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Politiche intime: famiglie queer e le sfide quotidiane

a cura di Dom Holdaway

Introduzione

Data di uscita

14 Febbraio 2019

Disponibile per lo streaming
Durata

81′

Regia

Karole Di Tommaso

Sceneggiatura

Karole Di Tommaso, Chiara Ridolfi

Produzione

BiBi Film, Rai Cinema

Fotografia

Sara Purgatorio

Montaggio

Martina Caggianelli

Musica

Giulia Anania, Marta Venturini

Cast

Linda Caridi, Maria Roveran, Andrea Tagliaferri, Silvia Gallerano, Sanjay Kansa Banik, Stefano Sabelli

Distribuzione

Italia: BiBi Film con il sostegno di Altri Sguardi

Galleria immagini

Locandina

Trailer

Pressbook

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi

Narrazione & personaggi

Al centro di Mamma + mamma ci sono Karole (Linda Caridi) e Ali (Maria Roveran), controfigure sullo schermo della regista Karole Di Tommaso e della sua partner. Il film si apre con una dedica alla compagna della regista, confermando subito questa cornice autobiografica. La scintilla narrativa è il tentativo della coppia di concepire tramite inseminazione privata in Spagna, necessaria perché la legge italiana esclude le coppie dello stesso sesso (vale la pena ricordare che dal 2024, con il governo Meloni, anche questa forma di inseminazione è stata resa punibile, definita addirittura “reato universale”).

Da qui la storia si sviluppa su tre direttrici: una trama comica, legata all’affitto di una stanza del loro appartamento romano a turisti improbabili per finanziare la procedura; un filo più drammatico, che mette a fuoco le difficoltà emotive, fisiche e finanziarie della coppia; e le sfide derivanti dalle relazioni con gli altri, in particolare l’ex di Ali, Andrea, ora coinquilino, e la famiglia di Karole in Molise.

Pur essendo entrambe centrali, Karole è la protagonista: il film concede maggiore accesso ai suoi pensieri, alle sue ansie e ai suoi desideri rispetto a quelli di Ali, anche se è Ali a sottoporsi all’inseminazione e a portare avanti la gravidanza. Questa asimmetria riflette in parte la prospettiva autobiografica, ma mette anche in evidenza il percorso emotivo di Karole. Le sue paure riguardo agli effetti fisici della procedura sulla compagna, il dubbio su se stessa come possibile genitore e la sensazione di essere “meno reale” perché non donatrice né portatrice emergono con forza.

Le sequenze dedicate ai rapporti familiari di Karole sviluppano ulteriormente questi temi, evitando abilmente i cliché: il fratello disapprova la determinazione costosa della coppia, mentre il nonno, invece di incarnare pregiudizi generazionali, offre amore incondizionato e persino sostegno economico. Questi ritratti sfidano stereotipi sulle generazioni e sulle famiglie del Sud Italia. L’autenticità delle sequenze in Molise è rafforzata dalla presenza di attori non professionisti: la madre della regista e amici di famiglia interpretano gli abitanti del paese.

Due personaggi secondari arricchiscono la tessitura sociale del film. Andrea (Andrea Tagliaferri), ex eterosessuale di Ali e loro coinquilino, rappresenta continuità e complessità: la sua presenza ricorda che le famiglie queer non si formano in isolamento, ma sono influenzate da relazioni passate, figure maschili e legami irrisolti. A volte il suo comportamento può risultare irritante—instabile, dipendente, egocentrico—ma il film evita la caricatura, presentandolo come parte di una rete complessa di amicizia, storia e obblighi.

Tofail (Sanjay Kansa Banik), un commerciante sud-asiatico, interviene con piccoli gesti di aiuto, come accompagnare un ospite in aeroporto. La sua presenza amplia la narrazione oltre sessualità e famiglia, toccando temi di migrazione, classe sociale e appartenenza. Tuttavia, il ritratto rischia di appiattirlo: il suo focus sul denaro e lo stupore di fronte alla generosità non retribuita di Karole lo dipingono come pragmatico fino a risultare poco empatico. Pur riflettendo pressioni economiche reali, questo confronto lo pone in una luce meno favorevole rispetto ai protagonisti idealizzati, offrendo una visione un po’ riduttiva dell’esperienza immigrata.Nel complesso, Mamma + mamma propone un’esplorazione calda e in parte comica della costruzione di una famiglia queer, delineando al contempo identità e dinamiche sociali intersecate. I suoi punti di forza risiedono nell’onestà autobiografica e nei ritratti familiari sfumati, anche se la rappresentazione della più ampia diversità resta irregolare.

Stereotipi & strategie di inclusione

Sognando la perdita

Il film si apre con una sequenza onirica intensa: Karole e Ali spingono un passeggino su un ponte, sullo sfondo il verde della vegetazione. Quello che inizia come un momento di serenità si trasforma bruscamente in incubo quando Karole si accorge che il bambino è sparito e deve correre a ritrovarlo, sullo sfondo di un terreno secco, arido e privo di vita sotto il ponte. Questo inizio anticipa le oscillazioni emotive che segneranno l’intera narrazione, mettendo subito al centro le ansie di Karole, che rimangono il fulcro del film.

Il paesaggio stesso ha una funzione simbolica. Il terreno crepato e arido prefigura la paura di infertilità di Karole, successivamente contrapposta al fertile e verde terreno della sua famiglia in Molise, dove ritroverà il nonno lavorando la terra. La fertilità, sia letterale sia metaforica, diventa un motivo ricorrente.Dal punto di vista stilistico, la scena riflette l’estetica “stravagante” del film. Le voci di Karole e Ali sono volutamente giocose, a volte esageratamente dolci. I costumi luminosi, le luci saturate e una mise-en-scène vivace segnalano l’ottimismo della coppia, anche se talvolta cozza con le realtà più dure della loro lotta. Il sogno stabilisce così il tono di un film che naviga tra comicità, fantasia e autentico peso emotivo, in uno stile che richiama vagamente il cinema francese di Amélie.

Tra comicità e intimità

Una delle sequenze chiave del film si svolge a Barcellona, dove la coppia si reca per l’inseminazione alla clinica Girexx. Prima della procedura, un’intervista comica con un poeta include la domanda imbarazzante se le due donne siano sorelle. Pur senza che nasca uno scontro, la scena lascia spazio alla riflessione sulla persistenza di tali assunzioni e sulla necessità per le coppie queer di giustificare continuamente la loro relazione.

La tessitura comica del film prosegue con una serie di disavventure: le donne dimenticano le chiavi e scoppia un caos nella loro abitazione, coinvolgendo il coinquilino Andrea – all’epoca comparsa come morto in un funerale – il vicino Tofail, una scala, e perfino la discesa di un cane dal balcone. Il montaggio rapido con azioni assurde cattura e prende in giro la gravità della situazione.

In contrasto, l’inseminazione stessa è filmata con ritmo più lento e maggiore intimità. La regista appare brevemente, interpretando il medico che assiste la procedura, mentre un’inquadratura soggettiva richiama i meccanismi della riproduzione sessuale, sovvertendo in modo giocoso la distinzione tra genitorialità biologica e sociale (e forse richiamando anche la creazione stessa del film). I primi piani dominano, invitando lo spettatore in un momento privato di vulnerabilità condivisa. Il tono cambia nuovamente con musica melodrammatica e una panoramica contemplativa di Barcellona, suggerendo un fugace senso di calma prima che il caos domestico riprenda a Roma. Questo alternarsi di farsa e tenerezza esemplifica la scelta del film di non separare commedia e melodramma, presentando la genitorialità queer come ordinaria e straordinaria allo stesso tempo.

Fede, famiglia e politica

Una parte più piccola della narrazione riguarda il rapporto difficile di Karole con l’autorità cattolica. Nei flashback dell’infanzia in Molise, la vediamo rimproverata da Don Antonio, un severo parroco locale, dopo che aveva imitato il fratello Nicola e un altro bambino urinando in piedi. Infuriato, Don Antonio la accusa di indecenza, rincorre i bambini e afferra Nicola. Karole gli dà un calcio e Nicola cade a terra con il naso sanguinante. Un’inquadratura pensierosa dei due bambini che si guardano, ripresa più avanti nel film, mette in luce lo sconcerto del fratello e i semi di estraniazione che proseguiranno in età adulta. Poco dopo, quando Don Antonio arriva a casa sua per rimproverarla, il padre prende le sue difese, allontanando il prete: un momento che privilegia la solidarietà familiare sull’autorità istituzionale.

Da adulta, nel suo ritorno in Molise, Karole incontra nuovamente Don Antonio. Nel confessionale, la loro conversazione evita lo scontro diretto: nonostante le provocazioni, invece di sfidare l’autorità, condivide il suo panino e aggira le domande del sacerdote. Questa postura indulgente richiama la risposta della coppia a uno sguardo omofobico visto in precedenza, che affrontano con un sorriso invece che con indignazione. Queste scelte narrative possono apparire come un certo evitamento e una limitazione, dato che il film non critica apertamente la Chiesa. Allo stesso modo, Mamma + mamma non critica direttamente lo Stato italiano, dove l’inseminazione artificiale non è neppure possibile, causando buona parte delle difficoltà per le protagoniste che devono rivolgersi all’estero.Tuttavia, questa scelta di evitare denunce esplicite può essere letta anche come un gesto radicale. Rifiutando il conflitto politico palese, il film concentra l’attenzione sulla vita quotidiana della coppia, sulla loro tenerezza e perseveranza. La politica è presente, ma per implicazione: gli spettatori sono invitati a vedere gli ostacoli creati da leggi e consuetudini, riconoscendo che il cambiamento sociale più ampio deve essere portato avanti collettivamente. Quando il film si chiude con Karole e Ali – ora incinta – su un ponte diverso, a Roma, insieme alla loro comunità (incluso Don Antonio), il film segnala la coesistenza di sostegno e pregiudizio nella stessa comunità. Piuttosto che risolvere queste tensioni, Mamma + mamma le abbraccia, offrendo inclusione attraverso l’empatia più che attraverso il confronto.

Conversazioni

“Con Mamma + mamma racconto l’omogenitorialità e il desiderio di maternità attraverso il cinema”. Su Huffington Post, 12 giugno 2019. Teresa Maddonni intervista la regista Karole Di Tommaso. 

«Quella del dialetto invece per me una missione romantica e culturale. Noi che veniamo dal Sud spesso per farci accettare tendiamo a mascherare le origini, ma il dialetto è cultura, si tratta delle nostre radici. Volevo dare una voce a questo aspetto anche perché sarebbe stato difficile scrivere dei dialoghi per alcuni personaggi in italiano, si sarebbe creata una distanza. Per me il dialetto è la lingua della madre, dell’amore, abbandonare la distanza tra cuore e testa, è come un ruggito totalmente istintivo. Lidia Caridi, che è milanese lo ha parlato perfettamente, io le ho dato lezioni di dialetto locale e lei lo ha imparato».

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“Nota di regia”, di Karole Di Tommaso, all’interno del Pressbook del film.

«La nostra non è stata una semplice collaborazione. Ci siamo affacciate dalla stessa finestra e abbiamo creato un io filmico, che mi ha permesso di scrivere in prima persona e che probabilmente me lo consentirà ancora, qualora lei fosse di nuovo al mio fianco. Quando ripenso a Linda impegnarsi a lungo per imparare il mio dialetto molisano, e recitare poi in questo dialetto, con il signore novantaduenne preso dal paese che interpreta mio nonno, e aiutarlo suggerendogli le battute che dall’emozione dimenticava, capisco che insieme, abbiamo detto che l’amore è un atto di fede. E che nessuno può permettersi di dire, cosa sia giusto o sbagliato».

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“Linda Caridi protagonista di Mamma + mamma: ‘Combattere sognando la maternità’”. Su Zerkalo Spettacolo, 11 febbraio 2019. Roberto Puntato intervista l’attrice protagonista Linda Caridi.

«È un personaggio che mi ha permesso di esplorare qualità fisiche, vocali ed emotive molto lontane da me e dalle altre donne che ho interpretato finora. […] Non so come sia accaduto, ma a differenza di altre storie vere che ho interpretato, questa ha suscitato in me meno timore. Penso che il merito sia della regista, che ha scelto di votarsi all’ironia senza nulla togliere alla profondità del viaggio intrapreso. E poi vi è stata da parte sua un’enorme generosità nell’aprirci le porte della sua vita, facendoci, ad esempio, conoscere suo nonno, che ci ha guidato per le campagne molisane e respirare il sapore della terra. Ho infatti voluto sottolineare nel personaggio di Karole quella stabilità della terra necessaria per costruire una casa e creare uno spazio per accogliere un grande e una nuova vita».

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Conferenza stampa (22 ottobre 2018) con la regista Karole Di Tommaso, la sceneggiatrice Chiara Ridolfi e le attrici Linda Caridi, Maria Roveran, Andrea Tagliaferri e Anna Bellato, durante la Festa del Cinema di Roma.


La regista Karole Di Tommaso e l’attrice Linda Caridi parlano di Mamma + mamma, del significato di famiglia e di come superare gli stereotipi su ciò che viene considerato “normale” (VideoPN, 11 febbraio 2019).


Intervista alla regista Karole Di Tommaso, realizzata dagli studenti della Fondazione ITS Roberto Rossellini, che esplora i temi sociali al centro del film e i generi a cui attinge (19 marzo 2019).

Processi produttivi e retoriche promozionali

Strategie produttive

Mamma + mamma è una co-produzione tra Bibi Film TV (prodotto da Angelo Barbagallo e Maria Rita Barbera – sua moglie e costumista del film – insieme alla loro figlia Matilde Barbagallo) e Rai Cinema. Le motivazioni specifiche che hanno portato Rai Cinema a investire nel film non sono pubbliche. Il film compare in diversi bilanci, in particolare nella lista dei film co-prodotti suddivisi “tipologia di tematiche” nel “bilancio sociale” del Gruppo Rai, 2019, nella sezione vagamente intitolata “minoranze”.

Il budget complessivo di produzione del film è stato relativamente basso, pari a €898.699 secondo i dati del Ministero della Cultura, riflettendo le realtà della produzione indipendente su scala ridotta. L’opera è stata ufficialmente riconosciuta come di interesse culturale e ha ricevuto contributi automatici alla produzione dal Ministero della Cultura, per un totale di €58.503,87 (erogati nel 2023).

Il film ha inoltre beneficiato di contributi selettivi alla distribuzione nel 2019, per un totale di €10.000. Questi contributi miravano a sostenere film a rischio di scarsa visibilità o a promuovere la circolazione di opere indipendenti, di qualità o di nicchia. Tipicamente, tali contributi coprono tra il 30% e il 50% dei costi di distribuzione ammissibili; per Mamma + mamma, ciò suggerisce che la produzione abbia potuto destinare circa €20.000-30.000 ad attività promozionali e di distribuzione, con supporto parziale del Ministero.

Inoltre, il progetto ha ricevuto un sostegno regionale significativo. L’Apulia Film Fund, con risorse del programma POR Puglia 2014-2020 e co-finanziato attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), ha contribuito con €134.000. Supporto è arrivato anche dalla Regione Lazio, tramite il Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo, evidenziando la struttura stratificata del finanziamento audiovisivo italiano, che combina fondi nazionali, regionali e dell’UE.Questi contributi pubblici sono particolarmente importanti per produzioni di piccola scala, poiché aiutano a ridurre il rischio finanziario e a garantire che possano essere raccontate storie di nicchia. Nel caso di Mamma + mamma, tale sostegno è stato fondamentale: il film affronta il tema della genitorialità omosessuale, un argomento che spesso occupa uno spazio marginale nel cinema italiano e che avrebbe probabilmente faticato a trovare finanziamenti commerciali. Il sostegno pubblico è inoltre essenziale per registe esordienti come Karole Di Tommaso. Complessivamente, il film esemplifica come le strategie di finanziamento pubblico e regionale in Italia possano influenzare attivamente la produzione di narrazioni culturalmente significative e diversificate, che altrimenti non rientrerebbero nei canoni commerciali tradizionali.

Retoriche promozionali

La campagna promozionale di Mamma + mamma, se pur relativamente contenuto (nei limiti della poca circolazione del film e il suo basso budget), ha articolato una retorica dell’inclusione che unisce la dimensione affettiva a quella identitaria. L’omosessualità non è un elemento accessorio ma il fulcro narrativo del film, e proprio per questo la comunicazione tematizza esplicitamente l’idea di coppia e di genitorialità come spazi da aprire all’inclusione.

Le locandine mostrano le protagoniste con le teste vicine, i profili uniti a formare la sagoma di un cuore: un’immagine immediata che colloca al centro la relazione romantica fra le due donne e ne afferma la legittimità senza necessità di ulteriori spiegazioni. Altre immagini promozionali insistono sul tema della maternità, come le fotografie che le ritraggono con un passeggino: simbolo diretto del desiderio di diventare madri e della possibilità di costruire una famiglia a partire dal loro legame affettivo. Questi temi ritornano anche nel trailer e i clip del film disponibili online, su siti di video, dalla sua uscita in sala.

Questi materiali visivi parlano a un pubblico ampio con un linguaggio positivo e inclusivo: non la coppia “altra”, ma la coppia “comune”, immersa in gesti quotidiani e in un immaginario iconografico familiare (abbracci, sorrisi, cromatismi caldi). È una strategia che riduce la distanza, proponendo il racconto come naturale e condivisibile, e al tempo stesso ribadisce il valore politico della visibilità.Il titolo del film, Mamma + mamma, è anch’essa una formula retorica forte: semplice, reiterativa, priva di orpelli, rende subito leggibile la struttura familiare proposta e funziona come claim inclusivo. Questo risulta ancora più evidente se confrontato con il titolo di lavorazione del film, La bambina sintetica, che appariva freddo e segnato da una sfumatura di artificiosità.

Circolazione e ricezione

Circolazione

Mamma + mamma ha avuto la première il 22 ottobre 2018 nella sezione Panorama Italia di Alice nella città, parte del Rome Film Festival. Questa sezione è dedicata ai registi emergenti e alle opere prime, offrendo visibilità in un contesto nazionale e internazionale competitivo – elemento fondamentale per film di nicchia come questo. Pochi giorni dopo, il film è stato presentato in concorso al Festival du Film Italien de Villerupt in Francia, dove è tornato l’anno successivo nella sezione Portrait, confermando un certo grado di risonanza oltre i confini italiani.

Oltre a questi, il film ha partecipato a 32 festival cinematografici in tutto il mondo (cf. elenco sotto). La maggior parte di questi eventi era costituita da rassegne tematiche dedicate alle questioni LGBTQ+, indicando il segmento di mercato in cui il film è riuscito a muoversi con maggiore facilità. Alcuni altri festival erano dedicati al cinema italiano, come nel caso di Villerupt e dell’8 e 1/2 Festa do Cinema Italiano a Porto.

L’uscita teatrale nazionale è stata programmata per il 14 febbraio 2019, giorno di San Valentino – una data simbolica scelta per sottolineare l’universalità dell’amore romantico. L’anteprima romana, tenutasi al Nuovo Cinema Aquila il 12 febbraio, è stata introdotta dalla senatrice Monica Cirinnà, promotrice della legge sulle unioni civili del 2016. Cirinnà ha sottolineato il significato culturale della scelta: «Il fatto che la più grande impresa culturale del Paese distribuisca il film a San Valentino è un potente segnale: tutti gli amori sono uguali e degni di celebrazione».

La distribuzione è stata gestita direttamente da BiBi Film, produttore del film, con ulteriore supporto accreditato a Altri Sguardi, sebbene, nonostante il nome intrigante, siano reperibili poche informazioni su questo distributore. Il film ha avuto una programmazione modesta, con solo sette schermi. I dati Cinetel e Cinecittà Luce registrano circa 2.200 biglietti venduti per un incasso totale di 12.497 €. Le tracce al botteghino compaiono solo durante l’uscita iniziale di febbraio 2019 e brevemente a maggio.

Secondo i dati Lumière, Mamma + mamma ha circolato anche a livello internazionale, seppur in maniera molto limitata. La distribuzione francese ha registrato circa 330 ingressi, mentre Belgio, Lussemburgo e Svizzera hanno ciascuno circa 30 biglietti venduti: cifre che suggeriscono proiezioni festival o eventi speciali più che una distribuzione continuativa.

Oltre al circuito teatrale, il film è entrato in circolazione televisiva: i comunicati stampa di Rai Cinema documentano trasmissioni su Rai 5 il 7 giugno 2021 e nuovamente il 13 maggio 2024, sebbene in quest’ultimo caso il comunicato attribuisca erroneamente la regia a Carlo Simoni. Il film non è stato distribuito in home video, ma è disponibile in streaming su RaiPlay in Italia. A livello internazionale, è accessibile su piattaforme di video-on-demand a pagamento: Apple TV (Austria, Canada, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, USA), Amazon Prime Video (Regno Unito e Francia) e tramite abbonamento su Filmicca (Brasile).

Complessivamente, questi schemi di circolazione evidenziano l’allineamento tra produzione e distribuzione: strategie modeste e attente alle risorse, che privilegiano date simboliche, visibilità festivaliera e mercati di streaming di nicchia, coerenti con il profilo indipendente del film e il suo focus tematico sull’inclusione. La relativa ampia disponibilità sulle piattaforme di streaming segnala il potenziale di questo mercato nel rendere accessibili contenuti di nicchia, presumibilmente attraverso accordi di catalogo.


Festivals (selezione):

  • Artinvita Festival Internazionale degli Abruzzi | Sguardi Italiani | 2022
  • Sguardi Italiani | Panorama | 2022
  • Pulcinella Film Festival | Concorso  | 2020
  • Festival del Cinema Europeo di Lecce | In Concorso Premio “Mario Verdone” | 2020
  • Llamale | Largometraje  2020
  • Vues d’En Face – Festival International du Film Gay et Lesbien de Grenoble | Competition Longs Métrages 2020
  • Zinegoak GLT Film Festival Bilbao | Fik | 2020
  • Des Images Aux Mots – Toulouse LGBT Festival | Longmetrages 2020
  • Cheries Cheris – Festival du Films LGBT de Paris | Panorama Fictions    | 2019
  • Cineffable: Paris Lesbian & Feminist Film Festival | Panorama | 2019
  • Image+Nation | Eye on the World | 2019
  • Pink Screens | Panorama | 2019
  • Queer Film Festival Esslingen | Competition | 2019
  • Festival du Film Italien de Villerupt | Portrait | 2019
  • Festival Internacional de Cine Gay y Lesbico de Madrid | Largometrajes | 2019
  • Kreives Vilnius Queer Festival | Features | 2019
  • Out On Film: Atlanta’s Gay and Lesbian Film Festival | Narrative Feature | 2019
  • North Carolina Gay and Lesbian Film Festival | Feature Film | 2019
  • Festival Internacional de Cine en Guadalajara | Premio Maguet | 2019
  • Freiburger Lesbenfilmtage | Spielfilm | 2019
  • 8 e 1/2 Festa Do Cinema Italiano Competitiva | 2019
  • MondoQ – Giornate di Cinema e Cultura Omosessuale | Panorama | 2019
  • Alice nella Città | Panorama Italia | 2018
  • Festival du Film Italien de Villerupt | Competition | 2018
  • Festival Ecrans Mixtes | Inédit | 2018

Ricezione

La ricezione di Mamma + mamma è stata strettamente legata ai suoi contesti territoriali e culturali. Sono state organizzate proiezioni speciali in Puglia, regione che ha sostenuto il film attraverso fondi regionali, e in Molise, regione d’origine della regista. Questi eventi hanno inquadrato il film sia come storia di genitorialità queer, sia come rappresentazione del Sud Italia che evita stereotipi riduttivi sulle persone comuni e sulla loro sessualità. In questo senso, la circolazione locale ha rafforzato l’obiettivo dichiarato della regista di intrecciare questioni di inclusività con domande di identità e radicamento territoriale.

Nonostante la circolazione complessiva fosse limitata, il film ha raccolto un numero significativo di riconoscimenti e premi in festival. In particolare, al Pulcinella Film Festival di Acerra, Napoli, il film ha ottenuto premi per miglior lungometraggio, miglior regia e miglior attrice (Linda Caridi). Il film è stato inoltre premiato al Social World Film Festival e alla rassegna Bimbi Belli, curata da Nanni Moretti (regista storicamente legato anche al produttore del film).

La risposta della critica, sebbene limitata dalla ridotta distribuzione, è stata generalmente positiva negli organi istituzionali. Le recensioni hanno evidenziato l’importanza tematica del film nel contesto italiano, sottolineando la rarità della rappresentazione di coppie lesbiche e genitorialità queer sullo schermo. I critici hanno valorizzato la sincerità, il coraggio e l’onestà del film, notando l’equilibrio tonale delicato e la riuscita fusione dei generi. L’uso di attori non professionisti è stato frequentemente citato come un punto di forza, conferendo autenticità accanto alle performance apprezzate delle attrici professioniste Caridi e Roveran.

Le reazioni del pubblico online sono risultate più contrastanti. Su Letterboxd il film ha una media di 3,2/5; su MyMovies la media è 2,9, abbassata da alcune recensioni critiche (tra cui quella di Roberto Nepoti su La Repubblica, che ha trovato eccessive le sequenze oniriche). Le valutazioni degli utenti erano più alte, con una media di 3,21. Su IMDb, 221 voti producono una media di 5,1, ma con una differenza significativa: gli utenti italiani hanno valutato il film molto più positivamente (6,9) rispetto a quelli americani (5,0). Questa divergenza riflette probabilmente differenti contesti di fruizione e aspettative nei confronti del cinema LGBTQ+ tra i due paesi.Il contenuto delle recensioni degli utenti evidenzia una generale disponibilità a sostenere gli intenti rappresentativi del film, con molti commenti che sottolineano l’importanza di vedere la genitorialità queer rappresentata sullo schermo. Allo stesso tempo, alcuni utenti hanno rilevato criticità nella chiarezza narrativa e reazioni polarizzate a determinati personaggi, in particolare Andrea. In ogni caso, la questione della rappresentazione rimane centrale sia nella ricezione critica sia in quella del pubblico: anche dove i giudizi estetici divergono, Mamma + mamma viene costantemente letto come un gesto culturalmente significativo di inclusione.

Critica italiana e straniera

Critica italiana 

ANONIMO, “Mamma + mamma, dal Molise il film riapre il dibattito sui figli alle coppie gay. ‘I diritti sono di tutti’”, Primonumero 25, 12 Febbraio 2019.

«Un film che sa parlare al cuore degli spettatori con delicatezza, ironia, freschezza e sincerità. La regista ‘ci ha messo la faccia’ portando sullo schermo una storia personale, quella vissuta in prima persona da lei e dalla sua compagna Alessia Arcolaci e del loro desiderio, poi realizzato, di avere un figlio. «Ho deciso di parlare di questa storia perché è sì personale ma ha un carattere universale». Esporsi nelle minuzie della propria vita privata e senza infingimenti è un atto di coraggio che può diventare necessario per condurre una battaglia civile e lanciare un messaggio. E il messaggio di Karole è che i diritti sono di tutti e non si possono operare distinzioni di sorta. Il diritto di cui si parla attraverso questo film è quello alla maternità di una coppia omosessuale, un percorso non facile perché la legge italiana non lo riconosce pienamente». 

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Roberto Nepoti, “Che confusione questa voglia di maternità”, La Repubblica, 14 febbraio 2019.

«Il film della debuttante Karole Di Tommaso racconta questa semplice storia a sfondo autobiografico, con trasferte nella città catalana e in Molise, dove Karole va a trovare la sua benevola famiglia contadina. Senza l’aiuto del nonno, infatti, le spese non sarebbero sostenibili. Se l’argomento è serio, Mamma + mamma ha difficoltà a trovare la chiave per rappresentarlo: un momento è drammatico (quando sembra che il desiderio di maternità sia irrealizzabile), altre volte prende toni da commedia (tra bio e meditazione trascendentale), se non addirittura bozzettistici (i turisti del B&B in cui le ragazze hanno trasformato la loro casa). Una disomogeneità sottolineata da scene oniriche decisamente fuori posto».

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Eugenia Romanelli, “Mamma + mamma, una storia d’amore e maternità universale”, Il fatto quotidiano (edizione digitale), 22 febbraio 2019.

«Nota interessante dal punto di vista creativo e artistico è la scelta di attori non professionisti che hanno un ruolo nella realtà di questa storia: la madre della regista, le vicine di casa, Andrea: “Volevo che gli attori si confrontassero con persone della realtà, e viceversa – ha detto Di Tommaso – perché quello poteva creare un collante emotivo, un’imprevedibilità e quindi anche un livello più alto di attenzione del pubblico alla recitazione».

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Marco Paiano, “Mamma + Mamma: recensione del film di Karole di Tommaso”, Cinematographe.it, 26 ottobre 2018. 

«Mamma + mamma racconta con sguardo sincero e tocco aggraziato la realtà che ci circonda, fatta di coppie che si arrabattano alla ricerca di stabilità economica e pregiudizi che le ostacolano ulteriormente, ma anche di un’umanità e una purezza che, nonostante tutto, continuano a germogliare e a rendere questo mondo un posto leggermente meno rivoltante. Karole di Tommaso ha il coraggio e l’onestà di mettere in gioco tutta se stessa in quella che non è altro che la trasposizione cinematografica della sua stessa esperienza, giunta fortunatamente a una felice conclusione, con la nascita di suo figlio».

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Redazione, “Mamma + Mamma”, Game Surf, 14 Febbraio 2019.

«Karole Di Tommaso ha voluto raccontarci con tatto e delicatezza la sua storia, non si è persa in fronzoli e “imbellettamenti”, ma ha portato sul grande schermo la semplicità e la naturalezza di due persone che si amano e decidono di avere un figlio anche se, come potrete vedere, tanto semplice non è. In un Italia in cui omofobia e discriminazioni sono – purtroppo – sempre di più all’ordine del giorno, questo film raccoglie il desiderio di visibilità delle tante persone LGBT che lottano per ottenere diritti per loro stessi/e ed i loro figli. Insomma, ci voleva proprio!».

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Critica straniera

ANONIMO, “Mom + Mom (Mamma + mamma)”, MIB’s Instant Headache (blog), 13 dicembre 2019.

«È la sincerità del cast, in particolare della vivace Linda Caridi, a rendere il film godibile per l’intera durata dei suoi rapidi 76 minuti, mentre Di Tommaso non scherza nemmeno come regista. Dipingendo con vividezza un ritratto leggero ma complesso dell’Italia contemporanea attraverso immagini ben girate – comprese le sequenze oniriche talvolta fuori luogo – lo spettatore entra nel loro mondo, sebbene non tanto grazie alla sceneggiatura.

Tuttavia, trattando un tema tanto vitale e attuale, la prudenza nel non affrontarlo direttamente impedisce al film di avere un impatto più incisivo. L’Italia non permette ancora il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e le leggi sull’adozione sono incoerenti: le coppie omosessuali possono adottare i figli del partner o bambini in affido, ma il riconoscimento dei padri gay per figli concepiti tramite maternità surrogata con il loro stesso seme non è ancora stato approvato».

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