato spazio a un presente segnato dall’isolamento, dal sospetto e da una lotta continua contro un mondo esterno percepito come ostile.

Quando il padre e il fratello vengono arrestati, Pio si assume la responsabilità di sostenere economicamente la famiglia. Ma è solo dopo aver aiutato il fratello, da poco uscito di prigione, a derubare il magazzino di Ayiva che viene riconosciuto come parte integrante della comunità, pronto a entrare nel mondo degli adulti secondo le regole della Ciambra.

Stereotipi & strategie di inclusione

In A Ciambra e negli altri film di Carpignano la messa in scena delle vite dei protagonisti – spesso abitanti della zona – permette di superare la dicotomia tra documentario e finzione, dando vita a una forma narrativa ibrida che restituisce la complessità dei legami sociali e del contesto. La macchina da presa segue Pio e gli altri personaggi con uno sguardo partecipe e immersivo, per poi aprirsi sugli spazi e sui conflitti che attraversano e contrappongono le diverse comunità, evitando qualsiasi forma di esotizzazione o giudizio moralizzante. Di seguito sono analizzate alcune delle sequenze relative al percorso di crescita e formazione del protagonista.


Incontro ai margini

Pio è attratto dai margini, fisici e simbolici. I confini che attraversa sono quelli del quartiere rom, delle strade percorse a piedi, in bici o in motorino, che lo portano in altre zone periferiche comprese tra Gioia Tauro e Rosarno. Pio è, a tutti gli effetti, un attraversatore delle periferie. Il suo movimento è continuo e irrequieto, quasi impossibile da contenere. La macchina da presa lo segue da vicino, restituendo visivamente la sua energia febbrile. La sua capacità di entrare in contatto con le alterità che popolano il territorio calabrese è esemplificata dal rapporto con Ayiva e gli altri migranti. Pio viene acclamato da questi ultimi perché porta nella loro tendopoli il televisore per vedere una partita di calcio. Dopo il maldestro tentativo di introdursi nella villa di un boss della ‘ndrangheta in affari con i rom, Pio trova rifugio nella casa abusiva di Ayiva.


La paura degli spazi chiusi

Pio si agita dentro casa, fuma nervosamente, ruba, corre, sfreccia. Ma questa tensione verso l’esterno si scontra con la sua paura degli spazi chiusi. La sua claustrofobia si manifesta in due momenti: quando il fratello maggiore lo costringe a prendere l’ascensore e quando, per sfuggire al controllore dopo un furto, si nasconde nel bagno del treno con la sorella.  Questa claustrofobia diventa il segno di una soggettività che rifiuta costrizioni e confini imposti.


Realismo onirico

In A Ciambra, il realismo della messa in scena è interrotto da due sequenze oniriche. La prima, collocata all’inizio del film e assimilabile a un flashback, mostra il nonno da giovane insieme a un cavallo. La sequenza rievoca le radici nomadi e la memoria storica della comunità rom. La seconda, dal tono premonitore, precede la morte del nonno: l’uomo vi appare a cavallo mentre gira attorno a un falò, in un’immagine sospesa che assume un valore rituale.


Diventare grandi

I limiti lungo cui si muove Pio non sono solo spaziali: rimandano anche ai riti di passaggio che gli permettono di ottenere un precoce riconoscimento come adulto. Il suo percorso di crescita culmina in una scelta dolorosa: tradire Ayiva, l’amico africano, pur di essere accolto e riconosciuto all’interno della propria comunità, accettandone le regole e il destino. 

Nella sequenza finale, questo cambiamento si traduce visivamente in una composizione spaziale ben definita: i personaggi sono disposti in due gruppi separati, da un lato i ragazzini (associati al gioco), dall’altro gli adulti (legati alle scelte e alle responsabilità). Mentre l’immagine sfoca, il passaggio di Pio da un gruppo all’altro sancisce simbolicamente il compimento del suo processo evolutivo, trasfigurando lo spazio in chiave rituale.

Conversazioni

“Il paesaggio umano”: masterclass di Carpignano presso l’Università della Calabria (13 gennaio 2022).

“Il processo è tutto”. Su Sentieri Selvaggi, n. 11, gennaio/febbraio 2022. Federico Chiacchiari, Simone Emiliani, Pietro Masciullo, Sergio Sozzo e Aldo Spiniello intervistano il regista Carpignano. 

«Dato che conoscevo bene Koudous e Pio è stato molto facile portare avanti questi personaggi e il loro arco narrativo anche nei film successivi. […] Pio è entrato nel nostro mondo a 10 anni, è stato naturale inserirlo in Mediterranea, da qui l’idea di fare un ilm su di lui e la sua famiglia, ma mantenendo il rapporto con Koudous».

«Spesso la gente dice che Gioia Tauro è il mio laboratorio, che sono lì per studiare e fare ricerche per un film. Non è così, anzi è il contrario. […] Quando faccio un film cerco di rimanere di rimanere i più fedele possibile ai personaggi. […] Sono molto interessato a come Pio si relazioni fuori dalla Ciambra e, del resto, il legame che ha con Koudous assomiglia molto a quello che ha con me».

«È importante che la gente si accorga che la Calabria non è quella che troppo spesso si vede in tv o al cinema. […] Allo stesso tempo, questa terra ha un fortissimo legame con la tradizione e con il passato, molto più di qualunque altro posto in cui io abbia vissuto prima. […] Da qui l’idea di inserire le scene con il nonno di Pio. Doveva essere evidente che Pio si sentisse parte di una lunga tradizione: quella comunità è riuscita a sopravvivere in quel contesto dagli anni Trenta, grazie alla solidarietà che proviene dalla tradizione».

Una versione ridotta dell’intervista è disponibile qui

“Il corpo del reale”. Su Filmidee, 19 aprile 2018. Alessadro Stellino intervista il regista Carpignano.

«Per me è fondamentale che la macchina da presa rispecchi il punto di vista del personaggio. In Mediterranea il racconto può apparire frammentario perché è tale la percezione che ha Koudous di ciò che gli sta intorno. Scopro i posti attraverso i miei personaggi, non il contrario: non mi servo del personaggio per scoprire un luogo. Quando Pio va in giro per Gioia Tauro in A Ciambra, quel posto per lui è la normalità, mentre a chiunque altro verrebbe da dire “mamma mia, quanto è brutto questo posto”. Se io pensassi di voler dire una cosa del genere allargherei il campo dell’inquadratura, ma non lo faccio perché il punto di vista è quello di Pio: a lui non interessa dire che il posto è brutto. Per me è più importante il rapporto del personaggio con la macchina da presa dello stupore che si può creare attraverso l’immagine».

«Non mi piace utilizzare i dialoghi per spiegare i personaggi. A me non interessa quello che mi raccontano ma quello che fanno, quello che vedo quando sto con loro. Quindi cerchiamo di mettere la macchina nella posizione ideale per capire in che modo si sentono i personaggi. Ad esempio: nella scena della cena di A Ciambra volevo dare l’impressione che noi fossimo a tavola con loro e la macchina sta in un posto in cui sto io quando mi siedo a tavola con loro».

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Processi produttivi e retoriche promozionali

Strategie produttive

Finanziamenti pubblici

Il costo complessivo di produzione di A Ciambra è stato di 1.370.000 euro. Il contributo della Direzione generale Cinema e audiovisivo è stato di 1.67931,55. Il film è stato inoltre realizzato con il sostegno della Lucana Film Commission e Fondazione Calabria Film Commission. Il film ha inoltre ricevuto sostegni francesi, in particolare dal Ministère des Affaires étrangères et du Développement International e dal programma L’Aide aux Cinémas du Monde del CNC.

La scoperta della Ciambra

In molte interviste, Carpignano ha raccontato come l’idea del film sia nata da un episodio fortuito: l’incontro con la famiglia Amato avviene dopo che gli era stata rubata l’automobile, al cui interno si trovavano tutte le attrezzature cinematografiche. In quel periodo, il regista e la sua troupe si trovavano a Gioia Tauro per girare A Chjàna (2011), il cortometraggio da cui sarebbe poi nato Mediterranea. È stato l’incontro con Pio e con la comunità rom a spingere Carpignano a girare prima un cortometraggio e poi un lungometraggio ambientato nella Ciambra.

Dai corti ai lungometraggi

Carpignano adotta spesso un approccio laboratoriale alla regia, realizzando cortometraggi come tappe preparatorie per i lungometraggi. Questi corti hanno una doppia funzione: da un lato rappresentano un apprendistato per gli attori non professionisti, che devono familiarizzare con la macchina da presa e imparare a trasporre le loro esperienze di vita all’interno di una struttura narrativa; dall’altro, costituiscono veri e propri studi preliminari, bozzetti attraverso cui il regista mette alla prova la tenuta stilistica e narrativa del progetto, sperimentando la costruzione del personaggio in relazione al suo ambiente. Infine, il cortometraggio è anche uno strumento strategico per ottenere visibilità e attrarre finanziamenti. Il corto A Ciambra (2014), ad esempio, è stato selezionato per la Semaine de la Critique del Festival di Cannes, favorendo l’interesse dei produttori e consentendo a Carpignano di realizzare Mediterranea.

L’apporto di Martin Scorsese

A Ciambra è un film indipendente, realizzato con un budget contenuto ma sostenuto da una produzione internazionale e da una troupe multiculturale, composta da professionisti provenienti da diversi paesi. Si tratta, in particolare, del primo film prodotto attraverso un fondo cinematografico internazionale rivolto a registi emergenti con una visione autoriale. Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Sikelia Productions di Martin Scorsese e la RT Features del produttore brasiliano Rodrigo Teixeira.

Scorsese, che aveva già apprezzato Mediterranea, ha deciso di sostenere A Ciambra in qualità di produttore esecutivo: ha affiancato Carpignano nella ricerca di finanziamenti, nella promozione del film e, in fase di post-produzione, ha offerto consigli sul montaggio.

Retoriche promozionali

A Ciambra ha adottato strategie promozionali mirate a garantirne la visibilità tanto nel contesto italiano quanto a livello internazionale. Fondamentale, in tal senso, è stato il sostegno produttivo e pubblico di Martin Scorsese, che ha scoperto il film dopo aver visto il precedente lavoro di Carpignano, Mediterranea. Colpito dalla sceneggiatura e dalla forza visiva del progetto, Scorsese ha deciso di affiancare il regista già nella fase di sviluppo. Il suo coinvolgimento si è rivelato cruciale non solo sul piano produttivo, ma anche nella promozione del film, in particolare negli Stati Uniti, dove ha assunto il ruolo di vero e proprio “ambasciatore”, contribuendo alla sua distribuzione e al consolidamento della sua visibilità internazionale.

Un secondo asse promozionale ha riguardato la partecipazione ai festival cinematografici, a partire dalla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, che ha garantito al film diversi premi e una solida reputazione autoriale, fino alla candidatura agli Oscar come rappresentante italiano.

Infine, la comunicazione del film ha valorizzato la commistione tra la visione creativa del regista e le specificità del contesto narrativo: un equilibrio tra sguardo autoriale e rappresentazione delle marginalità territoriali, con particolare attenzione alla comunità rom della Ciambra. Un esempio di questa strategia è A Ciambra – L’altra faccia della storia (2017), il documentario realizzato Paolo Carpignano – sociologo, padre del regista e co-fondatore della casa di produzione Stayblack – che offre un racconto accurato del set e del metodo di lavoro di Carpignano. Attraverso materiali di backstage, momenti di lavoro quotidiano sul set e interviste a cast e troupe, il documentario ricostruisce il processo creativo di A Ciambra, soffermandosi in particolare sul rapporto tra il regista e gli attori non professionisti, sula stesura della sceneggiatura e sul radicamento della narrazione nel contesto reale della comunità rom di Gioia Tauro. L’altra faccia della storia si configura così come un prezioso strumento di riflessione sul fare cinema in chiave indipendente e transnazionale e sul confine sempre più sottile tra finzione e realtà.

Conversazioni

A Ciambra – L’Altra Faccia della Storia”. Su Sentieri Selvaggi, 10 dicembre 2017.

«Spiega lo scenografo Ascanio Viarigi: “Un film come questo è molto vicino alla realtà delle cose e potrebbe sembrare quasi un documentario, se non fosse che c’è un recitato, c’è una sceneggiatura dietro le spalle, c’è tutto uno studio sulle inquadrature, le luci. Girare all’interno di una comunità che rimane comunque una comunità chiusa, come quella degli zingari della Ciambra di Gioia Tauro, non è stato sicuramente un lavoro facile. Il mio rapporto con la comunità è iniziato molti anni fa e si è approfondito enormemente perché, al di là del film, spesso ho aiutato Rocco e la famiglia Amato a mettere a posto casa, a mettere a posto la cucina”».

«Avviene così che i racconti della comunità diventino spunti di sceneggiatura. Racconta Carpignano: “Il racconto di Iolanda, a cena, su quel marocchino visto in ospedale, lei me lo aveva fatto veramente anni fa: io l’ho preso e l’ho inserito in sceneggiatura perché volevo mostrare il punto di vista dei rom sugli immigrati. Per farglielo recitare ho agito così: dato che vado a mangiare da loro almeno tre o quattro volte a settimana, a tavola, le chiedevo di raccontarmi ancora quella storia. Era un po’ come se stessimo facendo le prove, solo che lei non lo sapeva. In questo modo, quando abbiamo girato la scena, lei era pronta”».
«Racconta il produttore Gwyn Sannia: “Quelli di noi che non sono di Gioia Tauro devono imparare a capire e a rispettare questo luogo. Anche se a volte vuoi fare le cose a tuo modo per il bene del film, devi trovare un equilibrio fra quello che devi fare giorno per giorno e come parlare alla gente di qui, senza turbare alcuni equilibri. E poi c’è la Ciambra, che è un’entità a sé, un mondo a parte. Se pensi di organizzare il film alla Ciambra come faresti per un film normale è un caos assoluto, un incubo. Ci sono dei giorni in cui la gente è disponibile, tutto sembra funzionare, e ci sono giorni invece che sono un disastro”».

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“Jonas Carpignano, la Calabria di A Ciambra tra finzione e realtà”. Su Il Manifesto, 23 agosto 2017. Giovanna Branca intervista il regista Jonas Carpignano.

«Nel raccontare questa storia il regista ha scelto un approccio a metà strada tra il documentario e la finzione: tutti i personaggi interpretano infatti se stessi, ma recitano una sceneggiatura. “Ho scritto A Ciambra pensando a loro, a Pio, quindi nella sceneggiatura dicono cose che gli ho sentito dire personalmente – racconta Carpignano – per esempio c’è una scena in cui la famiglia di Pio chiacchiera durante la cena che sembra molto un documentario. Ma le cose che dicono me le avevano già dette in altre occasioni: quando andavo mi facevo raccontare più volte le cose che mi avevano colpito. Loro non lo sapevano ma stavamo già provando”».  

«Lui e la sua famiglia, racconta il regista, non sono mai stati ostili alla sua presenza in quanto regista e all’idea di essere raccontati. “Sono più diffidenti nei confronti dei giornalisti, per esempio quelli di Striscia la notizia che vengono a fare i loro servizi sul quartiere e poi spariscono, da cui loro si sentono presi in giro. Con me si facevano problemi a essere filmati in pigiama, o cose del genere, ma i furti non sono qualcosa che vogliono nascondere: li considerano come un lavoro. Addirittura a film finito si sono arrabbiati quando hanno visto che avevo tagliato una scena di furto”.

Ma il film evita qualunque lezione morale: “Non ho un messaggio che voglio trasmettere al pubblico. Voglio solo far conoscere questa realtà”».

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Circolazione e ricezione

Circolazione

Circolazione tra Italia e USA

Nel suo saggio dedicato alla produzione e alla circolazione internazionale di A Ciambra, Damiano Garofalo ricostruisce con precisione il percorso del film di Jonas Carpignano, tra festival e distribuzione, evidenziandone in particolare la doppia traiettoria tra Italia e Stati Uniti.

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Dopo l’anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2017, dove ha ottenuto l’Europa Cinemas Label Award, il film ha conosciuto una diffusione internazionale prevalentemente attraverso il circuito festivaliero. Questo riconoscimento ha permesso a A Ciambra di accedere al supporto dell’Europa Cinemas Network, che ne ha incentivato la promozione e proiezione in ambito europeo attraverso agevolazioni per gli esercenti.

La distribuzione in sala, tuttavia, è rimasta fortemente limitata: in Italia il film è uscito il 31 agosto 2017, distribuito da Academy Two in appena 27 sale, totalizzando un incasso di 26.000 euro. Un risultato modesto, che riflette le difficoltà di penetrazione del cinema indipendente e di ricerca nel mercato nazionale.

Negli Stati Uniti, A Ciambra è stato distribuito da Sundance Selects, una filiale newyorkese di IFC Films, tra i principali distributori di cinema europeo indipendente oltreoceano. Anche qui l’uscita è avvenuta in un circuito estremamente ristretto – solo cinque copie – e l’incasso si è attestato attorno ai 41.000 dollari. Una cifra comunque superiore rispetto a quella italiana e che rappresenta quasi la metà del totale globale del film, pari a circa 104.000 dollari.

Nonostante lo scarso successo commerciale, il film ha goduto di un importante riconoscimento istituzionale: è stato selezionato come candidato italiano per la corsa all’Oscar come miglior film straniero nella 90ª degli Academy Awards, pur non ottenendo la nomination.


Circolazione europea

In Europa, la distribuzione di A Ciambra ha visto coinvolte diverse realtà. In Austria, Germania e Svizzera, il film è stato distribuito da DCM. Haut et Court ha gestito la distribuzione in Francia, Arti Film si è occupata di Belgio e Olanda, e Peccadillo Pictures ha portato il film nel Regno Unito e in Irlanda. L’area balcanica ha visto una forte presenza di Demiurg, che ha distribuito il film in Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Serbia e Slovenia, evidenziando una strategia di gruppo per la regione. Altri mercati europei includono la Danimarca con Angel Films, la Polonia con Vivarto – Bomba Film e il Portogallo con Leopardo Filmes. La Norvegia ha visto Storytelling Media come distributore.

Oltreoceano, A Ciambra ha raggiunto il pubblico in diverse nazioni. In Canada, la distribuzione è stata affidata a IFC Films – Sundance Selects. In America Latina, Zeta Films ha portato il film in Argentina, Providence Filmes – Pandora in Brasile e ND Mantarraya in Messico.

Anche il continente asiatico ha mostrato interesse, con Time in Portrait che ha distribuito il film in Cina e Musashino Entertainment in Giappone. Nel Medio Oriente, MAD Solutions ha curato la distribuzione in Egitto e negli Emirati Arabi Uniti, mentre Fabula Film ha portato il film in Turchia.


Premi e festival

A Ciambra ha conquistato il Prix Sergio Leone all’Annecy Cinema Italien nel 2021. Nello stesso il Festival Premiers Plans D’Angers ha dedicato una retrospettiva su Carpignano, ponendo l’attenzione sul lavoro del regista.

Nel 2018, A Ciambra ha ottenuto diversi riconoscimenti ai David di Donatello, aggiudicandosi il premio per la regia e il montaggio. Il film ha inoltre ricevuto la menzione Horizon al Beijing International Film Festival e Ciné Jeunesse al Festival du Cinema Italien de Bastia.

Nell’edizione 2017 del Festival Cinéma Méditerranéen de Bruxelles, il film ha ricevuto una Menzione Speciale per la performance attoriale di Pio Amato. Pio è stato inoltre premiato con il Best Actor Award al Festival de Cine Europeo de Sevilla. Al prestigioso Festival de Cannes, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, A Ciambra ha ottenuto il Label Europa Cinemas, mentre al Film Fest Gent ha vinto il Georges Delerue Award for Best Music. Infine, al CPH PIX, il film è stato insignito del Politiken Audience Award. Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani ha designato A Ciambra Film della Critica.

Ricezione

La critica italiana ed estera ha sottolineato l’originalità dell’approccio di Carpignano alla sceneggiatura e alla regia e il suo lavoro all’interno della comunità rom di Gioia Tauro, in particolare la capacità di costruire un racconto di formazione privo di uno sguardo moralizzante. Diversi articoli hanno approfondito l’apporto di Scorsese, la valorizzazione delle location periferiche e dei soggetti marginali, la commistione tra fiction e documentario, inserendo A Ciambra nel cosiddetto “cinema del reale”, i riferimenti a diversi tradizioni cinematografiche, dal Neorealismo alla New Hollywood, e stili di regia, tra cui Rossellini e i fratelli Dardenne.

Critica italiana e straniera

Critica Italiana 

Massimiliano Coviello “Cartografie emotive degli spazi comunitari: il cinema di Jonas Carpignano” in Il paesaggio degli autori. Cinema e immaginario meridiano, a cura di Roberto De Gaetano, Daniele Dottorini, Nausica Tucci, Luigi Pellegrini, Cosenza 2023.

«Sono le donne e gli uomini inquadrati e poi riguardati attraverso lo schermo a comporre l’immagine del territorio, la cartografia di un mondo ai margini fatto di rifiuti, cemento e lamiere. Contesi tra ambienti e paesaggio, sospesi tra azione e contemplazione, i personaggi del cinema di Carpignano sopravvivono grazie a un desiderio di esplorazione e a un bisogno di riconoscimento. Sono migranti e adolescenti le soggettività con cui Carpignano cerca di compiere un apprendistato alla visione nei confronti di un territorio come quello calabrese, verso il quale è sempre più urgente la necessità di intraprendere nuovi percorsi e tracciare nuove mappe. In questo apprendistato alla visione finalizzato alla costruzione di una nuova cartografia meridiana, Carpignano utilizza elementi provenienti dalla storia delle forme cinematografiche, ibridandole in uno stile personale. L’utilizzo di attori non professionisti che interpretano ruoli sociali marginali, la scelta di spazi periferici e il modo con cui la macchina da presa “sta con” il personaggio, pedinandolo e spingendosi persino a restituirne il punto di vista attraverso delle semi-soggettive, sono dei chiari riferimenti al cinema neorealista, in particolare alle pellicole di Rossellini, De Sica e Zavattini. L’ostinazione dei protagonisti, la vicinanza nei loro confronti espressa da Carpignano in termini prossemici e rappresentativi, e le loro scelte estreme rimandano ai personaggi del cinema dei fratelli Dardenne. L’attenzione alla scrittura drammaturgica che si fonda sul racconto di formazione, le scelte tematiche e l’utilizzo di una prassi attoriale in cui le distanze, sia in termini biografici sia dal punto di vista emotivo, tra attore e personaggio tendono ad annullarsi rimandano al cinema di Scorsese e alle tecniche dell’Actors Studios. Tutti questi elementi convivono all’interno di uno stile che è in primo luogo documentario e che, pur ibridando l’osservazione partecipante alla ricostruzione finzionalizzante, risulta sempre connesso al mondo a cui tenta di dare una forma». 

Pietro Masciullo “Il racconto dell’Esodo come riarticolazione delle forme filmiche. Jonas Carpignano e il cinema europeo del XXI secolo”, SiGma. Rivista di letterature comparate, teatro e arti dello spettacolo, n.7, 2023.

«Il film inizia con un campo lungo su un paesaggio collinare. Un cavallo bianco pezzato bruca l’erba in corrispon-denza di un pendio; un uomo sopraggiunge lentamente e poi accarezza la folta criniera dell’animale. Un nuovo campo lungo lo inquadra ora davanti a un ruscello mentre prepara acqua e limone; in profondità di campo vediamo un piccolo stanziamento nomade e il cavallo bianco legato vicino al carro di famiglia. Stacco: titolo del film in sovrimpressione. Siamo ora nella comunità Rom di Gioia Tauro e riconosciamo subito il giovane Pio Amato, ormai cresciuto, dopo averlo lasciato poco più che ragazzino nel precedente film Mediterranea. Pio litiga con il fratello maggiore, viene poi rimproverato dalle sorelle e si dirige frettolosamente a preparare acqua e limone per suo nonno. L’anziano è seduto in attesa, in silenzio, mentre Pio poggia il bicchiere sul tavolo e scappa via; dal dettaglio della mano del nonno il piano sequenza (con macchina a mano) arriva a inquadrare la sua foto da giovane appesa sul muro accanto. In quel quadro riconosciamo l’uomo con il cavallo visto poco prima. Insomma: in A Ciambra la referenza al mito di fondazione di una comunità nomade (il patriarca che guarda l’orizzonte vicino al carro stanziato) è istantaneamente riconfigurata con gli stilemi del cinema classico hollywoodiano».

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Alessandro Canadè, “Sul limite. A Ciambra di Jonas Carpignano”, Fata Morgana Web, 21 settembre 2023.

«Calandosi nella realtà “neorealistica” di un campo rom della provincia di Reggio Calabria (luogo reale così come i protagonisti che interpretano loro stessi e portano i loro reali nomi), il film ci racconta la storia di una crescita. Un romanzo di formazione, dove però l’apertura, l’incompiutezza, della forma-romanzo si ibrida con la forma chiusa del racconto “d’azione” hollywoodiano. Dove il rito di passaggio del giovane protagonista, Pio, si struttura secondo il modello narrativo neoaristotelico del cinema americano mainstream: i canonici tre atti (impostazione, confronto/conflitto e risoluzione), corrispondenti, a loro volta, alle tre fasi di separazione, iniziazione e ritorno di cui si compongono proprio i riti di passaggio, come ci ha mostrato Van Gennep».

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Maria Sole Colombo, “Riti di passaggio: A Ciambra”, Cinefilia Ritrovata, 6 settembre 2017.

«L’incipit è crudo, violento, di quelli che ti vogliono rovesciare addosso, senza sconti, tutto il degrado e la marginalità: bambini analfabeti, che fumano e che rubano, baracche di lamiera, e un italiano reso tanto irriconoscibile da implorare i sottotitoli. Ma poi, su quest’impietoso ritratto di disagio – che sarebbe materiale perfetto per la parabola gangster, il racconto noir, ma anche solo il pietoso spettacolo dell’altrui miseria –, Carpignano trova la grazia e l’equilibrio, e innesta la sua delicata favola di formazione: da luogo dell’alterità irriducibile, della messa in scena di un gap culturale incolmabile, la Ciambra diventa così il teatro del coming of age di Pio Amato, 14 anni, che nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda, mentre papà e fratello maggiore sono in carcere, deve trovare la forza di diventare grande».

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Roy Menarini, “A Ciambra come culla del cinema italiano” Cinefilia Ritrovata, 27 settembre 2017.

«In questi anni, infatti, la categoria di “cinema del reale” ha, sì, compattato le azioni poetiche di molti meritevoli registi del nostro cinema, ma anche rischiato di costruire una gabbia formale, una nozione fumosa, e un limite retorico alla ricchezza di molti autori. Non tutti i registi del cinema del reale sono convincenti, non tutte le operazioni narrative appaiono sensate. Diversamente, A Ciambra colpisce proprio per la maturità stilistica e soprattutto per le modalità scelte dentro all’approccio cinema-realista». 

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Fracesco Boille, “A Ciambra è un film dolcemente controcorrente”, Internazinale, 31 ottobre 2017.

«Quello di Pio è un ritratto come non se ne fanno più nel cinema italiano. Un ragazzo alla ricerca affannosa ma ostinata, caparbia, di un punto di riferimento, di un appoggio nell’amore, nell’affetto. Questa la sua impresa eroica. Dietro ai piccoli avvenimenti che si succedono nella comunità, dietro al caotico guerreggiare e sovvertire di Pio troviamo un adolescente che si sta affacciando all’età adulta in conflitto con la famiglia. È combattivo ma in fondo spaurito come chiunque si trovi di fronte all’entrata in una terra incognita. La richiesta di attenzione e amore per quanto confusa è evidente. E la frenesia che in numerosi tratti pervade il film è come il riflesso del caos e dell’inquietudine di Pio».

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Cristina Piccino, “La corsa a perdifiato di un ragazzino nel mondo”, Il Manifesto 29 agosto 2017.

«Non è dunque la letteratura dei gitani su cui punta anche se appare nei sogni e nei desideri confusi del giovane protagonista. Quello che interessa Carpignano è piuttosto il racconto di una contemporaneità con cui le sue immagini cercano di dialogare fuori dalle logiche che oppongono eroi “buoni” e di “cattivi”. Tutto è “reale”, a cominciare dagli attori che interpretano loro stessi – nessuno è un “professionista” – la verità però nascee dalla distanza narrativa che li trasforma in personaggi. È in questo spazio che il regista si incolla a Pio e ne segue (rossellinianamente) le giravolte filmando di corsa, a altissima fisicità senza respiro questo Quattrocento colpi di oggi che dietro alle piccole e grandi impennate del suo protagonista racchiude il senso di uno stare al mondo e la dichiarazione di un punto di vista da cui parlarne. Nel bene e nel male, tra le contraddizioni dei luoghi, il possibile o impossibile incontro tra chi ne è parte, le comunità come in questo caso degli africani e dei rom che non si amano, che mantengono le distanze».

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Critica straniera 

Sheri Linden “Neorealist A Ciambra captures a boy’s life in a changing Italy”, Los Angeles Times, 1 febbraio 2018.

«Like its predecessor, also set in the margins of the city of Gioia Tauro, A Ciambra is a work of fiction with a vibrant and gritty documentary edge. Though the two films can be viewed as companion pieces, each stands on its own. The new work was Italy’s submission to this year’s foreign-language category of the Oscars, and though it didn’t nab a nomination, it secures the U.S.-educated, Italy-based Carpignano’s profile as an astute practitioner of modern-day neorealism».

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«On the other side of the equation, the Amatos’ characters defer to “the Italians” — the mafiosi who provide work and protection and who could turn their muscle against “the Gypsies” if not shown the proper respect. In a moment of clarity, the Amatos’ characters’ fading patriarch, Emiliano (U Ciccarredu), reminds his grandson Pio of the Romani people’s “us against the world” credo. With tribal loyalties and communal rituals at the heart of this coming-of-age story, it’s easy to see why Martin Scorsese was drawn to the material and signed on as an executive producer».

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Joe Morgenstern, “A Ciambra Review: Stealing Our Hearts”, The Wall Street Journal, 1 febbraio 2018.

«Before we meet Pio, a brief preface gives us a glimpse of his grandfather as a young man, stroking a horse’s mane and drinking from a stream in a rocky landscape that evokes another coming-of-age tale, the Taviani brothers’ 1977 neo-realist masterpiece Padre Padrone. It’s a flash of the migratory past, when Romani families roamed free in horse-drawn wagons. Cutting to the impoverished present, the film finds Pio in the midst of family tumult in a trash-littered compound in the Ciambra, a Romani community where he runs more or less free, within shifting limits set by the cops; smokes like a stove (or like Belmondo in Breathless); studies the finer points of car theft; and keeps a watchful eye on anything that might be appropriated for profit. As he expands his physical horizons, he conquers his fear of trains—“they go fast!”—and discovers rich possibilities in stealing bags from inattentive passengers».

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Anthony Oliver Scott, “In A Ciambra, a Young Roma Boy Comes of Age”, The New York Times.

«I hesitate to say too much more, since like the Dardennes (and like their great precursor, Robert Bresson), Mr. Carpignano uses the character’s agonizing choice as a way to create suspense. A Ciambra, which numbers Martin Scorsese among its executive producers, shows some of his influence as well, in its depiction of crime as a family business and in its attention to masculine codes of loyalty, violence and respect. The most frequent visitors to Ciambra are the police and the gangsters known locally as “the Italians,” who come to dispense assignments and collect payment. It seems inevitable that Pio will end up in trouble with one or the others».

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David Ehrlich, “A Ciambra is Jonas Carpignano’s Messy Follow-Up To Mediterranea”, Indie Wire, 19 maggio 2017.

«Shot with a vérité intimacy that physicalizes Pio’s ability to float between worlds — a trait that captures and complicates the character’s nomadic heritage — A Ciambra seems uncomfortable with the identity crisis in which Pio soon finds himself. Carpignano corners himself into a number of clichés, and finally his story is as messy as the experience of growing up in Gioia Tauro. This proves particularly fatal during a scattershot third act that hinges on a massive convenience that’s too improbable and/or poorly explained. When a film is graced with this degree of verisimilitude, every false note rings twice as loudly».

[…]«A Ciambra is more successful when unpacking the cause of Pio’s identity crisis than it is when searching for solutions. The boy’s grandfather is a particularly helpful character; seemingly centuries removed from his grandson, the old man has a lot of trouble speaking, but Pio understands what he’s trying to say. “We were free…” he says, waxing nostalgic about when they were the only ones crossing borders. “On the road, against the world”».

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