Una “strana coppia” tra rinnovamento del crime all’italiana e limiti della rappresentazione
a cura di Greta Delpanno
Introduzione
Rai Uno
2018-2022
3 stagioni; 36 episodi
Marco Pontecorvo (st. 1-2), Claudio Amendola ed Enrico Rosati (st. 3)
Giampaolo Simi e Vittorino Testa
Francesco Amato, Giampaolo Simi e Vittorino Testa (st. 1), Donatella Diamanti (st. 1-3), Laura Grimaldi, Roberto Jannone e Michela Straniero (st. 3)
Rai Fiction, Cattleya
Vincenzo Carpineta (st. 1-2), Stefano Palombi (st. 3)
Marco Garavaglia (st. 1-2), Roberto Siciliano (st. 3)
De Luca & Forti
Claudio Amendola, Miguel Gobbo Diaz, Mario Muzo, Rosa Diletta Rossi, Alessandro Sperduti, Margherita Vicario, Sandra Ceccarelli, Alessia Barela, Antonia Liskova, Angela Finocchiaro, Nicole Grimaudo, Gianluca Gobbi, Giorgia Salari, Caterina Guzzanti
Rai Uno, Rai Play
Galleria immagini
Locandina (prima stagione)

Locandina (seconda stagione)

Locandina (terza stagione)

Audiodescrizione
Audiodescrizione della fiction Nero a metà, disponibile su RaiPlay Sound
Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
Nero a metà si presenta come un crime drama poliziesco di struttura classica, ambientato a Roma, ma introduce una linea narrativa innovativa per il panorama Rai: la presenza di un poliziotto nero come coprotagonista. Al centro ci sono l’ispettore Carlo Guerrieri (Claudio Amendola), investigatore esperto e disincantato, e il giovane collega Malik Soprani (Miguel Gobbo Diaz), nato in Costa d’Avorio e cresciuto in Italia. La relazione tra i due, fondata su conflitti generazionali e culturali, costituisce l’ossatura narrativa della serie, con casi di cronaca nera che diventano occasione per mettere in discussione rapporti personali e tensioni identitarie.
La prima stagione in particolare insiste sul fatto che la legittimità di Malik come poliziotto venga costantemente messa in dubbio. In quasi ogni episodio emergono battute, sospetti o veri e propri episodi discriminatori: dai commenti dei colleghi o dei sospettati, che sottolineano il colore della pelle, alle diffidenze implicite di Guerrieri stesso, che fatica inizialmente ad accettarlo come partner. Malik deve continuamente ribadire di essere “italiano come gli altri”, scontrandosi con il pregiudizio che lo identifica come “altro” a prescindere dal suo ruolo istituzionale. Questa dinamica rappresenta una scelta narrativa ricorrente, che tematizza in maniera esplicita il razzismo quotidiano e la difficoltà di riconoscere come pienamente italiani i cittadini di seconda generazione.
Accanto al duo centrale, la serie costruisce un ampio corredo di personaggi che contribuiscono a sfumare le tensioni identitarie. Alba, figlia di Guerrieri e medico legale, diventa figura di mediazione ma anche di conflitto, soprattutto per la relazione sentimentale con Malik, che esaspera le resistenze del padre. La squadra investigativa, composta da figure come Cantabella, Cinzia Repola e Mario Muzo, porta in scena diversi gradi di accettazione e scetticismo, restituendo la varietà delle reazioni sociali alla presenza di un poliziotto nero all’interno delle forze dell’ordine.
La rappresentazione non idealizza né cancella le difficoltà: Malik è competente, determinato, spesso il primo a trovare intuizioni decisive nelle indagini, ma è anche sottoposto a un esame costante che i colleghi bianchi non devono affrontare. Il suo percorso professionale diventa così specchio di un conflitto più ampio: da un lato la volontà di affermarsi come parte integrante delle istituzioni italiane, dall’altro il peso di stereotipi che lo relegano a “ospite” o “eccezione”. La relazione con Guerrieri evolve nel tempo verso una fiducia reciproca, ma senza annullare del tutto le diffidenze iniziali, che restano parte del tessuto narrativo.
La Roma che fa da sfondo non è idealizzata, ma attraversata da conflitti: quartieri popolari, criminalità organizzata, razzismo latente. La città diventa coprotagonista, scenario in cui emergono sia le contraddizioni sociali che la possibilità di nuove forme di convivenza. La rappresentazione di Malik, in particolare, mette in discussione lo stereotipo del “migrante” inteso come estraneo o marginale: qui è pienamente italiano, integrato nelle istituzioni, ma al tempo stesso continuamente chiamato a giustificare la propria appartenenza..Con Nero a metà, la serialità italiana adotta una strategia di rappresentazione ibrida: rassicurare il pubblico con i codici riconoscibili del procedural, ma allo stesso tempo aprire la narrazione alla questione della diversità, rendendola parte integrante delle dinamiche di genere poliziesco. Il fatto che il ruolo di Malik venga sistematicamente messo in discussione — non solo come detective, ma come “italiano” — colloca la serie dentro un discorso che problematizza, più che celebrare, l’inclusione. È proprio in questa tensione continua che la serie trova la sua cifra distintiva, restituendo un’immagine della società italiana in cui l’appartenenza resta un campo di conflitto quotidiano.
Stereotipi & strategie di inclusione
Fin dalla prima stagione, Nero a metà costruisce gran parte della sua tensione narrativa sull’uso e la rielaborazione degli stereotipi. Malik, poliziotto nero in una squadra italiana, è costantemente messo alla prova da battute, insinuazioni e diffidenze che evidenziano quanto la sua appartenenza sia continuamente discussa. In parallelo, la serie introduce altre linee narrative che affrontano la questione degli stereotipi di genere, affidandole in particolare al personaggio di Cinzia Repola.
“Lo sguardo degli altri” – stereotipi, corpi e relazioni

In S1E6, una donna chiede ironicamente: “ma mo vi prendete anche gli africani nella polizia italiana?”. Guerrieri risponde: “Il vice ispettore Soprani è più italiano di me e di lei, signora”. La scena esemplifica il modo in cui la serie tematizza lo stereotipo: Malik viene costantemente identificato per il colore della pelle, e la sua italianità deve essere ribadita da altri per legittimarlo.
Oltre alle discriminazioni esterne, la serie mette in scena il peso degli stereotipi interiorizzati. Malik è spesso costretto a difendersi con ironia, come in S2E4, quando a Lisi che annuncia “c’è una donna di colore all’ingresso” risponde: “Comunque siamo tutti di colore, anche tu, o pensi di essere trasparente?”. Questa battuta sottolinea la consapevolezza del personaggio, ma anche la continua necessità di ribaltare l’etichettamento altrui.
Ancora più significativa è la sequenza di S1E2, quando Malik, rinchiuso da un criminale in un seminterrato che si sta allagando e vicino all’annegamento, rivive il ricordo traumatico del viaggio in barcone e della morte della madre. La scena arricchisce la biografia del personaggio, ma al tempo stesso si inscrive in uno schema narrativo ricorrente, che lega i protagonisti neri o migranti a un passato di sofferenza e di perdita. Questo dispositivo, pur conferendo spessore drammatico, rischia di rinforzare uno stereotipo mediatico già consolidato.
“Essere donna in polizia” – la linea di Cinzia Repola

Accanto alle vicende di Malik, la serie apre un fronte di riflessione sugli stereotipi di genere attraverso la figura di Cinzia Repola. In S3E4, la poliziotta denuncia il peso dello sguardo maschile sul corpo femminile: “non sai quanto possa pesare lo sguardo degli altri sul corpo di una donna, che ti pensi che non ci sono anche qua agenti che danno il voto alle colleghe o colleghe che non fanno di tutto per avere un bel voto?”. In altre scene, la gravidanza di Repola diventa terreno di tensione: Guerrieri la rimprovera per non fermarsi, accusandola di essere “madre prima che agente”, e lei ribalta l’accusa denunciando un atteggiamento paternalista.
Sempre in S3E4, la trama dei disturbi alimentari innesca un parallelo con la sua condizione di donna incinta: Repola condivide un dolce con una ragazza che soffre di anoressia, sottolineando come anche per lei la pressione sociale sul corpo resti una sfida costante. In questo modo la serie amplia il discorso sugli stereotipi, collegando discriminazioni di genere e condizionamenti estetici.
Conversazioni
Backstage della prima stagione: il regista Marco Pontecorvo e il cast di Nero a metà parlano della serie e dei loro personaggi (RaiPlay, 2018).
Backstage 2 della prima stagione: il regista Marco Pontecorvo e il cast di Nero a metà parlano della serie e dei loro personaggi (RaiPlay, 2018).
Intervista all’attore Claudio Amendola, che ripercorrendo alcune scene della prima stagione di Nero a metà racconta il suo personaggio e alcune curiosità sulla serie (Rai Play, 2018).
Intervista all’attore Manuel Gobbo Diaz, che ripercorrendo alcune scene della prima stagione di Nero a metà racconta il suo personaggio e alcune curiosità sulla serie (RaiPlay, 2018).
Intervista all’attore Fortunato Cerlino, che ripercorrendo alcune scene della prima stagione di Nero a metà racconta il suo personaggio e alcune curiosità sulla serie (RaiPlay, 2018).
Intervista all’attrice Rosa Diletta Rossi, che ripercorrendo alcune scene della prima stagione di Nero a metà racconta il suo personaggio e alcune curiosità sulla serie (RaiPlay, 2018).
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
Nero a metà nasce come co-produzione tra Rai Fiction e Cattleya, con la collaborazione di Netflix. Questa configurazione industriale mette in evidenza la volontà di collocare la serie in uno spazio intermedio: da un lato, consolidare il modello del crime drama, genere di grande appeal per il pubblico generalista Rai; dall’altro, garantire un respiro internazionale grazie al coinvolgimento di un partner globale.
La decisione di inserire come coprotagonista un poliziotto nero, Malik Soprani, non è solo una scelta autoriale, ma riflette anche una strategia produttiva: aggiornare il poliziesco tradizionale introducendo al suo interno la questione della multiculturalità. In questo modo, la serie combina i codici rassicuranti del procedural (casi settimanali, protagonista esperto e burbero, dinamiche familiari) con un elemento di novità che intercetta le politiche di diversity e le trasformazioni della società italiana.
Il buon esito della prima stagione (2018) ha portato alla conferma di una seconda stagione (settembre 2020) e successivamente di una terza (aprile 2022). Questi rinnovi testimoniano la solidità di un modello narrativo capace di mantenere elevati gli ascolti, legittimando ulteriori investimenti. Nonostante inizialmente si fosse parlato di una quarta stagione, la decisione è stata annullata per via di impegni sopraggiunti da parte di diversi membri del cast principale.
Retoriche promozionali
L’apparato comunicativo che ha accompagnato Nero a metà ha insistito su due elementi principali: da un lato la familiarità con il genere crime, dall’altro l’innovazione rappresentata dalla presenza di un protagonista nero nelle forze di polizia. Nelle interviste e nei materiali promozionali, la serie viene spesso descritta come un poliziesco “classico” ma aggiornato, capace di restituire la complessità della Roma contemporanea e di includere nuovi volti nelle istituzioni.
Le campagne di lancio hanno giocato su un equilibrio: rassicurare il pubblico generalista con la figura di Claudio Amendola, attore popolare e volto riconoscibile, e allo stesso tempo presentare Miguel Gobbo Diaz come simbolo di una nuova generazione di interpreti, rappresentativi di un’Italia multiculturale. Questa doppia retorica ha permesso di legittimare la serie come continuità e rottura al tempo stesso.
Sul piano della comunicazione, l’inclusione non è stata presentata in termini militanti o radicali, ma come parte integrante di un racconto corale e quotidiano. Le dichiarazioni ufficiali e gli articoli promozionali hanno teso a descrivere la coppia Guerrieri–Malik come una “strana coppia” investigativa, giocando più sulla contrapposizione caratteriale e generazionale che sulla differenza etnica. Tuttavia, proprio questa scelta ha consentito di normalizzare la diversità, collocandola dentro un contesto narrativo rassicurante e ad alta riconoscibilità per il pubblico.In questo senso, la retorica promozionale di Nero a metà conferma la strategia Rai: valorizzare l’elemento inclusivo senza tematizzarlo in maniera esplicita, ma integrandolo in un linguaggio comunicativo popolare e mainstream, dove il tema della diversità è implicito nella costruzione stessa della coppia protagonista.
Conversazioni
“Nero a metà: Claudio Amendola commissario un po’ masticato in una serie crime sull’intolleranza”. Su Coming Soon, 16 novembre 2018. Carola Proto intervista il Direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta, Riccardo Tozzi di Cattleya, il regista e gli interpreti.
«Eleonora Andreatta, che ha spiegato il perché di un titolo come Nero a metà e ha ammesso che, senza Claudio Amendola, le indagini del commissario del rione Monti Carlo Guerrieri non sarebbero mai approdate sul piccolo schermo»
«”Nella serie” – dice Riccardo Tozzi di Cattleya – “C’è uno sguardo inconsueto sull’intolleranza, uno sguardo laico e non manicheo”. Pontecorvo invece spiega: “Questa fiction ci dimostra che l’integrazione è possibile, perché Malik si è integrato. Il problema è il piccolo pregiudizio, che nel nostro presente è duro a morire. Per sconfiggerlo, dobbiamo partire da noi, dai nostri scherzi stupidi sui neri e sui bianchi, sugli ebrei e i non ebrei, sul sud e sul nord. La nostra società non è multirazziale come altre perché non ha avuto un lungo processo coloniale e perciò si verificano ancora situazioni paradossali”.»
Circolazione e ricezione
Circolazione
Nero a metà è stato trasmesso in prima visione su Rai 1, con la prima stagione in onda tra novembre e dicembre 2018, la seconda a partire da settembre 2020 e la terza nell’aprile 2022. Accanto alla programmazione lineare, gli episodi sono stati resi disponibili in streaming su RaiPlay, a conferma della strategia della Rai di utilizzare la piattaforma digitale come complemento alla messa in onda televisiva tradizionale. La serie ha conosciuto anche una circolazione internazionale grazie all’acquisizione da parte di Netflix, che ne ha reso disponibili le stagioni in diversi paesi. Il percorso distributivo di Nero a metà riflette dunque una logica multipiattaforma che intreccia missione di servizio pubblico e apertura al mercato globale, combinando la centralità della programmazione in prime time su Rai 1 con la possibilità di raggiungere un pubblico più giovane e connesso attraverso RaiPlay e con la spinta verso l’estero garantita dalla piattaforma internazionale.
Ricezione
La ricezione di Nero a metà è stata complessivamente positiva, con buoni risultati di pubblico e commenti favorevoli da parte della critica. La serie è stata spesso apprezzata per l’alchimia tra Claudio Amendola e Miguel Gobbo Diaz e per la capacità di inserire il genere poliziesco in un contesto romano riconoscibile, aggiornandolo con dinamiche familiari e generazionali che hanno reso le stagioni sempre più vicine al modello del family crime. La seconda stagione ha raggiunto una media di circa cinque milioni di spettatori, mentre repliche e messe in onda successive hanno mantenuto ascolti solidi, intorno a 1,5 milioni di spettatori con uno share del 12–13%. La critica ha sottolineato soprattutto la solidità del formato, la riconoscibilità dei personaggi e il tono a metà tra crime e commedia, ma raramente ha tematizzato in maniera esplicita le questioni di inclusione e diversità che attraversano la narrazione. La figura di Malik, pur al centro della trama, è stata più spesso letta come parte della dinamica della “strana coppia” investigativa che come simbolo di un discorso identitario più ampio, segno che il dibattito critico si è orientato più sulla dimensione narrativa e di genere che su quella socio-culturale.
Conversazioni
Intervista a Miguel Gobbo Diaz, protagonista di Nero a metà, in vista del lancio della terza stagione su Rai 1 (MadMassIT, 4 aprile 2022).
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Sara Crecco, “Nero a metà – La recensione della 1° e 2° puntata della 3° stagione, sempre più introspettiva”, Hall of Series, 4 Aprile 2022.
«La colonna portante della vicenda è infatti il pregiudizio raziale; ma anche la diversità e lo scontro di mondi apparentemente lontani. Anche se, a volte, la narrazione tende a diventare didascalica. Così come permangono ancora diversi stereotipi che annacquano le intenzioni di partenza. Ma almeno in Italia, Nero a metà è una fiction destinata a un pubblico eterogeneo e generalista. Perciò, forse, questo era il modo più efficace per affrontare una tematica urgente, cioè quella dell’integrazione».
Emanuele Ambrosio, “Ascolti tv, lunedì 12 agosto 2024: Nero a metà (12.6%), Zelig (15.5%)| Dati Auditel”, Super Guida TV, 13 agosto 2024.
«Rai 1: Nero a metà, la serie televisiva italiana con protagonista Claudio Amendola ha fatto compagnia a 1.531.000 spettatori pari al 12.6% di share. »