Le vite sociali delle sostanze
a cura di Dom Holdaway e Pierandrea Villa
Introduzione
8 Settembre 2015
100′
Claudio Caligari
Claudio Caligari, Francesca Serafini, Giordano Meacci
Kimerafilm, Rai Cinema, Taodue Film, Leone Film Group
Maurizio Calvesi
Mauro Bonanni
Paolo Vivaldi, Cristiano Balducci, Alessandro Sartini
Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico, Roberta Mattei
Italia: Good Films
Galleria immagini
Locandina

Trailer
Pressbook

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
Non essere cattivo è una storia di dipendenza, amicizia e marginalità ambientata nella periferia di Roma, a Ostia, nel 1995. Conclude la cosiddetta “trilogia romana” di Claudio Caligari, dopo Amore tossico (1983) e L’odore della notte (1998), proseguendo la sua esplorazione del degrado sociale e dell’ambiguità morale nella periferia romana. È anche l’ultimo film del regista, scomparso nel 2015 poco dopo la fine delle riprese (da quando Valerio Mastandrea ha aiutato a completare il film).
La forza del film risiede nella rappresentazione della dipendenza come forza corrosiva che distrugge relazioni e vite. Al centro della storia ci sono due amici, Cesare (Luca Marinelli) e Vittorio (Alessandro Borghi), che vivono ai margini della criminalità, immersi in cicli di consumo e piccolo spaccio di droga. Le loro notti all’insegna dell’eccesso segnano l’inizio di un progressivo allontanamento: Vittorio riesce a uscire dalla spirale della droga, scegliendo un lavoro stabile e costruendo una vita familiare con Linda e il suo giovane figlio, Tommasino; Cesare, nonostante tentativi poco convincenti di seguirlo, sprofonda sempre più nella dipendenza e nella violenza.
Caligari mostra la dipendenza come una condizione sociale vissuta, alternando alla tragedia momenti di ironia e leggerezza. Il film mette in luce come la spirale della tossicodipendenza coinvolga non solo i consumatori ma anche chi li circonda. L’esempio più doloroso è quello di Deborah, la giovane nipote di Cesare, accudita dalla nonna dopo la morte della madre — sorella di Cesare — a causa dell’AIDS contratto dal compagno tossicodipendente. Il film non è del tutto privo di moralismo: se da un lato le scene di sballo non vengono giudicate negativamente dalla macchina da presa, dall’altro l’epilogo con la “redenzione” di Vittorio appare più edulcorato, sfiorando il melenso, reintroducendo una posizione morale.
In questo contesto, Caligari inquadra Cesare e Vittorio come anti-eroi, fragili ma umani, le cui tragedie derivano tanto dall’abbandono sociale quanto dalle loro debolezze personali. Il legame con Pier Paolo Pasolini è esplicito: Vittorio prende il nome da Accattone (1961), e Caligari ne prosegue la denuncia del sottoproletariato romano. La scelta di ambientare la storia a Ostia – luogo dell’assassinio di Pasolini – rafforza questo legame simbolico. Molte sequenze, come quelle ambientate nell’edificio fatiscente dove Cesare e Viviana tentano di costruire una vita insieme, evocano le rovine e il degrado che hanno segnato a lungo il cinema politico italiano, qui declinati in un’immagine cupa di periferia dimenticata.
Cesare e Vittorio sono tutt’altro che idealizzati: spesso violenti e crudeli, si sfidano in gare di virilità e maltrattano le donne. Samantha, una sex worker trans o di genere non conforme, spacciatrice e tossicodipendente, incarna la figura più stereotipata del film: ipersessualizzata, marginale e sacrificabile. Inizialmente amica di Viviana, diventa bersaglio degli insulti omofobi di Cesare e, più tardi, di una violenza estrema quando lui la rapisce e la costringe a scavarsi la fossa.
Anche le altre figure femminili sono costruite secondo schemi semplificati: da un lato le donne “pure”, come la madre e la nipote di Cesare; dall’altro le donne segnate da droga ed erotismo, come Viviana. Presentata prima come la fidanzata di Vittorio, vittima delle sue esplosioni di violenza, Viviana finirà con il vivere con Cesare, intrappolata in un nuovo ciclo autodistruttivo. Il film include anche una breve ma significativa apparizione di Emanuela Fanelli – accreditata come prima smandrappata – il cui successivo successo come comica conferisce retrospettivamente rilievo al suo ruolo di donna anonima ed emarginata.In definitiva, Non essere cattivo rappresenta un mondo in cui le donne e le figure queer fungono soprattutto da strumenti narrativi per mettere in risalto la corruzione o la possibile redenzione dei protagonisti. Delle loro vite interiori, delle aspirazioni o del passato sappiamo poco o nulla. Se questa scelta nasce dal desiderio di Caligari di dare priorità al legame tragico tra Cesare e Vittorio, resta tuttavia una occasione mancata che, a dieci anni dall’uscita del film, ne attenua in parte la forza della denuncia sociale.
Stereotipi & strategie di inclusione
Gli effetti delle sostanze
Il film si apre con Cesare e Vittorio che prendono una pasticca, in una sequenza che definisce da subito il linguaggio dinamico di Non essere cattivo. I movimenti frenetici della macchina da presa e il montaggio rapido riflettono l’iperattività dei personaggi sotto effetto della droga. Il loro comportamento diventa presto esplosivo: rumorosi e aggressivi, Cesare e Vittorio si spingono e si fanno violenti nel tentativo di ottenere altre pasticche all’interno di una discoteca.
Questo tipo di rappresentazione dell’uso di droghe culmina, poche scene dopo, nel “bad trip” di Vittorio. In preda alle allucinazioni, vede un pullman che passa, figure in costumi da circo e da carnevale e la surreale sparatoria (da un uomo vestito come Vittorio) contro una sirena. La scena inizialmente ha toni quasi ironici – soprattutto attraverso lo sguardo scettico di Cesare – ma le immagini sono caotiche e prive di significato, generate più da una paura pura che da una rappresentazione simbolica del subconscio.
La sequenza si chiude a casa, dove il gruppo cucina la pasta: Vittorio vede improvvisamente un demone prendere forma nell’olio bollente di una padella. L’inquadratura claustrofobica ci intrappola nel suo stato di disorientamento, ma questa volta la visione non ci viene mostrata: un modo per sottolineare l’inutilità e la falsità della sua paura – vediamo solo, in primo piano, prima il suo terrore e poi il disgusto nella scena culminante in cui sputa allo specchio. Il successivo fade to black segna un punto di svolta: al ritorno dell’immagine, troviamo un Vittorio diverso, che lavora come muratore, segnato dall’esperienza e spinto verso il cambiamento.
Rappresentare la dipendenza
Caligari descrive la dipendenza alternando toni e registri molto diversi. Due sequenze spiccano in questo senso: quella della “smandrappata” e quella successiva, in cui Cesare si confronta con l’eroina.
Nella prima, Cesare e Vittorio esibiscono una mascolinità ostentata, circondati da donne che dipendono da loro per la droga. Il potere dei due uomini è esagerato, quasi ridicolo, ma la disperazione delle donne è reale. Quando Vittorio getta la cocaina a terra e le donne si precipitano per raccoglierla, la scena passa dal comico al tragico, offrendo un’immagine umiliante della dipendenza.
Il tono diventa molto più cupo nella scena sull’imbarcazione di lusso, in cui Cesare si trova davanti all’eroina che dovrebbe spacciare. La composizione dell’inquadratura – la droga in primo piano, Cesare che cammina nervosamente sullo sfondo – rivela il suo crollo interiore. Quando infine cede, la macchina da presa frammenta il suo corpo in tagli rapidi e primi piani disturbanti, trasformando l’effetto della droga in un’aggressione visiva. La successiva scoperta di Viviana, tra orrore e dolore, rende il momento uno dei più duri del film: la rappresentazione della dipendenza non è più una performance, ma pura devastazione.
Complicità e desiderio
Una delle sequenze più toccanti si svolge quando Cesare torna a casa e apprende dalla madre che la nipote Deborah è morta, sola, durante la notte. La regia restituisce il colpo emotivo: un’inquadratura soggettiva indugia sull’orsacchiotto regalato da Cesare – con scritto “Non essere cattivo” sulla maglietta – prima di mostrare la nonna, piccola e spezzata nella penombra.
Il dolore spinge Cesare e Vittorio in un nuovo eccesso, ambientato nella sala giochi aperta da Vittorio. I lampi rossi, blu e viola della scena – un esempio di quella che la critica recente definirebbe “bisexual lighting” – avvolgono i loro corpi intossicati. Non a caso, in questa luce e in questo setting vediamo la vicinanza tra i due uomini in due occasioni: abbracciati di fronte al dolore, ma anche mentre si affrontano e rotolano a terra.
La sequenza allude anche alle sfumature omoerotiche del film. Pur senza mai renderlo esplicito, il rapporto tra Cesare e Vittorio rispecchia quello che Eve Kosofsky Sedgwick ha definito un triangolo omosociale: il loro legame è mediato da Viviana, ma la loro intensità emotiva supera spesso i confini dell’amicizia. Che lo si legga o meno in chiave queer, la loro relazione è intrisa di affetto – o del dolore per un affetto mancato. Tutto culmina nella scena finale, quando Vittorio incontra Viviana e scopre il giovane figlio di Cesare, sciogliendosi in lacrime per l’amico perduto ma ritrovando, attraverso la donna, il legame con l’uomo che entrambi hanno amato.
Conversazioni
“Caligari, due film bellissimi in trent’anni. E il terzo?”. Sull’Internazionale, Christian Raimo, intervista a Claudio Caligari durante la produzione del film.
C.C. «Questo film è la storia di due amici. A un certo punto uno decide di andare a lavorare, ma non è che va meglio dell’altro che continua a barcamenarsi tra legale e illegale. Quando entra quella realtà dello sfruttamento nella borgata, l’omologazione del lavoro è finita. Se pensi a Rocco e i suoi fratelli anche lì il meccanismo è lo stesso, con il fratello che finisce a lavorare all’Alfa di Arese. Ma lì eravamo in un’altra epoca, c’era un’altra speranza. All’inizio degli anni sessanta potevi ancora crederci all’emancipazione attraverso il lavoro. Anche se Accattone comincia con il fratello che dice: “Devo andà a lavorà” e subito uno gli risponde: “Ha bestemmiato”. Oggi un accattone spaccia in discoteca pastiglie e coca, ma poi la mattina può anche darsi che vada a lavorare».
CR: «Come fai a evitare il pericolo del didascalismo, del sociologismo?»
CC: […] «io lavoro usando codici semantici che a un primo livello sono guardabili e comprensibili da tutti e quindi si può anche dire che sono potenzialmente “commerciali”. Cerco di non tagliare fuori nessuno. Sarà semplicemente per l’ambiente da cui provengo. La mia formazione è quella di uno che da bambino e da preadolescente andava al cinema con suo padre e vedeva i film popolari. Questo discorso in America lo puoi fare più facilmente. Prendi Taxi driver. Che cos’è? Un film criptico o un film potenzialmente, anche se diversamente popolare? Guarda, penso che se sceglievo di fare film di nicchia, poco visibili, forse avrei fatto tanti film. Tanto non disturbi nessuno».
Puntata del vodcast Arte Settima con una intervista a Valerio Mastandrea sulla produzione audiovisiva di Claudio Caligari e analisi dei film.
“Francesca Serafini Brings Claudio Caligari’s Vision to Life in Non essere cattivo”. Su Italian Cinema Today, anon., intervista con la sceneggiatrice.
«Claudio Caligari si è presentato da me e da Giordano Meacci (che firma con noi la sceneggiatura) con Cesare e Vittorio e la loro storia di amicizia. Da lì è partito il nostro lavoro in comune: la volontà di raccontare l’Italia che sarebbe stata oggi, a partire dal 1995 che ne segna l’inizio. Questi due personaggi sono inseriti in un contesto dove è facilissimo sbagliare; dove, per fare i soldi, è difficile non diventare cattivo (senza cultura e possibilità, lo spaccio diventa il modo più rapido per “svoltare”, come si direbbe dalle nostre parti). Eppure loro ci provano fino alla fine a non essere cattivi, mossi dall’amore che li lega tra loro e da quello che li stringe alle loro donne (le figure femminili in questo film sono molto importanti). Purtroppo a volte, in certi contesti, appunto, l’amore non basta a salvarti.»
Incontro con Alessandro Borghi, Luca Marinelli, Silvia D’Amico, Valerio Mastandrea organizzata alla Festa di Cinema di Roma, 2025, per il decennio del film.
“Nota di regia”, commento del regista Claudio Caligari nel pressbook
«La ricerca sul campo è stata effettuata attraverso i canali rimasti aperti dai tempi di Amore Tossico e soprattutto attraverso Emanuel Bevilacqua, che nell’Odore della notte interpretava il ruolo del Rozzo. Emanuel è nato e vive a Piazza Gasparri, il cuore di Ostia Nuova a due passi dall’Idroscalo, ed è figlio di una delle famiglie storiche pasoliniane insieme ai Citti e ai Davoli. Il padre e gli zii hanno recitato nei primi film di Pasolini a cominciare da Accattone dove interpretavano i napoletani. Ne è venuta fuori una miniera di fatti e di racconti di vita dei vent’anni – e più – che vanno dal periodo in cui è ambientato Amore tossico in avanti: un quadro antropologico impressionante per quantità e verità. Un quadro da cui, per stare al gioco dei riferimenti, più che un nuovo Accattone o un nuovo Amore Tossico potrebbe forse uscirne un nuovo Mean Streets».
TV call del film al festival di Venezia 2015, con intervista a Luca Marinelli, Alessandro Borghi e Valerio Mastandrea.
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
Dal punto di vista produttivo, sin dall’inizio Non essere cattivo è stato un film difficile da finanziare, forse a causa dei diciassette anni trascorsi dall’ultima esperienza alla regia di Caligari (già malato durante la preproduzione) e della scelta di realizzare un’opera tanto cruda e realistica. In questo contesto, la prematura scomparsa del regista, avvenuta prima della fine delle riprese, ha rappresentato l’ultimo e definitivo ostacolo alla realizzazione del film, poi portato a termine da Valerio Mastandrea, amico di Caligari e tra i produttori dell’opera.
Stando al racconto di chi ha partecipato al progetto, il lavoro alla base di Non essere cattivo non è stato soltanto un’esperienza professionale, ma anche la costruzione di un profondo legame di amicizia tra coloro che, insieme al regista, hanno deciso di portare a termine un’opera complessa, mossi da una profonda fiducia nel progetto. Il gruppo che ne è emerso, autodefinitosi “la banda Caligari”, non solo ha contribuito alla conclusione del film seguendo le indicazioni del regista, ma ha anche accompagnato l’opera nelle sue ultime fasi di distribuzione e circolazione. Per quanto concerne il lavoro sul set è particolarmente interessante la costruzione dei personaggi di Cesare e Vittorio da parte dei due attori protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Borghi. Entrambi hanno dichiarato di aver dedicato particolare cura nell’evitare di restituire una caratterizzazione stereotipata della tossicodipendenza e nello specifico Marinelli ha approfondito la parte attraverso la visione di documentari e reportage sul tema.
Finanziamenti pubblici
Il film è stato realizzato con il supporto del MiBACT – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo
Retoriche promozionali
Lo status di film postumo di Non essere cattivo ha certamente comportato difficoltà sul piano promozionale, poiché, come spesso accade per questo tipo di produzioni, gran parte della promozione si basa sulla presentazione del film ai festival e alla stampa da parte dell’autore. In questo caso, questo ruolo è stato raccolto dagli amici e collaboratori di Caligari, “la banda Caligari”, che hanno provveduto ad accompagnare l’opera nelle fasi di circolazione. In questo contesto la prematura scomparsa del regista ha determinato alcune difficoltà specifiche: una su tutte, la decisione del direttore artistico Alberto Barbera di non includere il film nel concorso della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove il film ha esordito fuori concorso. Il film ha goduto, tuttavia, di particolare visibilità, sia nei contesti festivalieri sia grazie alla sua selezione, nello stesso anno, per gli Academy Awards (anche se poi non ha ricevuto la nomination). Nel corso delle presentazioni, si è dato ampio spazio, da un lato, al ricordo della figura di Caligari, talvolta definito un autore sottovalutato nel panorama del cinema italiano, e dall’altro al ruolo e al legame che unisce la “banda Caligari”, in quanto gruppo di artisti e amici caratterizzato da un rapporto di amicizia prima ancora che professionale. Il film viene inoltre presentato come ultimo atto di una trilogia ideale che lega Accattone di Pasolini, Amore tossico dello stesso Caligari e la sua opera postuma. Sia nelle note di regia che in diverse interviste e recensioni emerge infatti il confronto con il regista romano, da cui lo sguardo di Caligari eredita un certo modo di raccontare una periferia in cui, però, è sparita ogni forma residua di sacralità. Sul piano della rappresentazione il film viene presentato per lo più come un racconto di emarginazione e degrado e raramente vi sono riferimenti diretti al tema della tossicodipendenza o alle minoranze rappresentate nel film (i due spacciatori sud-americani e la donna trans, Samantha). Rispetto al primo punto fanno tuttavia eccezione le dichiarazioni dei due attori protagonisti, che si concentrano sulla definizione dei due personaggi e sul lavoro di rappresentazione non stereotipata della loro tossicodipendenza.
Conversazioni
Incontro con gli sceneggiatori Giordano Meacci e Francesca Serafini e i produttori Simone Isola e Paolo Bogna.
“La lettera di Mastandrea a Scorsese”. Su Il messagero. Valerio Mastandrea scrive una lettera a Martin Scorsese a ottobre 2014 per cercare di portare attenzione (del regista, del pubblico) al film durante la sua produzione.
«Caro Martino,questa mia lettera è solo un tentativo che va ad aggiungersi alle centinaia che abbiamo fatto in questi due anni. Non riusciamo a raggiungere una cifra tale per mettere questo signore [il regista, Caligari] sul set: che è il suo luogo naturale. Ho pensato: questo signore parla e cita Martino come se fosse un suo compagno di scuola. Conosce il Cinema e soprattutto quello di Martino come lo avessero fatto assieme. A noi mancano tanti soldi per fare questo film. È piccolo ma ne mancano ancora tanti, anche per quel piccolo. Allora io chiedo a Martino di leggere il copione e di guardarsi Amore tossico. Spero che Martino lo faccia, si innamori del Cinema di questo signore e venga qui a conoscerlo, pronto a produrre il suo film insieme a noi che siamo la sua piccola banda che il Cinema lo ama e lo detesta forse per quanto lo ama. Spero che Martino non si offenda per come lo chiamo ma è questo signore che lo chiama sempre così. Ecco, questo ho pensato e questo spero. E anche se questa lettera sarà tradotta e con la traduzione forse si perderà la commozione con cui è stata scritta, sarà stato un altro tentativo a cui ne seguiranno altri magari ancora più folli. Perché il Cinema di questo signore, Claudio Caligari, merita più di quanto è stato fino a oggi. E perché lo ripeto, quanto lo ama Claudio, il Cinema, forse neanche tu, Martino. A nome della Crew di Non essere Cattivo ti ringrazio per l’attenzione.»
Circolazione e ricezione
Circolazione
Il film è distribuito in Italia da Good Films, mentre la distribuzione nelle sale all’estero è curata da Missing Films (Austria), Bellissima Films (Francia), Missing Films (Germania), Uncork’d Entertainment (Stati Uniti). Le vendite estere sono affidate a Rai Com
Nonostante le difficoltà, il film ha goduto di un’ottima circolazione ai festival del cinema nazionali e internazionali, dove ha ricevuto anche un numero di premi considerevole (38). Data la scarsità di festival tematici dedicati nello specifico alla tossicodipendenza e alla marginalità del personaggio transgender, non si registrano partecipazioni presso manifestazioni tematiche. Di grande rilevanza, invece, la scelta del film come entry italiano per gli Academy Awards (miglior film in una lingua non-inglese), che ha certamente favorito e facilitato la circolazione del film in tutte le aree coinvolte (festival, cinema, TV). Dal punto di vista del mercato primario, il film ha registrato una discreta presenza in sala, che si è estesa per sei settimane in sessanta cinema. Inoltre, il suo status di film cult ha favorito una seconda circolazione di una settimana in occasione dei dieci anni dal suo debutto. Anche la circolazione televisiva registra un dato decisamente positivo: il film registra più di sette passaggi sui canali Rai, di cui tre prime serate (su Rai Movie, Rai 4 e Rai Storia). Inoltre, poco dopo l’uscita in sala, il film è stato inserito in alta rotazione sui canali Sky Cinema. Per quanto concerne lo streaming in Italia, il film è disponibile su RaiPlay e Netflix, mentre a livello europeo Non essere cattivo è presente su 25 cataloghi distribuiti su 32 paesi europei.
Festival (selezione)
2025
Festa del Cinema di Roma – Roma Cine Fest | Omaggio a Claudio Caligari, a Dieci Anni dalla Scomparsa, Arena Cinema Sotto le Stelle a Santa Corona | Panorama, Mostra Internazionale del Nuovo Cinema – Pesaro Film Festival | Proiezione Speciale, Sudestival | Omaggio a Claudio Caligari.
2022
Festival Italissimo a Lione | Panorama.
2021
Cinema Italiano IIC Chicago | Panorama.
2020
L’Ombra Nera dei Margini. Periferie Urbane e Sociali nel Cinema | Panorama, Asylum Fantastic Fest | Il cinema di Claudio Caligari, BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival | Evento Speciale.
2019
Parma Video Film Festival | Retrospettiva Claudio Caligari, Popoli e Religioni – Terni Film Festival | Panorama, Trame – Periferie e Marginalità nel Cinema dell’Italia Contemporanea | Panorama.
2017
Der Neue Heimatfilm Film Festival | Panorama, Italian Film Festival New Zealand | Panorama, CineFesta Italia | Panorama, Minneapolis Italian Film Festival | Panorama, UMIFF – University of Miami Italian Film Festival | Panorama.
2016
Festival del Cinema Italiano di Podgorica | Panorama, La Valigia dell’Attore | Panorama, Cairo International Film Festival | Festival of Festivals, Europaisches Filmfestival Gottingen | Cinema Italia, Festival du Cinema Italien d’Ajaccio – Festivale di u Filmu Talianu | Panorama, Festival Internacional de Cine de Merida y Yucatan | Seleccion Italiana, Italian Film Festival Cardiff | Panorama, Presente Italiano | Concorso, RIFF – Rome Independent Film Festival | Il Cinema Narrativo di Claudio Caligari, St. Louis International Film Festival | International Spotlight, Verso Sud | Panorama, Cinevasioni – Festival del Cinema in Carcere | Concorso, Flanders International Film Festival Gent | Global Cinema, Isola di Ventotene Film Festival | Panorama, Italienska Filmfestivalen | Panorama, Valdarno Cinema Film Festival | Premio FEDIC, Lavazza Italian Film Festival | Lights, drama, action!, Tirana International Film Festival | Feature Film, Bobbio Film Festival | Concorso, Clorofilla Film Festival | Panorama, Mantova Film Fest | Svisti, Fiuggi Family Festival | Panorama, Karlovy Vary International Film Festival | Horizons, Lo Schermo è Donna | Panorama, Premio Sergio Amidei | Concorso Internazionale Migliore Sceneggiatura, Sorridendo Film Festival | Panorama, Tuscia Film Fest | Panorama, Bagnacavallo al Cinema | Panorama, Cinema Castello dell’Imperatore Estate | Panorama, Festa do Cinema Italiano 8 ½ Brasile | Panorama, ICFF Italian Contemporary Film Festival | Panorama, Journées du Cinéma Italien Contemporain a Tunis | Panorama, Ladispoli Città Aperta | Panorama, Premio L’Anello Debole – L’Altro Festival | Panorama, Rassegna del Nuovo Cinema Italiano in Bosnia Erzegovina | Panorama, Cinemando – Festival del Cinema Italiano Contemporaneo | Panorama, Festival du Cinema Italien de Brest | Panorama, Festival International du Film Policier de Liege | Compétition Officielle, Italian Film Festival in Scotland | Panorama, 8 e 1/2 Festa Do Cinema Italiano | Panorama, Festival Internazionale del Cinema Patologico | Lungometraggi, Il Cinema Italiano Visto da Milano | Lungometraggi e documentari, Miami Italian Film Festival | Panorama, Ales Film Festival | Avants-premières et Inédits, BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival | ItaliaFilmFest/Lungometraggi, Cinema Italien a Voiron | Panorama, Festival del Cinema Italiano: da Venezia a San Pietroburgo | Panorama, Glocal Film Festival | Omaggio a Claudio Caligari, Italian Film Festival London – Cinema Made in Italy | Panorama, Los Angeles, Italia, Film, Fashion and Art Festival | Panorama, Portland International Film Festival | Narrative Feature, Festival del Cinema Italiano: da Venezia a Mosca | Panorama, Goteborg Film Festival | Fokus: Italien, Rotterdam International Film Festival | Regained, Sudestival | Concorso.
2015
Mostra de Cinema Italià de Barcelona | Lungometraggi, Appuntamento con il Cinema Italiano a Istanbul | Panorama, Cinema Italian Style | Panorama, Festival de Cine Italiano de Madrid | Lungo, Festival de Cinema Italiano no Brasil | Panorama, La Città che Sale | Panorama, MittelCinemaFest Bratislava | Panorama, Sulmona International Film Festival | Panorama, Un Posto nel Mondo | Panorama, Venezia Cinema Italiano in Brasile | Panorama, ViaEmiliaDocFest | Omaggio Critico al Cinema di Claudio Caligari, AFI Los Angeles International Film Festival | Presentations, Festival du Film Italien de Villerupt | Films Compétition, Invito al Cinema | Panorama, Ortigia Film Festival – OFF | Retrospettiva Claudio Caligari, Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia | Fuori Concorso, Cuneo Film Festival | Evento Speciale, Venice in Seoul | Panorama.
Premi
2017
CineFesta Italia (festival): Audience Choice Award Best Film
2016
OFFF – Otranto FIlm Fund Festival (festival): Premio Speciale della Giuria.
Ciak d’Oro (concorso): Ciak d’Oro Miglior Produttore (Paolo Bogna), Ciak d’Oro Miglior Produttore (Simone Isola), Ciak d’Oro Miglior Produttore (Valerio Mastandrea), Ciak d’Oro Rivelazione dell’Anno (Alessandro Borghi).
Roma VideoClip – Il Cinema Incontra la Musica (concorso): Menzione Speciale Compositore rivelazione (Paolo Vivaldi).
Valdarno Cinema Film Festival (festival): Premio FEDIC.
Premio Raf Vallone (concorso): Premio Miglior Compositore (Paolo Vivaldi).
Tirana International Film Festival (festival): Best Director (Claudio Caligari), Best European Feature Film.
Bobbio Film Festival (festival): Premio “Gobbo d’Oro” Migliore Film, Premio Migliore Attore (Alessandro Borghi), Premio Migliore Attore (Luca Marinelli).
CliCiak (festival): Premio Sezione Bianco e Nero (Angelo R. Turetta).
Premio Sergio Amidei (festival): Premio Internazionale “Sergio Amidei” Migliore Sceneggiatura Cinematografica (Claudio Caligari), Premio Internazionale “Sergio Amidei” Migliore Sceneggiatura Cinematografica (Francesca Serafini), Premio Internazionale “Sergio Amidei” Migliore Sceneggiatura Cinematografica (Giordano Meacci).
Sorridendo Film Festival (festival): Premio Migliore Film.
Nastri d’Argento (concorso): Premio Miglior Produttore (Pietro Valsecchi), Premio Migliore Fotografia (Maurizio Calvesi), Premio Migliore Presa Diretta (Angelo Bonanni), Premio Miglioro Sonoro in Presa Diretta (Angelo Bonanni), Premio Nastri d’Argento- Persol Personaggi dell’anno (Alessandro Borghi), Premio Nastri d’Argento- Persol Personaggi dell’anno (Luca Marinelli), Premio Speciale (Valerio Mastandrea).
Festival International du Film Policier de Liege (festival): Prix Meilleur Comedien (Alessandro Borghi).
BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival (festival): Premio “Franco Cristaldi” Migliore Produttore, Premio “Vittorio Gassman” Migliore Attore Protagonista (Luca Marinelli).
Festival del Cinema Citta’ di Spello (festival): Premio Migliore Montaggio del Suono (Fabio D’Amico), Premio Migliore Sceneggiatura (Francesca Serafini), Premio Migliore Sceneggiatura (Giordano Meacci).
Premio ColonneSonore.net (concorso): Premio Migliore Musica per Film Italiano 2015 (Paolo Vivaldi).
Sudestival (festival): Menzione Speciale “Sguardi – Bcc di Monopoli”.
2015
Rencontres du Cinema Italien a Toulouse (festival): Mentions Speciales.
Incontri del Cinema d’Essai – Premio FICE (rassegna): Premio attore dell’anno (Alessandro Borghi).
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (festival): Premio “Gianni Astrei”, Premio “Pasinetti” Migliore Film, Premio “Pasinetti” Migliore Interpretazione Maschile (Luca Marinelli), Premio Assomusica Ho Visto una Canzone (Riccardo Sinigallia), Premio Schermi di Qualità – Carlo Mazzacurati, Premio FEDIC, Premio Gillo Pontecorvo Città di Roma- Arcobaleno Latino, Premio NuovoImaie Rivelazione (Alessandro Borghi), Premio Sorriso Diverso Venezia Migliore Film Italiano.
Ricezione
Come accennato, il film ha beneficiato di una distribuzione nelle sale cinematografiche. Durante le sei settimane di programmazione in Italia ha incassato oltre 680.000 €, con 130.000 biglietti venduti. Le recensioni, sia della stampa sia del pubblico sui siti aggregatori, sono in gran parte molto positive. Per quanto riguarda queste ultime, il film ha un punteggio di 7,1/10 su IMDb, basato su 5.300 recensioni; il valore sale leggermente (7,4) se si considerano solo le 3.625 recensioni geolocalizzate in Italia. Su Letterboxd, il film ha un punteggio di 3,8/5 e un totale di 17.550 visualizzazioni registrate. Su MyMovies, il punteggio è di 3,53, mentre la media delle recensioni della stampa è di 4,17.
Fra queste recensioni, molti focalizzano la loro attenzione su come il film non proponga una rappresentazione moralistica o didascalica della droga. Quello che viene presentato non è un “messaggio” semplicistico sulla dipendenza, ma un quadro complesso, fatto di attrazione, caduta, amicizia, speranza e disfatta. Il tema della dipendenza viene rappresentato come espressione di un vuoto esistenziale, di un’assenza di prospettive, di un mondo in cui i giovani protagonisti cercano “altrove” quella felicità che non trovano. In molte recensioni si legge come il film sia stato accolto come un “pugno allo stomaco”, perché restituisce la caccia disperata al “viaggio” come fuga dal quotidiano, ma anche l’impossibilità reale di salvarsi pienamente. La critica ha apprezzato il linguaggio visivo e la sceneggiatura per non indulgenza: la regia evita la retorica, dà voce ai corpi e agli sguardi (“occhi lucidi, malati, nascosti”, per usare una delle descrizioni) senza pietà.
Pur con lodi diffuse dalla stragrande maggioranza dei giornalisti e critici, alcuni commenti rilevano che il film utilizza, almeno nella parte iniziale, una certa “nostalgia” da borgata e un panorama già visto di giovani delinquenti e droga, strutture narrative che possono richiamare modelli precedenti del cinema italiano di periferia. Nel complesso, il film è ritenuto un’opera che eleva il genere “dramma di tossicodipendenza” a riflessione sociale ampia, più che a racconto individuale.
Sul tema della rappresentazione femminile e delle minoranze sociali, le recensioni evidenziano un limite piuttosto marcato: il film si concentra quasi esclusivamente su rapporti e dinamiche maschili, in particolar modo sull’amicizia tra Cesare e Vittorio. Pur rappresentati con sensibilità, i personaggi femminili vengono definiti dalla critica come figure marginali, ancillari rispetto ai due personaggi principali. In alcune analisi si nota che la madre di Cesare, la bambina malata, la ragazza che poi diventerà la sua compagna rappresentano la vulnerabilità delle figure femminili nella periferia. Nonostante questo, però, i loro profili non vengono approfonditi quanto quelli dei protagonisti maschi. Le minoranze etniche non sono un focus esplicito nelle recensioni: l’ambientazione è popolare e periferica, ma non emerge un discorso forte sull’inclusione razziale o culturale diverso da quello della marginalità sociale. Per quanto riguarda la condizione delle donne, alcuni critici invitano a considerare come il film riproponga in parte una visione maschile della marginalità, in cui le donne sono vittime o figure di sostegno, più che agenti della narrazione.
D’altro canto, alcune recensioni apprezzano la presenza di figure femminili che, pur avendo solo un ruolo di supporto, emergono con una dignità propria: la scena in cui la madre di Cesare vuole proteggere la nipote malata viene letta come un momento di forza in un film dominato dai maschi. In sintesi, la risposta critica nota con favore il realismo sociale e la coerenza delle ambientazioni, ma segnala un certo squilibrio nella distribuzione delle soggettività: il racconto resta centrato sugli uomini e sull’amicizia maschile nella borgata.
Le recensioni non affrontano la relazione affettiva tra i due protagonisti da una prospettiva queer: una possibile omosessualità o omo-erotizzazione del loro rapporto non è presentato come tema dalla critica. Molte recensioni si occupano ovviamente dell’amicizia tra i due protagonisti, definendola intensa ma trascendendo da una tematizzazione esplicita delle tensioni possibilmente omosessuali. Questo aspetto, curiosamente, emerge in modo molto più chiaro nelle recensioni degli utenti del film su siti come Letterboxd – soprattutto in anni più recenti.Nel complesso, la risposta della critica e del pubblico a Non essere cattivo è stata largamente favorevole, lodando il modo in cui la tossicodipendenza viene raccontata come fatto sociale e umano, piuttosto che come colpa individuale; tuttavia, il discorso sull’inclusione/diversità rimane più implicito che dichiarato.
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Paola Casella, “Non essere cattivo – Recensione”, mymovies.it, 7 settembre 2015.
«Al di là di una trama piuttosto prevedibile e molto già vista al cinema, ciò che colpisce di Non essere cattivo è l’energia vitale di cui è imbevuto, la fame di rivalsa, la voracità con cui Vittorio e Cesare azzannano la vita, strappandone brandelli di carne viva. La fotografia (di Maurizio Calvesi), lucida e colorata al neon, crea un 3D “de noantri”, un bassorilievo pagano. Anche l’archeologia suburbana è messa a frutto per delineare un universo coatto e coattante, un pianeta selvaggio dove è inevitabile sentirsi marziani, come marziano doveva sentirsi Caligari rispetto a gran parte dell’inciviltà contemporanea».
Camillo De Marco, “Non essere cattivo: Caligari’s last will and testament”, Cineuropa, 7 settembre 2015.
«Non sarebbe così fuori luogo evocare il nome di Pier Paolo Pasolini in relazione ai film di Caligari, perché gli ambienti, i luoghi, il linguaggio, i sogni e le frustrazioni di questi ragazzi operai e suburbani sono gli stessi che si trovano nelle opere letterarie e cinematografiche di PPP, seppur aggiornati nel corso dei decenni. Proprio come Pasolini, Caligari ha un modo davvero affettuoso di guardare le cose. Ridiamo e ci commuoviamo in questa “storia di puro amore”, come l’ha definita Valerio Mastandrea, che accompagna il film al festival».
Concita de Gregorio, “La borgata di Caligari inizia dove finisce quella di Pasolini”, La Repubblica, 8 settembre 2015.
«Oggi Vittorio spaccia cocaina e pastiglie: si chiamano Popeye, Playboy, colori pastello e smile incisi sopra. I nipoti di Accattone hanno i corpi e le voci di Luca Marinelli e Alessandro Borghi che più che interpretare, incarnano i ventenni-bambini cresciuti in un posto dove non c’è nient’altro che tutto quel che manca. “Sarebbe bello essere marziani”. “Sì, ma per andare dove?”.
Non essere cattivo chiude la trilogia di un regista che in 40 anni ha girato tre film: Amore tossico, L’odore della notte, e questo. Caligari è morto 100 giorni fa. […] Non essere cattivo è il più bel film italiano visto finora a Venezia, e uno dei più riusciti in assoluto. Fuori concorso, però».
Raffaele Meale, “Non essere cattivo”, Quinlan, 7 settembre 2015.
«Non essere cattivo, come tutte le opere postume (il montaggio è stato terminato dopo la morte del regista), sarà probabilmente destinato a elogi, applausi, lacrime (a volte di coccodrillo); andrebbe invece preso per quello che è, testamento non solo di un grande autore, ma di un “perché” fare cinema. Come tale andrebbe protetto, difeso e promosso. […] Non essere cattivo è finora il più bel film italiano visto a Venezia e, forse, dall’inizio dell’anno».
Andrea Pirruccio, “Il terrore del vuoto”, Cineforum (FIC), 12 settembre 2015.
«Un film sul terrore del vuoto: questo è, tra le altre cose, Non essere cattivo, l’ultima […] bellissima opera di Claudio Caligari. […] Terrore del vuoto che Caligari pare volere esorcizzare con una messa in scena da cui lo stesso vuoto è cancellato, dove i protagonisti sono in campo dall’inizio alla fine, e in cui il silenzio è bandito da conversazioni ininterrotte e da esplosioni di musica capace di azzerare i pensieri».
Giacomo Calzoni, “Non essere cattivo, di Claudio Caligari”, Sentieri Selvaggi, 8 settembre 2015.
«Si vede tutto l’amore e si vede la rabbia, quella consapevolezza di filmare le cose per l’ultima volta (le croci che cadono, il cimitero, l’orsacchiotto di pelouche) che però può permettere ai personaggi di vivere ancora (la postilla finale, un anno dopo), passando il testimone alla generazione successiva. Ma Non essere cattivo deve necessariamente essere pensato come grande cinema anche in maniera svincolata dalla sua natura postuma: perché è sempre più raro vedere tanta vita furente rincorrersi all’interno di un singolo film, con un amore nei confronti dei suoi personaggi che rispecchia coerentemente l’umiltà di un artista che non ha mai raccontato la realtà con lo scopo di salire in cattedra, bensì per condividere la bellezza e la poesia che si nascondono dietro le sue storie. Senza mai sforzarsi di piacere a tutti i costi, senza avere mai la tentazione di tirarsi indietro».
Andrea Maderna, @giopep, 25 dicembre 2016, via Letterboxd (225 likes).
«“Che buffo leggere le parole “Rai”, “Mediaset”, “Ministero”, “Movieplayer” e “tax” subito prima che inizi un film della madonna»
Rebekah Olson, @to_have_a_home, 30 July 2023, su Letterboxd (0 likes).
«I’ve been watching way too much aggro toxic masculine shit lately. I need a break for real. That being said, Cesare’s 90s fits were good and the performances were strong. Homoeroticism AND homophobia/transphobia because repressed shitbags contain multitudes. I’m just sick of watching stuff that doesn’t respect women and characters you just want to scream at and shake because they can’t stop fucking up, despite opportunities to do better. Luca always hot though».