PRIN 2022 PNRR P2022NR9PW CUP MASTER J53D23016470001

Il Progetto

Woke Screens. Le forme della diversità in Rai Fiction e Cinema.

Descrizione della mostra

Origini del progetto

La mostra virtuale Woke Screens. Le forme della diversità in Rai Fiction e Cinema nasce nell’ambito del progetto di ricerca WokeIt. Investigating representation, inclusivity and social responsibility in RAI’s fictional audiovisual productions (2015-2022), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal programma Next Generation EU (PRIN 2022 PNRR).

Obiettivi e arco temporale

La mostra presenta 30 schede d’analisi dedicate a film e serie televisive prodotte o co-prodotte da Rai Fiction e Rai Cinema in un arco temporale che va dal 2015 al 2022. La scelta di questo intervallo temporale risponde a due trasformazioni significative del panorama audiovisivo italiano: l’arrivo di Netflix, che ha spinto l’industria nazionale ad aggiornare strategie produttive e distributive, ampliando i target e promuovendo una maggiore attenzione alla diversità e all’inclusività; e l’entrata in vigore della “Legge Cinema” (Legge n. 220/2016), che ha introdotto nuovi strumenti di finanziamento volti a sostenere sia i contenuti culturalmente rilevanti sia l’intero comparto produttivo, favorendone crescita e innovazione.

Criteri di selezione e struttura delle schede

Le opere analizzate sono state scelte per la loro rilevanza nel discorso sulla rappresentazione della diversità, con un’attenzione particolare alle strategie di inclusione delle minoranze culturali, etniche, di genere, delle disabilità sia fisiche che mentali. Ogni scheda propone un percorso attraverso l’approfondimento, per ciascun film e serie tv, delle strategie narrative, dei linguaggi visivi, nonché delle politiche e prassi industriali, della distribuzione/diffusione e della risposta di pubblico e critica. La navigazione offre così la possibilità di intrecciare tre livelli strettamente connessi: la produzione, la rappresentazione e la circolazione/ricezione dei contenuti audiovisivi analizzati, mettendone in evidenza le pratiche inclusive o le eventuali criticità, così come la relazione tra la libertà creativa e la responsabilità sociale, anche alla luce delle dinamiche di competizione commerciale e digitale che hanno trasformato il panorama audiovisivo italiano. Le schede sono arricchite da materiali multimediali – trailer, clip, immagini, interviste – che guidano il visitatore e la visitatrice in un percorso tematico articolato e coinvolgente.

Metodologia della ricerca

L’analisi è basata su interviste al comparto creativo e produttivo e su un’attività di ricerca, che comprende la revisione critica della letteratura esistente, la decostruzione dei testi audiovisivi e lo studio dei paratesti (materiali promozionali, comunicati stampa, ecc.), al fine di cogliere la complessità delle strategie messe in atto da Rai. Il risultato è una piattaforma di riflessione critica che non si limita a fotografare lo stato attuale della rappresentazione della diversità nei media italiani, ma che intende interrogare il ruolo stesso del servizio pubblico nell’Italia contemporanea, in rapporto ai principi di inclusività, responsabilità sociale e rilevanza culturale.

Destinatari e finalità culturali

Con questa mostra, il progetto WokeIt intende offrire strumenti di analisi e interpretazione non solo agli studiosi e alle studiose e ai professionisti e alle professioniste del settore, ma anche a un pubblico più ampio interessato ai temi della diversità nelle rappresentazioni mediatiche. In un contesto in cui termini come “woke” e “woke-washing” entrano nel dibattito pubblico, la ricerca propone una lettura approfondita e documentata sulle implicazioni culturali, politiche ed economiche delle scelte narrative di uno dei principali attori dell’audiovisivo italiano.

Origini del progetto

La mostra virtuale Woke Screens. Le forme della diversità in Rai Fiction e Cinema nasce nell’ambito del progetto di ricerca WokeIt. Investigating representation, inclusivity and social responsibility in RAI’s fictional audiovisual productions (2015-2022), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal programma Next Generation EU (PRIN 2022 PNRR).

Obiettivi e arco temporale

La mostra presenta 30 schede d’analisi dedicate a film e serie televisive prodotte o co-prodotte da Rai Fiction e Rai Cinema in un arco temporale che va dal 2015 al 2022. La scelta di questo intervallo temporale risponde a due trasformazioni significative del panorama audiovisivo italiano: l’arrivo di Netflix, che ha spinto l’industria nazionale ad aggiornare strategie produttive e distributive, ampliando i target e promuovendo una maggiore attenzione alla diversità e all’inclusività; e l’entrata in vigore della “Legge Cinema” (Legge n. 220/2016), che ha introdotto nuovi strumenti di finanziamento volti a sostenere sia i contenuti culturalmente rilevanti sia l’intero comparto produttivo, favorendone crescita e innovazione.

Criteri di selezione e struttura delle schede

Le opere analizzate sono state scelte per la loro rilevanza nel discorso sulla rappresentazione della diversità, con un’attenzione particolare alle strategie di inclusione delle minoranze culturali, etniche, di genere, delle disabilità sia fisiche che mentali. Ogni scheda propone un percorso attraverso l’approfondimento, per ciascun film e serie tv, delle strategie narrative, dei linguaggi visivi, nonché delle politiche e prassi industriali, della distribuzione/diffusione e della risposta di pubblico e critica. La navigazione offre così la possibilità di intrecciare tre livelli strettamente connessi: la produzione, la rappresentazione e la circolazione/ricezione dei contenuti audiovisivi analizzati, mettendone in evidenza le pratiche inclusive o le eventuali criticità, così come la relazione tra la libertà creativa e la responsabilità sociale, anche alla luce delle dinamiche di competizione commerciale e digitale che hanno trasformato il panorama audiovisivo italiano. Le schede sono arricchite da materiali multimediali – trailer, clip, immagini, interviste – che guidano il visitatore e la visitatrice in un percorso tematico articolato e coinvolgente.

Metodologia della ricerca

L’analisi è basata su interviste al comparto creativo e produttivo e su un’attività di ricerca, che comprende la revisione critica della letteratura esistente, la decostruzione dei testi audiovisivi e lo studio dei paratesti (materiali promozionali, comunicati stampa, ecc.), al fine di cogliere la complessità delle strategie messe in atto da Rai. Il risultato è una piattaforma di riflessione critica che non si limita a fotografare lo stato attuale della rappresentazione della diversità nei media italiani, ma che intende interrogare il ruolo stesso del servizio pubblico nell’Italia contemporanea, in rapporto ai principi di inclusività, responsabilità sociale e rilevanza culturale.

Destinatari e finalità culturali

Con questa mostra, il progetto WokeIt intende offrire strumenti di analisi e interpretazione non solo agli studiosi e alle studiose e ai professionisti e alle professioniste del settore, ma anche a un pubblico più ampio interessato ai temi della diversità nelle rappresentazioni mediatiche. In un contesto in cui termini come “woke” e “woke-washing” entrano nel dibattito pubblico, la ricerca propone una lettura approfondita e documentata sulle implicazioni culturali, politiche ed economiche delle scelte narrative di uno dei principali attori dell’audiovisivo italiano.

Le categorie analizzate

Disabilità, salute mentale, dipendenze e condizioni psicofisiche

La prima categoria prende in esame un insieme eterogeneo ma coerente di condizioni che mettono in discussione i modelli normativi di abilità fisica e mentale. In questa categoria rientrano in primo luogo le rappresentazioni legate alla disabilità fisica, alla neurodivergenza (inclusi autismo, ADHD, dislessia ecc.) e alla salute mentale, intesa non in senso generico ma specificatamente quando viene tematizzata a livello narrativo come esplicita problematica individuale e sociale.

Per esempio, depressione, disturbi d’ansia o traumi psicologici sono rilevanti solo se assumono un ruolo narrativo centrale, non se solo accennati come tratti accessori del personaggio. Nel novero delle tematiche considerate rientrano anche le dipendenze da alcol, sostanze stupefacenti, farmaci e gioco d’azzardo (ludopatia), così come l’uso cronico di droghe e sostanze psicoattive, anche in assenza di una tematizzazione esplicita come dipendenza. Non assume rilievo l’uso sporadico o narrativamente funzionale (ad esempio in contesti criminali o ricreativi), mentre risultano significative le rappresentazioni che mettono in luce le conseguenze durature e problematiche di tale uso sulla vita del personaggio.

Particolare attenzione è riservata alle patologie invalidanti, intese come condizioni croniche di natura medica o psicofisica che compromettono in modo rilevante l’autonomia individuale o la qualità della vita, a prescindere dall’età o dalla fase di sviluppo del personaggio. Non rientrano invece nella categoria le situazioni di fragilità sociale che non si accompagnano a problematiche riconducibili alle dimensioni della disabilità, della salute mentale o delle dipendenze. In questo senso, ageismo e obesità, vengono prese in considerazione solo se tematizzate come problematiche cliniche o psicologiche: il fattore generazionale, dunque, viene considerato solo in termini intersezionali, vale a dire che assume rilevanza nella misura in cui si lega a condizioni di disabilità fisica, disagio psicofisico o declino cognitivo (es. demenza senile). La categoria I, così intesa, riflette una visione ampia e articolata dell’inclusività, che non si limita a identificare la presenza di corpi non conformi o di soggetti fragili, ma che osserva come questi vengano integrati, rappresentati, problematizzati nelle narrazioni audiovisive.

Per esempio, depressione, disturbi d’ansia o traumi psicologici sono rilevanti solo se assumono un ruolo narrativo centrale, non se solo accennati come tratti accessori del personaggio. Nel novero delle tematiche considerate rientrano anche le dipendenze da alcol, sostanze stupefacenti, farmaci e gioco d’azzardo (ludopatia), così come l’uso cronico di droghe e sostanze psicoattive, anche in assenza di una tematizzazione esplicita come dipendenza. Non assume rilievo l’uso sporadico o narrativamente funzionale (ad esempio in contesti criminali o ricreativi), mentre risultano significative le rappresentazioni che mettono in luce le conseguenze durature e problematiche di tale uso sulla vita del personaggio.

Particolare attenzione è riservata alle patologie invalidanti, intese come condizioni croniche di natura medica o psicofisica che compromettono in modo rilevante l’autonomia individuale o la qualità della vita, a prescindere dall’età o dalla fase di sviluppo del personaggio. Non rientrano invece nella categoria le situazioni di fragilità sociale che non si accompagnano a problematiche riconducibili alle dimensioni della disabilità, della salute mentale o delle dipendenze. In questo senso, ageismo e obesità, vengono prese in considerazione solo se tematizzate come problematiche cliniche o psicologiche: il fattore generazionale, dunque, viene considerato solo in termini intersezionali, vale a dire che assume rilevanza nella misura in cui si lega a condizioni di disabilità fisica, disagio psicofisico o declino cognitivo (es. demenza senile). La categoria I, così intesa, riflette una visione ampia e articolata dell’inclusività, che non si limita a identificare la presenza di corpi non conformi o di soggetti fragili, ma che osserva come questi vengano integrati, rappresentati, problematizzati nelle narrazioni audiovisive.

Orientamento sessuale e identità di genere

Il progetto si propone di osservare anche come le produzioni Rai stiano rappresentando le soggettività LGBTQ+, interrogandosi su eventuali segnali di superamento di stereotipi ancora diffusi, come la figura del personaggio queer ridotto a funzione comica, tragica o deviante. Una rappresentazione più inclusiva si riconosce nella varietà delle esperienze raccontate e nella possibilità di costruire personaggi complessi, sfaccettati, non riconducibili a un unico tratto identitario. Per questo, la seconda categoria comprende tutte le narrazioni che tematizzano l’orientamento sessuale e/o l’identità di genere, in modo diretto o implicito, con attenzione alle minoranze storicamente sottorappresentate nei media italiani.

Rientrano quindi nella categoria i personaggi lesbici, gay, bisessuali, asessuali, così come quelli transgender, non binari, gender fluid o gender non-conforming. Sono incluse nella categoria anche narrazioni che tematizzano fenomeni correlati come le famiglie omogenitoriali, le relazioni non monogame consensuali (es. il poliamore), o i percorsi di transizione di genere (sociale, medico, legale).

L’attenzione non si limita alla semplice presenza di questi personaggi, ma si focalizza su come tali identità vengano trattate nel testo audiovisivo – se come parte della loro caratterizzazione primaria o, al contrario, come elemento marginale o stereotipato.

Un aspetto rilevante riguarda il ruolo che l’orientamento sessuale e l’identità di genere assumono all’interno della narrazione: in alcune storie questi elementi sono parte integrante del percorso del personaggio (coming out, discriminazione, dinamiche affettive, senso di appartenenza), mentre in altri casi compaiono in modo più marginale o implicito.

Rientrano quindi nella categoria i personaggi lesbici, gay, bisessuali, asessuali, così come quelli transgender, non binari, gender fluid o gender non-conforming. Sono incluse nella categoria anche narrazioni che tematizzano fenomeni correlati come le famiglie omogenitoriali, le relazioni non monogame consensuali (es. il poliamore), o i percorsi di transizione di genere (sociale, medico, legale).

L’attenzione non si limita alla semplice presenza di questi personaggi, ma si focalizza su come tali identità vengano trattate nel testo audiovisivo – se come parte della loro caratterizzazione primaria o, al contrario, come elemento marginale o stereotipato.

Un aspetto rilevante riguarda il ruolo che l’orientamento sessuale e l’identità di genere assumono all’interno della narrazione: in alcune storie questi elementi sono parte integrante del percorso del personaggio (coming out, discriminazione, dinamiche affettive, senso di appartenenza), mentre in altri casi compaiono in modo più marginale o implicito.

Immigrazione e confronto culturale

La terza categoria analizza le narrazioni che mettono al centro le esperienze migratorie e/o lo scambio culturale e religioso, in particolare quelle che coinvolgono soggetti provenienti da contesti non europei o comunque percepiti come “altri” rispetto alla società italiana. In questo senso, la categoria include rappresentazioni di immigrati di prima generazione e di seconda generazione, figli di immigrati nati o cresciuti in Italia la cui posizione culturale è spesso liminale, ambivalente, e per questo particolarmente interessante.

La categoria comprende anche situazioni di conflitto, confronto o integrazione interculturale, sia sul piano linguistico che religioso (es. Islam, Cristianesimo ortodosso, religioni africane o asiatiche), o legato alle tradizioni familiari, ai codici di genere, ai modelli educativi.
Più che essere “straniero” in senso anagrafico o legale, ciò che risulta rilevante, a livello narrativo, è la collocazione simbolica del personaggio come “altro” rispetto alla cultura dominante italiana.

Anche in questo caso, si distingue tra una rappresentazione strutturale e una presenza funzionalistica, decorativa o stereotipata. Ad esempio, un personaggio immigrato che svolge solo ruoli di servizio (es. badante, venditore ambulante) e non ha un arco narrativo significativo non contribuisce a una rappresentazione realmente inclusiva. Diverso è il caso in cui la narrazione problematizzi l’integrazione, il razzismo, la doppia appartenenza, o offra un punto di vista interno alla comunità rappresentata.

La categoria si apre anche alla lettura intersezionale, laddove l’esperienza migratoria si intreccia con questioni di genere, classe, età o orientamento sessuale, ampliando lo spettro della diversità rappresentata. In particolare, le narrazioni sulla seconda generazione si rivelano strategiche per comprendere i mutamenti nella società italiana, spesso più dinamici di quanto il discorso pubblico riconosca.

La categoria comprende anche situazioni di conflitto, confronto o integrazione interculturale, sia sul piano linguistico che religioso (es. Islam, Cristianesimo ortodosso, religioni africane o asiatiche), o legato alle tradizioni familiari, ai codici di genere, ai modelli educativi.
Più che essere “straniero” in senso anagrafico o legale, ciò che risulta rilevante, a livello narrativo, è la collocazione simbolica del personaggio come “altro” rispetto alla cultura dominante italiana.

Anche in questo caso, si distingue tra una rappresentazione strutturale e una presenza funzionalistica, decorativa o stereotipata. Ad esempio, un personaggio immigrato che svolge solo ruoli di servizio (es. badante, venditore ambulante) e non ha un arco narrativo significativo non contribuisce a una rappresentazione realmente inclusiva. Diverso è il caso in cui la narrazione problematizzi l’integrazione, il razzismo, la doppia appartenenza, o offra un punto di vista interno alla comunità rappresentata.

La categoria si apre anche alla lettura intersezionale, laddove l’esperienza migratoria si intreccia con questioni di genere, classe, età o orientamento sessuale, ampliando lo spettro della diversità rappresentata. In particolare, le narrazioni sulla seconda generazione si rivelano strategiche per comprendere i mutamenti nella società italiana, spesso più dinamici di quanto il discorso pubblico riconosca.