Quando abbiamo iniziato ad avere paura degli Altri?
a cura di Massimiliano Coviello
Introduzione
7 settembre 2017
112′
Andrea Segre
Marco Pettenello, Andrea Segre
Jolefilm con Rai Cinema, con il contributo del MiBACT, in coproduzione con Mact Productions e Sophie Dulac.
Valerio Azzali
Benni Atria
Sergio Marchesini
Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane, Yusra Warsama, Roberto Citran, Fausto Russo Alesi, Hossein Taheri
Parthénos in collaborazione con ZaLab
Galleria immagini
Locandina

Trailer
Pressbook

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
In Io sono Li (2011) e La prima neve (2013) Andrea Segre e lo sceneggiatore Marco Pettenello hanno raccontato storie di vita migranti, concentrandosi sui destini delle persone che attraversano i confini. Nel loro terzo film di finzione la prospettiva narrativa è rovesciata: L’ordine delle cose si concentra su chi difende i confini della Fortezza Europa, mettendo in atto le misure necessarie per il controllo delle frontiere europee ed esternalizzando verso Paesi terzi la gestione dei flussi migratori. Ad emergere è la realtà sommersa dei meccanismi burocratici, degli interessi politici ed economici tra l’Italia e la Libia post-Gheddafi.
Grazie al lungo lavoro di ricerca compiuto da Segre e dai suoi collaboratori, L’ordine delle cose anticipa gli accordi contenuti nel memorandum Italia-Libia del 2017 in materia di constrato all’immigrazione illegale e, attraverso una costruzione finzionale, ne anticipa le conseguenze sulla negazione dei diritti dei migranti e sull’identità europea.

Il protagonista del film è Corrado Rinaldi (Paolo Pierobon), un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare. Corrado è un italiano come tanti, conduce una vita agiata e ha una famiglia dalla quale fare ritorno dopo uno dei suoi tanti viaggi di lavoro. È un uomo meticoloso che ama l’ordine e pratica la scherma.Il compito che gli ha assegnato il suo Governo è arduo: prendere accordi per avviare il respingimento di migranti nei centri di detenzione libici.
Durante la visita ad una delle prigioni libiche che beneficeranno dei finanziamenti italiani ed europei entra in contatto con Swada (Yusra Warsama), una donna somala a cui i carcerieri hanno ucciso il fratello. Questo incontro fa vacillare la stabilità del funzionario che, privato di quella distanza di sicurezza che lo schermava dai drammi umani provocati dal suo stesso lavoro, viene attraversato da dubbi e rimorsi.

Swada vuole arrivare in Finlandia per ricongiungersi con suo marito. Inizialmente Corrado l’aiuta a mettersi in contatto con un parente che vive in Italia, permettendole di uscire di prigione e raggiungere Sabrata, nei pressi di Tripoli. Ma il viaggio di Swada si arresta nel Mediterraneo, quando l’imbarcazione che avrebbe dovuta condurla in Italia assieme a immigrati irregolari viene intercettata dalla guardia costiera e riportata in territorio libico. Corrado potrebbe salvarla, aiutandola a raggiungere il marito ma sceglie di lasciarla nella stessa prigione in cui l’aveva conosciuta.
Swada è una delle vittime dell’inumano e corrotto sistema di respingimenti che Corrado ha contribuito a mettere in piedi. Quest’ultimo, seppur consapevole della voragine in cui la donna è sprofondata, può fare ritorno alla sua casa dalle ampie vetrate, protetto dalla routine e da quell’ordine delle cose garantito dal suo ruolo ministeriale.
Stereotipi & strategie di inclusione
Tutta la tensione narrativa del film è legata alla scelta di Corrado: il mite funzionario sceglierà di infrangere le regole che lui stesso ha contribuito a costruire? Aiuterà Swada a sfuggire dalla crudeltà e alla corruzione delle milizie libiche per ricongiungersi con i suoi affetti?
Dietro il rumore mediatico dell’invasione migrante e delle politiche deresponsabilizzanti che attribuiscono ai Paesi terzi la gestione dei flussi migratori, ci sono le storie di vita di uomini e donne divise da confini mobili e frontiere invisibili, ma non per questo meno efficaci.
Nelle note di regia a L’ordine delle cose Segre sottolinea come la scelta di Corrado riguardi anche e soprattutto il pubblico europeo: «Credo che quella di Corrado sia la condizione di molti di noi in quest’epoca che sembra aver metabolizzato l’ingiustizia. La tensione tra Europa e immigrazione sta mettendo in discussione l’identità stessa dell’Europa. Corrado e la sua storia raccontano questa crisi di identità».
Di seguito sono analizzate due sequenze da L’ordine delle cose in cui la scelta di Corrado viene messa in scena attraverso specifiche strategie narrative e rappresentative.
Gli incontri a distanza

Dopo il primo incontro in carcere, tra Swada e Corrado prosegue un dialogo a distanza. Grazie alla memoria digitale che lei gli ha consegnato di nascosto, il funzionario curiosa nella sua vita privata: Swada è donna istruita, con un fratello e una piccola rete di contatti tra l’Africa e l’Europa che avrebbe dovuto supportarla durante il viaggio. Gli schermi, con la loro funzione protettiva e al contempo di connessione, compaiono spesso nel film ed è grazie ad una videochiamata che i due si ritrovano.
Corrado è nella sua camera di albergo a Roma. Swada, dopo aver corrotto le milizie libiche ed essere uscita di prigione, è convinta di poter riprendere il suo viaggio verso l’Italia e poi la Finlandia. Vorrebbe conoscere la capitale italiana, ama le storie epiche e quando raggiungerà Sacid, il marito ricercatore in matematica all’università di Kotka, trascorrerà il suo tempo a leggere. Lui distoglie spesso lo sguardo dallo schermo del pc, è imbarazzato ma anche curioso di conoscere meglio la storia di questa donna. Poi il segnale si indebolisce, la connessione internet cade e Corrado può ritornare alle sue mansioni.
Le conseguenze dell’ordine delle cose

L’équipe di Corrado prende accordi con la guardia costiera e altre autorità libiche per intercettare i barconi con a bordo i migranti illegali e rispedirli sulle coste africane. Swada è una dei passeggeri sulla prima delle imbarcazioni a essere fermata e riportata al porto. Nel porto libico i migranti sono prima ammassati in uno spiazziale e poi costretti a salire su un camion per far ritorno verso quelle stesse prigioni in cui erano già stati confinati. Corrado è appena arrivato sul posto e intravede la veste celeste di Swada. Il volto del primo si fa cupo, le ciglia si aggrottano. Swada sta camminando con la testa bassa, assieme ad altre donne. Per un attimo il suo sguardo affranto si incrocia con quello incredulo di Corrado. Il campo e controcampo ci restituisce questo fugace riconoscimento.
Il sogno di riabbracciare il marito e il diritto a viaggiare si sono infranti tra le onde del Mediterraneo. L’ordine delle cose che blocca le frontiere si è imposto sull’esistenza di Swada.
Andrea Segre racconta la scena in cui viene attuato un respingimento di migranti. A causa dei divieti imposti alla troupe le sequenze ambientate in Libia sono state realizzate tra la Sicilia e la Tunisia. Nel video, Segre racconta la sequenza del respingimento dei migranti, girata a Mazzara del Vallo:
Conversazioni
Il regista Andrea Segre e lo sceneggiatore Marco Pettenello raccontano la loro collaborazione iniziata con il film Io sono Li (2011) proseguita con La prima neve (2013), fino a L’ordine delle cose (Er Cultura, 15 febbraio 2018)
Paolo Pierobon racconta il suo personaggio Corrado Rinaldi, un alto funzionario Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare (CinemaItaliano, 31 agosto 2017)
“Noi e gli altri: per un cinema del confronto”. Su Cinema e Storia, 2024. Massimiliano Coviello intervista il regista Andrea Segre.
«Nel documentario io cerco di rendere “cinematografiche” le persone, nella fiction provo a trasformare dei soggetti di finzione in qualcosa di reale. Nella mia esperienza a cavallo tra fiction e documentario ho sempre
cercato di superare la chiusura delle comunità che volevo raccontare. […]
Non era possibile realizzare un documentario incentrato su un funzionario del Ministero dell’Interno che si occupa di immigrazione irregolare. Ma, per costruire il personaggio interpretato da Paolo Pierobon, ho incontrato decine di funzionari e in parte ho modellato Corrado Rinaldi su di loro».
«Lo spettatore de L’ordine delle cose confida che Corrado aiuti Swada a sfuggire dalla crudeltà delle carceri libiche. Ma l’ordine che Corrado, in quanto funzionario, dovrebbe tutelare scricchiola, fino a spezzare le nostre speranze».
“Il mio protagonista riflette la crisi d’identità dell’Europa”. Su Cineuropa, 1 settembre 2017. Camillo De Marco intervista il regista Andrea Segre.
«Con il co-sceneggiatore Marco Pettenello abiamo incontrato per molto mesi alcuni veri “Corrado”, in Sicilia meridionale […] Credo che quella di Corrado sia la condizione di molti di noi in quest’epoca che sembra aver metabolizzato certe forme di ingiustizia. Corrado riflette la crisi d’identità dell’Europa di fronte al dilemma dell’immigrazione».
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
Il costo complessivo di produzione de L’ordine delle cose è stato di 2.121.953,54 euro. Il contributo della Direzione generale Cinema e audiovisivo è stato di 7.72856,53 euro. Il film è stato inoltre realizzato con il sostegno del Fondo bilaterale per lo sviluppo di coproduzioni di opere cinematografiche italo-francesi e ha ricevuto il sostegno della Regione del Veneto – Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo, della Regione Lazio – Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo e della Regione Siciliana e della Sicilia Film Commission, nell’ambito del programma Sensi Contemporanei Cinema.
Nelle dichiarazioni del regista e del cast emerge il lungo lavoro di ricerca sul campo, fatto di interviste a poliziotti e funzionari del Ministero degli Interni, videoreporter libici e migranti che hanno vissuto l’esperienza dei centri di detenzione in Libia. Un lavoro che è stato necessario alla stesura della sceneggiatura e all’individuazione delle location. Inoltre, questa ricerca ha permesso di comprendere il campo di forze e gli interessi politico-economici che premono lungo i confini europei e, di conseguenza, restituire un ritratto realistico dei personaggi e dei loro ambienti.
Retoriche promozionali
Per accompagnare l’uscita del film, Segre e i produttori hanno realizzato il pamphlet Per cambiare l’ordine delle cose, una guida alla comprensione dei fenomeni migratori, alla loro storia e al loro impatto sulla cultura europea.
Il pamphlet contiene gli interventi di Segre, Igiaba Scego, Luigi Manconi, Ilvo Diamanti e Pietro Massarotto.
Conversazioni
Andrea Segre racconta alcuni aspetti del lungo lavoro di produzione e ricerca che ha portato alla realizzazione del film (21 agosto 2017).
“Per capire L’ordine delle cose. Incontro con Andrea Segre” di Luca Marchetti. Estratti della conferenza stampa di Segre alla Biennale Cinema 2017, pubblicati su Sentieri Selvaggi, 31 agosto 2017.
«La prima idea della storia, infatti ci è venuta in mente circa 4 anni fa. Non si tratta di preveggenza ma anche all’epoca c’era la sensazione che qualcosa stesse per accadere. Una situazione del genere, il nostro paese l’aveva già vissuta nel 2008 e i segnali che quei temi potessero ritornare erano abbastanza evidenti. […]
Per creare il personaggio di Corrado e inserirlo in un contesto giusto, i miei collaboratori ed io abbiamo fatto un grandissimo lavoro di ricerca che si è focalizzato su due fronti. Il primo è stato quello dell’apparato umano che sulle coste siciliane affrontano quotidianamente l’emergenza. Parlare con poliziotti e funzionari del ministero degli interni, su vari livelli delle gerarchie statali, è stato illuminante. […] L’altro fronte è stato quello libico.” continua Segre. “Non abbiamo potuto girare in Libia, le riprese “africane” si sono svolte tra la Sicilia e la Tunisia, ma grazie alla testimonianza di videoreporter libici e delle 300 comparse che hanno davvero vissuto l’esperienza dei centri in Libia abbiamo raggiunto un livello di veridicità, di autorevolezza di cui sono molto orgoglioso».
Un estratto dell’incontro “Sulle tracce dell’altro tra sguardi, archivi e memorie”, in cui Segre discute del rapporto produttivo con Rai Cinema.
Circolazione e ricezione
Circolazione
Circolazione e distribuzione dal basso
In Italia il film ha beneficiato del supporto di Parthénos e delle forme di distribuzione dal basso garantita da ZaLab e dal suo network costituito da cineforum, associazioni e gruppi di cittadini che hanno organizzato proiezioni e dibattiti soprattutto con il regista del film. A livello internazionale, il film è stato distribuito in Australia da Palace Films e in nuova Zelanda da Palace Films.
Da segnalare anche il coinvolgimento della Francia attraverso la coproduzione di Mact e Sophie Dulac che ha anche distribuito il film in questo paese.
Oltre a essere un film di interesse culturale e aver ricevuto il contributo economico del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione generale cinema, L’ordine delle cose è stato proiettato al Senato della Repubblica.
Premi e festival
L’ordine delle cose è stato presentato come proiezione speciale alla Biennale Cinema 2017. Ha ricevuto una menzione speciale all’HRNs Award – Premio Speciale per i Diritti Umani e il Premio Focus Diritti Umani a Tutti Nello Stesso Piatto – Festival Internazionale di Cinema Cibo. Al BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival del 2018, Segre e Pettenello hanno ricevuto il Premio “Tonino Guerra” come migliore soggetto. Nello stesso anno il film ha ottenuto il Premio Migliore Lungometraggio al Migranti Film Festival e il Premio Kineo “Diamanti al Cinema Italiano”. Nel 2019 il film ha ricevuto il Premio “Violetta d’Argento” Migliore Film al Parma International Music Film.
Grazie al circuito dei festival L’ordine delle cose è stato proiettato in USA al “Cinequest Film & VR Festival”, all’“Italian Film Festival” e al “San Diego Italian Film Festival”; in Australia al “ST. ALi Italian Film Festival”; in Portogallo alla “Festa do Cinema Italiano”; in Francia al “Festival du Film Italien de Villerupt” e a “Les rencontres du cinéma italien à Toulouse”; in Germania all’“Internationales Filmwochenende Würzburg”; in Iran al “Fajr International Film Festival”.
L’impatto del film sul dibattito pubblico
La diffusione del film e i dibattiti che ne sono scaturiti hanno contribuito alla creazione del forum nazionale “Per cambiare l’ordine delle cose”, nato per sviluppare e promuovere nuove politiche migratorie.
Nel marzo del 2025, in occasione dell’arresto per crimini contro l’umanità e del successivo rimpatrio di Osama al-Najeem, generale libico meglio noto con l’appellativo di Almasri (“l’egiziano”), Segre e ZaLab hanno rilanciato la distribuzione de L’ordine delle cose. Il regista ha infatti dichiarato: «Il caso Almasry ha messo in evidenza un grave problema di relazione strutturale tra lo Stato italiano e i trafficanti di esseri umani libici promossi a dirigenti della Guardia Costiera Libica. Una conseguenza diretta degli accordi tra Italia e Libia, siglati nel 2017 e da allora sempre confermati. Le radici di questa vicenda sono raccontate nel film L’ordine delle cose, uscito proprio nel settembre 2017».
Ricezione
Il valore civile del film di Segre, la sua capacità di leggere la crisi europea in rapporto alle migrazioni, l’ibridazione tra l’osservazione documentaristica e l’invenzione narrativa, il realismo nella costruzione dei personaggi, la loro tensione etica e morale, sono gli elementi maggiormente apprezzati dal discorso critico e dal pubblico.
Conversazioni
Andrea Segre parla della circolazione del film in sala e nei festival (ER Cultura, 15 febbraio 2018).
Critica italiana e straniera
Emiliano Morreale, “Così cambiò Corrado dal Viminale alla Libia tra gli ultimi della Terra”, La Repubblica, 1 settembre 2017.
«Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno reso ancor più attuale il film di Andrea Segre, ‘recuperato’ come evento speciale dalla selezione veneziana. Per fortuna: perché si tratta di un film bello e importante, che parla di migranti, profughi e hotspot in maniera precisa, emozionante, senza retorica e senza colpi bassi, costruendo sapientemente una vicenda ma dimostrando soprattutto che, al di là della cronaca, il cinema di finzione può avere i mezzi per andare in profondità, per cercare il filo di un discorso intrecciando vicende individuali e collettive».
Goffredo Fofi, “Una buona annata per il cinema italiano”, Internazionale, 1 settembre 2017.
«Andrea Segre con L’ordine delle cose riesce perfino a narrare il mondo della politica, o meglio del funzionariato statale, affrontando il nodo attualissimo dei rapporti con la Libia, della questione dei migranti […]».
Francesca Divella, “L’ordine delle cose e il sud del mondo”, Cinefilia Ritrovata 22 settembre 2017.
«Dalla legge Turco-Napolitano in poi passando per il terribile peggioramento della Bossi Fini la politica italiana (sulla scia di quella occidentale ed europea in genere) ha concepito un sistema binario che semplicemente impedisce ai migranti di attraversare in modo legittimo i confini nazionali o di stabilirsi altrove. Essi possono solo “scegliere” tra diventare clandestini o chiedere asilo. Ma non viaggiare liberamente. Questo è un privilegio riservato ai cittadini di un Nord del mondo posto sempre più in contrapposizione con il Sud del mondo. I cittadini del Nord, come il protagonista del film Paolo Pierobon/Corrado salgono e scendono da aeroplani che gli fanno fare il giro del globo in poche ore che sia per lavoro, studio, diletto o ricongiungimento familiare».
Anton Giulio Mancino, “Indesiderati e indesiderabili: Francesco Rosi/Andrea Segre”, Cineforum, n. 582, 2019
«Come Rosi, Segre ama seguire il principio delle coincidenze e delle connessioni. Connettere, in ambedue, vuol dire tanto mettere assieme, equiparare, che capire. La comprensione intrecciata dei fatti è la chiave condivisa di accesso privilegiato alla realtà. Senza la quale non vi è modo di mostrare, costruire il racconto decostruendo l’emblematico “ordine” solo apparente “delle cose”».
Camillo De Marco, “The Order of Things: When fiction reveals a hidden truth”, Cineuropa, 1 settembre 2017.
«Irregular immigration has become a common problem for countries in the European Union following the Schengen agreements, compelling them to form a system of joint control in order to increase cooperation with police forces in non-European countries. An international task force of highly specialised police was created to manage this system and forms the premise for The Order of Things […], and tells the story of one of these experts. Fictional characters and facts are placed within an authentic social reality, just like the beginning of Francesco Rosi’s 1963 masterpiece Hands Over the City».