Il mondo sottosopra
a cura di Arianna Vergari
Introduzione
Rai Uno
14 novembre 2016
97′
Andrea Porporati
Pietro Calderoni, Gualtiero Rosella
11 Marzo Film, Rai Fiction, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte
Marcello Montarsi
Simona Paggi
Francesco Cerasi
Vanessa Incontrada; Flavio Insinna; Fabio Troiano; Aurora Giovinazzo; Monica Dugo; Giovanni D’Aleo; Martino Lauretta; Daniele Gaeta; Stefano Marseglia
Rai Fiction
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Backstage
a cura di 11 Marzo Film Produzioni.
Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
La classe degli asini – liberamente ispirato alla vicenda reale di Mirella Antonione Casale che negli anni Sessanta si batté per garantire ai ragazzi disabili il diritto di frequentare la scuola dell’obbligo insieme ai coetanei – si fonda su un impianto narrativo fortemente educativo, incentrato sulla trasformazione interiore e professionale della protagonista. All’inizio della storia, Mirella, insegnante e madre di una bambina con grave disabilità, è una convinta sostenitrice della scuola “tradizionale”, ma pian piano prende consapevolezza dell’ingiustizia sistemica delle classi differenziali, che si configurano come dispositivi di esclusione sociale. A innescare il suo cambiamento è da un lato l’incontro con Riccardo, bambino irrequieto ma brillante, segnato da disagi familiari e da una precoce etichettatura come “inadatto”. Dall’altro è il co-protagonista maschile a fungere da spinta propulsiva: Felice incarna il ruolo del professore rivoluzionario, fuori dagli schemi e contro le norme oppressive vigenti, sulla falsariga del più celebre John Keating de L’attimo fuggente. Animato da una retorica dei buoni sentimenti che appiattisce ogni possibile sfumatura trasgressiva, questo personaggio sembra inserito per bilanciare narrativamente una storia altrimenti centrata solo su una protagonista femminile.
Tutti i personaggi sono funzionali a veicolare un messaggio chiaro: da un lato vi sono le figure che incarnano un modello inclusivo (Mirella, Felice, l’ANFFAS), dall’altro quelle che rappresentano l’istituzione scolastica rigida e ghettizzante (presidi ottusi, educatori autoritari). La presenza di semplificazioni narrative e di ruoli spesso monodimensionali risponde alla linea editoriale della Rai, orientata a raggiungere un vasto pubblico attraverso storie emotivamente coinvolgenti e strutturalmente lineari. Rispetto al film TV A muso duro, con cui condivide numerosi elementi, La classe degli asini affronta la disabilità intrecciandola alle carenze del sistema educativo, evitando di ridurla a una semplice difficoltà individuale da superare. Al contrario, sposta l’attenzione dal singolo al contesto istituzionale, offrendo una lettura che la interpreta come il risultato di disuguaglianze strutturali. Pur rimanendo centrata su una vicenda personale, la narrazione assume un valore collettivo e si fa portavoce di un cambiamento sociale e istituzionale, che culminerà con l’approvazione della Legge Falcucci nel 1977.
Stereotipi & strategie di inclusione
L’inclusione nella retorica semplificata dei buoni sentimenti
Una delle linee narrative centrali del film è rappresentata dal progetto di Felice di creare un doposcuola: uno spazio informale, inclusivo e alternativo dove accogliere i “rifiutati” del sistema scolastico. A metà del film, Mirella visita per la prima volta questo ambiente, segnando una svolta nella sua coscienza. È qui che, guidata dall’esempio del collega – unico catalizzatore possibile del cambiamento – inizia a mettere in discussione le proprie convinzioni. La sequenza si apre con Felice che, in tono istrionico, spiega ai bambini i galli taurini. A lezione finita, rovesciando i ruoli, chiede agli studenti di dargli un compito. Paolo, bambino con sindrome di Down, interpretato da un attore non professionista, risponde: “Ci spieghi chi siamo?”, introducendo in modo diretto e disarmante il nodo dell’identità negata. La sua domanda successiva – perché, pur essendo un bambino, non può andare a scuola con gli altri – sposta la scena dalla pedagogia al problema politico dell’inclusione. La potenza di questa domanda spiazza Felice, ma soprattutto Mirella, che per la prima volta si confronta con l’ingiustizia del sistema. Il successivo scambio tra i due adulti esplicita la contrapposizione, profondamente schematica, tra la razionalità conformista di Mirella, legata alle regole, e l’idealismo di Felice, portatore di un’utopia educativa.
La regia non punta sull’originalità visiva o sulla profondità psicologica, ma sull’efficacia comunicativa, che prevale su ogni altra componente estetica. La semplicità con cui la sequenza è costruita – tra pathos e chiarezza espressiva – permette di veicolare un messaggio preciso: l’inclusione non è solo accesso fisico all’istruzione, ma il riconoscimento pieno del valore e dell’identità di ciascuno, in contesti realmente capaci di accogliere e trasformarsi. In questa direzione, un punto di forza risiede nell’inclusione del piccolo attore con sindrome di Down: la sua presenza, più della messa in scena stessa, conferisce verità e immediatezza a una narrazione pensata per suscitare empatia e commozione, più che una reale riflessione critica.
Conversazioni
L’attore Flavio Insinna, che ne La classe degli asini interpreta Felice, racconta il suo approccio al personaggio e alla tematica affrontata dalla fiction (Rai, 2016).
Una riflessione dell’attrice Vanessa Incontrada, che ne La classe degli asini interpreta Mirella Antonione Casale, sulla preparazione al ruolo e sul messaggio sociale del film (Rai, 2016).
L’attore Fabio Troiano, che ne La classe degli asini interpreta il marito di Mirella, condivide la sua esperienza sul set e il suo punto di vista sul tema dell’inclusione scolastica (Rai, 2016).
“Note di regia” di Andrea Porporati. Su NewsRai, n. 53, 9 novembre 2016.
«La proposta di Matteo Levi di dirigere “La classe degli asini” mi è sembrata una di quelle offerte che non si possono rifiutare. In primo luogo perché racconta una storia vera: quella di Mirella Antonione Casale […] Una storia straordinaria, fuori dal comune, ma semplice e bellissima. Il secondo motivo che mi ha spinto ad amare il progetto è che si tratta di una storia degli anni settanta, epoca in cui io stesso andavo a scuola, come i protagonisti del film e che mi ha permesso di ricordare, e, spero, di far ricordare, quell’Italia, tanto spesso e giustamente rammentata come quella degli anni di piombo, ma che era capace di produrre atti di civiltà di cui essere orgogliosi come appunto la legge “Falcucci” o la legge “Basaglia”, entrambe poi elette a modello di analoghi provvedimenti negli altri paesi d’Europa e del mondo. […] Il personaggio di fantasia che impersona e dà un volto ai tanti, sconosciuti, piccoli “Don Milani” di quegli anni è nel film il professor Felice Giuliano, interpretato da uno straordinario Flavio Insinna. Il terzo motivo è stata la possibilità di raccontare questa storia anche dal punto di vista dei bambini»
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
La classe degli asini è stato pensato come un progetto profondamente coerente con la missione del servizio pubblico. Durante la conferenza stampa tenutasi all’Istituto Leonarda Vaccari di Roma, la direttrice di Rai Fiction, Eleonora Andreatta, ha dichiarato: “Per la Rai questo progetto rientra a pieno titolo nella linea editoriale del servizio pubblico, di inclusione; di inclusione di pubblici diversi e di grandi temi”. Anche il direttore di Rai Uno, Andrea Fabiano, ha sottolineato il valore esemplare della vicenda: “Queste storie ingaggiano battaglie per cambiare il sistema. Per Rai Uno è fondamentale dare loro spazio”.
La scelta di raccontare una storia ispirata a fatti reali e legata a un cambiamento normativo importante (la legge Falcucci del 1977) rispecchia una strategia industriale orientata a valorizzare il patrimonio civile italiano, combinando memoria storica e funzione pedagogica. Il regista Andrea Porporati ha affermato di aver accettato il progetto per il suo valore etico, ma anche per la possibilità di rievocare un’Italia capace di atti di civiltà collettiva al di là del clima di violenza degli anni ‘70, così come per l’opportunità di raccontare la vicenda anche dal punto di vista dei bambini. Da alcune dichiarazioni del regista e degli attori, sia professionisti che non professionisti, emerge il racconto di un clima di lavoro armonioso, con un’atmosfera familiare e accogliente, forse in parte edulcorato.
Alla base della prassi produttiva vi è stata inoltre una fase di documentazione storica accurata, supportata dal coinvolgimento diretto della vera Mirella Casale, che ebbe modo di leggere la sceneggiatura, proporre modifiche e confrontarsi con gli interpreti. Fondamentale è stato anche l’apporto dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo), che ha sostenuto il progetto sin dalle sue fasi iniziali, contribuendo a orientare la narrazione verso una ricostruzione storicamente fondata del percorso dell’inclusione scolastica in Italia.
Retoriche promozionali
La promozione de La classe degli asini è stata fortemente legata alla sua funzione educativa e civile. Il film continua a essere inserito annualmente nei palinsesti Rai in occasione di ricorrenze significative, come la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità o la Giornata Mondiale dell’Infanzia, evidenziando la volontà dell’emittente di legare il prodotto a un calendario simbolico dell’inclusione. Le dichiarazioni dei vertici Rai, tra cui Andreatta e Fabiano, hanno sottolineato il valore esemplare della storia attraverso la narrazione di battaglie civili. In conferenze e comunicati stampa, il lessico impiegato ruota attorno a parole chiave come “inclusione”, “servizio pubblico”, “battaglie giuste”, contribuendo a costruire una retorica forte e positiva, anche se a volte paternalistica. L’enfasi posta sulla straordinarietà della protagonista, sulla coralità dell’azione e sull’impatto collettivo della storia, serve a rendere il film non solo un prodotto culturale, ma un evento esemplare, destinato a sensibilizzare e a formare un immaginario condiviso sull’inclusione scolastica.
Circolazione e ricezione
Circolazione
La classe degli asini è stato distribuito principalmente come evento televisivo in prima serata su Rai Uno (lunedì 14 novembre 2016), risultando il programma più visto della serata con circa 5,70 milioni di spettatori e uno share del 21,93%
La strategia di distribuzione televisiva, unita alla stretta connessione tra contenuto rappresentativo e collocazione nel palinsesto Rai (coinvolgimento di occasioni simboliche come ricorrenze legate all’inclusione), rafforza l’intento pedagogico‑sociale del progetto.
Ricezione
La risposta al film è stata complessivamente positiva, soprattutto per il suo valore civile e per la rievocazione di una pagina significativa della storia scolastica italiana. Tuttavia, la ricezione si è concentrata quasi esclusivamente sul contenuto, con pochissima attenzione agli aspetti formali o stilistici. A parte le testate della stampa generalista come Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica o Il Sole 24 Ore, il film non ha suscitato interesse nella critica specializzata in cinema e audiovisivo. Come già accaduto per A muso duro, anche nel caso de La classe degli asini la narrazione viene trattata principalmente come veicolo di un messaggio educativo e non come prodotto audiovisivo da analizzare criticamente.
Quando la critica prova ad andare oltre il contenuto, come nelle recensioni di Aldo Grasso e Andrea Fagioli, emergono con chiarezza i limiti dell’opera dal punto di vista estetico: si evidenzia una scrittura semplificata, una struttura manichea nei personaggi e un tono paternalistico coerente con la missione pedagogica della Rai, ma privo di originalità narrativa o visiva.Sui social network e nei blog familiari, come dimostra un’analisi condotta da ANFFAS, la fiction ha invece ricevuto un’accoglienza calorosa, in particolare da parte di famiglie coinvolte direttamente nel tema della disabilità. Il coinvolgimento emotivo e il riconoscimento dell’importanza del messaggio inclusivo hanno prevalso su ogni valutazione estetica, confermando che la ricezione si è focalizzata più sull’impatto sociale del film che sulla sua qualità artistica.
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Antonella Bonavoglia, “‘La classe degli asini’: la lotta per l’inclusione scolastica”, Il sole 24 ore, 15 novembre 2016.
«Ma cos’è l’inclusione scolastica e perché è così importante? Oggi non si parla più di integrazione, che è il processo tramite il quale le diverse identità vengono incluse senza discriminazione, nel contesto scolastico, che conserva sostanzialmente, la sua unità funzionale e strutturale. Con l’inclusione si accede ad un livello più profondo, in cui il contesto si modifica in base alle esigenze e alle diversità: è una modalità di relazione che denota una maggiore apertura verso l’altro e maggiore condivisione. […] Mirella Casale ha aperto la strada verso l’inclusione scolastica, combattendo, con coraggio e abnegazione. Una strada che tutti noi abbiamo il dovere di continuare a tracciare, per raggiungere i livelli sperati, per creare comunità, in cui le diversità non siano viste come problemi, ma come valori».
“‘La classe degli asini’, un telefilm ispirato alla vita di Mirella Antonione Casale”, Anffas, 14 novembre 2016.
«[…]quando la nostra sede nazionale è stata contattata dalla redazione televisiva che stava ideando al programma, abbiamo accolto con interesse ed entusiasmo questa iniziativa e ci siamo attivati subito per prestare la nostra massima collaborazione, individuando la storia di Mirella quale esempio importantissimo di voglia ed impegno per il cambiamento e anche dell’apporto che centinaia, migliaia di cittadini, spesso partendo dalla propria condizione ed esperienza di vita, ogni giorno silenziosamente realizzano a beneficio dell’intera comunità. Conoscere il passato e la storia dell’inclusione scolastica in Italia – prosegue il Presidente – “è molto importante: ci consente di comprendere fino in fondo cosa fossero le classi speciali, che cosa è cambiato con l’introduzione delle scuole inclusive e soprattutto ci impedisce, almeno speriamo, di fare passi indietro – come spesso temiamo – rispetto agli importanti traguardi raggiunti in un’area così fondamentale per la vita ed il futuro di tutti i bambini e ragazzi».
Aldo Grasso, “«La classe degli asini» e la missione educativa di Vanessa Incontrada”, Corriere della Sera, 15 novembre 2016.
«L’argomento non si discute, anzi proprio per la delicatezza dei temi affrontati verrebbe da dire che è fin troppo facile conquistare gli spettatori in questo modo. Il contenuto è così importante che fatalmente passa in secondo piano la scrittura. Il racconto sembra fatto apposta per inserirsi nel solco di quella santità sociale torinese che ha i suoi riferimenti in Don Bosco, Giuseppe B. Cottolengo, Giuseppe Cafasso. La direttrice di Rai Fiction, Eleonora Andreatta, si è detta orgogliosa della storia scelta per il racconto: “La classe degli asini è un progetto che corrisponde alla linea editoriale del servizio pubblico”. Solo per il piacere della discussione, forse sarebbe più giusto dire che La classe degli asini corrisponde all’idea che Andreatta ha del servizio pubblico, una concezione un po’ datata, fortemente caratterizzata da una missione pedagogica e da un tono paternalistico. Manca il salto di qualità. E infatti il deficit del servizio pubblico oggi è che nessuno lo legittima come tale».
Luisa Giamo, “La sfida della donna che aprì le scuole a tutti i bambini”, La Stampa, 14 novembre 2016.
«La classe degli asini andrà in onda lunedì sera su Rai Uno. A vestire i suoi panni c’è Vanessa Incontrada. “Siamo stati contattati nel 2011 per essere intervistati sull’esperienza di mia mamma nell’Anffas – ricorda il figlio, Roberto Casale – abbiamo raccontato la nostra storia, ma solo dopo abbiamo scoperto che sarebbe stato girato un film. È stata preparata una sceneggiatura che gli autori ci hanno fatto leggere, mia mamma ha apportato alcune modifiche. Poi a maggio del 2015 l’appuntamento con Vanessa Incontrada. Le abbiamo fatto i complimenti, ma anche una piccola osservazione. Il regista Andrea Porporati ci ha ascoltati ed ha cambiato il finale”».
Letizia Tortello, “Con Riccardo nella ‘Classe degli asini’”, La Stampa, 14 novembre 2016.
«Riccardo Rocco, 13 anni, studente di seconda media al Gobetti di Rivoli e affetto da sindrome di Down, mentre recitava per il piccolo schermo il copione ce l’aveva, ma molte battute le ha improvvisate inventando di testa sua. È uno degli attori non professionisti della fiction civile diretta da Andrea Porporati […] Riccardo Rocco, diventato attore per caso, contattato dal Cepim (Centro Persone Down) di Torino a cui la produzione si era rivolta, ricorda alla vigilia della messa in onda le giornate di caldo infernale, a girare con vecchi abiti in lana, i pisolini “nel camper di Flavio” dopopranzo, le lunghe partite a Uno per intrattenersi tra un ciak e l’altro, quel bacio di “Vanessa, qui”, e fa segno sulla guancia destra, con lo sguardo furbetto. “Il film ha lasciato un segno nella vita di mio figlio – dice il papà del ragazzo –, la serietà dell’impresa, ma anche l’atmosfera familiare e accogliente che si è creata, da quel momento lo hanno aiutato a sbloccarsi e comunicare di più col mondo esterno, con più naturalezza”. […] Anche il regista Porporati conferma il clima di magia, tra attori professionisti e non professionisti: “È stato tutto molto naturale e divertente, in una Torino che ricordo caldissima. Riccardo interpretava il suo personaggio, ma faceva di più, dava una coloritura brillante, oltre la pagina, mangiava le sue battute e ritirava fuori qualcosa che andava ben oltre il copione”».
Andrea Fagioli, “‘La classe degli asini’, valori e stereotipi”, L’Avvenire, 16 novembre 2016.
«Intenti altamente positivi, dunque, da servizio pubblico, forte messaggio di inclusione, con momenti commoventi, ma anche tanti stereotipi. Interpretata da Vanessa Incontrada e Flavio Insinna con la regia di Andrea Porporati, La classe degli asini ripropone le vicissitudini di un’insegnante di scuola media inferiore con una figlia gravemente malata, dividendo nettamente i “buoni” dai “cattivi”: da una parte, oltre alla protagonista, Mirella (madre amorevole e professoressa accorta), il prof idealista e battagliero, Felice, che vuole mettere il mondo sottosopra, impersonato da un Insinna un po’ sopra le righe; dall’altra l’ottuso preside o il perfido educatore di collegio tutti tagliati con l’accetta nel contesto di una Torino da classe operaia, con una forte immigrazione dal Sud, le fabbriche, i quartieri popolari, la contestazione…. Tutto un po’ semplificato. Ma forse è il solo modo per arrivare a un pubblico generalista assetato di messaggi semplici e positivi, di personaggi che combattono buone battaglie e riconoscersi in loro. Gli ascolti premiano la scelta di Rai Uno (compresa l’idea di un film tv in una sola serata) con oltre cinque milioni e settecentomila telespettatori e uno share del ventidue per cento nonostante la forte concorrenza della finale del Pechino Express e dello Speciale Grande fratello vip. È un buon segno».
Caterina Giangrasso, “‘La classe degli asini’: recensione del film tv con Vanessa Incontrada e Flavio Insinna”, Cinematographe.it.
«La classe degli asini è un prodotto che, ben lontano dai dettami puramente cinematografici, si mantiene sobrio e in linea con ciò che la Rai, tramite la sua rete ammiraglia, fa anche attraverso i racconti di finzione – le tanto incomprese fiction: il servizio pubblico. Raccontare una storia di impegno civile come quella di Mirella Casale, una storia che ha portato all’abolizione delle classi differenziali, equivale a raccontare una storia della nostra Italia, oltre che a rendere semplicemente onore al merito».