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Fragilità in corsia: tra disabilità, disturbi alimentari e inclusione rassicurante

a cura di Greta Delpanno

Introduzione

Canale

Rai Uno

Disponibile per lo streaming
Anni

2020 – in produzione

Stagioni/Episodi

3 stagioni; 48 episodi

Regia

Jan Maria Michelini, Ciro Visco (st. 1), Beniamino Catena, Giacomo Martelli (st. 2), Jan Maria Michelini, Nicola Abbatangelo, Matteo Oleotto (st. 3)

Creator

Francesco Arlanch, Viola Rispoli

Sceneggiatura

Francesco Arlanch, Viola Rispoli

Produzione

Rai Fiction, Lux Vide

Fotografia

Napoleone Carbotta (st. 1-2), Alessandro Pesci, Valerio Evangelista (st. 3)

Montaggio

Alessio Doglione, Alessandro Heffler (st. 1), Michele Soffientini, Davide Miele (st. 2), Michele Soffientini, Simone Mele (st. 3)

Musica

Tony Brundo, Nico Bruno

Cast

Luca Argentero, Matilde Gioli, Sara Lazzaro, Gianmarco Saurino, Raffaele Esposito, Simona Tabasco, Alberto Boubakar Malanchino, Pierpaolo Spollon, Silvia Mazzieri, Beatrice Grannò, Giovanni Scifoni, Elisa Di Eusanio, Alice Arcuri, Marco Rossetti, Giacomo Giorgio, Laura Cravedi, Elisa Wong

Distribuzione

Rai Uno, Rai Play

Galleria immagini

Locandina

Locandina (seconda stagione)

Trailer

Prima stagione

Seconda stagione

Terza stagione

Pressbook

Prima stagione

Seconda stagione

Terza stagione

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi

Narrazione & personaggi

Ispirata alla vicenda reale del dottor Pierdante Piccioni, la serie racconta la storia di Andrea Fanti (Luca Argentero), primario di medicina interna che, a seguito di un trauma cranico, perde la memoria degli ultimi dodici anni della sua vita. La perdita di memoria destabilizza sia la sua identità professionale che quella personale: Fanti non ricorda più la morte del figlio, la fine del matrimonio, i rapporti con i colleghi. La sua traiettoria mette in scena un medico non onnipotente, ma fragile e costretto a ridefinire il proprio ruolo in un ambiente che conosce solo parzialmente.

Il cuore narrativo della serie non sta solo nella vicenda di Andrea, ma nell’insieme corale del reparto. Giulia Giordano (Matilde Gioli), collega ed ex compagna, si trova divisa tra il legame con il passato e la necessità di guidare il presente. Lorenzo Lazzarini (Gianmarco Saurino) introduce il tema delle fragilità psicologiche e della dipendenza, mentre Gabriel Kidane (Alberto Malanchino), medico di origini africane, permette di tematizzare la questione della multiculturalità dentro le istituzioni sanitarie. Accanto a loro, altri personaggi arricchiscono la riflessione identitaria. Riccardo, ad esempio, porta in primo piano la disabilità: giovane medico con una protesi alla gamba, tiene a lungo nascosta la sua condizione per paura del giudizio, fino alla scena in cui partecipa a una gara di nuoto tra colleghi e rivela a tutti la sua gamba metallica. Questo momento rende visibile il peso dello stigma e la difficoltà di affermarsi in un contesto che, pur inclusivo in apparenza, tende ancora a marginalizzare le differenze fisiche. Carolina, figlia di Andrea, introduce invece il tema dei disturbi alimentari: affetta da bulimia, segnata da un rapporto problematico col padre e dall’uso di ansiolitici, mostra come anche le narrazioni familiari siano attraversate da fragilità spesso invisibili.

Dal punto di vista strutturale, la serie adotta il modello del medical drama con casi di puntata, che vengono intrecciati alle vicende personali dei medici. I pazienti diventano specchio delle difficoltà dei protagonisti, con un effetto di risonanza che amplifica le questioni identitarie. La malattia, fisica o psicologica, non è trattata solo come emergenza clinica, ma come occasione narrativa per affrontare temi sociali più ampi: disuguaglianze di accesso alle cure, discriminazioni, stigma legati al corpo e alla salute mentale.

Le strategie di rappresentazione della serie puntano a equilibrare differenze e normalizzazione. Da un lato, emergono figure che incarnano vulnerabilità – Andrea senza memoria, Riccardo con la disabilità, Carolina con i disturbi alimentari, Gabriel come medico nero in un contesto a prevalenza bianca –; dall’altro, queste condizioni vengono integrate in un linguaggio narrativo rassicurante, che tende a trasformare i conflitti in opportunità di crescita personale e di solidarietà collettiva. L’ospedale diventa così lo spazio simbolico in cui le fragilità individuali trovano riconoscimento, ma al prezzo di essere ricondotte a un discorso di superamento che talvolta semplifica la complessità delle esperienze rappresentate.In questo senso, DOC – Nelle tue mani aggiorna i codici del medical drama adattandoli al pubblico generalista della Rai: non un racconto di eroi infallibili, ma un mosaico di personaggi che portano in primo piano fragilità e diversità, pur dentro una cornice narrativa che privilegia l’empatia e la riconciliazione più che il conflitto.

Stereotipi & strategie di inclusione

La scena conclusiva della prima stagione si svolge durante la gara di nuoto tra i medici del reparto, alla quale Riccardo aveva sempre cercato di sottrarsi. Per settimane aveva nascosto la sua disabilità, evitando di rivelare la protesi alla gamba e temendo il giudizio dei colleghi. Nel momento decisivo, Riccardo entra in piscina e si mostra apertamente, rivelando la gamba metallica: un gesto che rompe il silenzio e lo libera dal peso del segreto. Accanto a lui, nella corsia, gareggia Gabriel, il cui corpo porta visibili cicatrici sulla schiena, segno di un passato sofferto mai del tutto esplicitato. Gabriel, rivolgendosi a Riccardo, afferma: “Ognuno ha i suoi segreti”. La sequenza assume così un valore simbolico duplice: da un lato normalizza la disabilità, mostrando come Riccardo possa essere accettato nel gruppo senza che la protesi definisca interamente la sua identità; dall’altro rivela come ogni personaggio porti con sé una fragilità nascosta, suggerendo che la diversità è una condizione diffusa e non un’eccezione. Dal punto di vista della rappresentazione, la scena bilancia il rischio di spettacolarizzazione della disabilità (la rivelazione pubblica, l’applauso implicito) con un discorso inclusivo che invita a riconoscere i limiti e le ferite come parte integrante dell’esperienza collettiva.


“Controllo e perdita di controllo” – Carolina e i disturbi alimentari (S1)

La bulimia di Carolina viene tematizzata come linea narrativa autonoma, mostrando come i disturbi alimentari attraversino tanto la dimensione personale quanto quella familiare. Una delle scene più significative è il confronto con Andrea, quando emerge che la figlia fa uso di ansiolitici che lui stesso le aveva procurato, senza comprendere fino in fondo la gravità della situazione. Questo dettaglio sottolinea il legame ambiguo tra cura e responsabilità genitoriale mancata, rendendo il disturbo non solo una condizione individuale ma anche il riflesso di relazioni problematiche. Altri momenti mostrano Carolina alle prese con abbuffate o crisi di vomito, segnali della tensione costante tra desiderio di controllo e perdita di controllo. La rappresentazione, pur inserita in un registro melodrammatico, porta in superficie un tema poco presente nella fiction italiana di prima serata, offrendo visibilità a un’esperienza spesso invisibilizzata.


“Ricominciare da zero” – Andrea e la perdita di memoria (S1E1–2)

La vulnerabilità non riguarda soltanto i personaggi secondari: Andrea stesso incarna un percorso di fragilità che mette in discussione il modello del medico onnipotente. Nei primi episodi, appena uscito dal coma, si confronta con la perdita di dodici anni di memoria e con l’impossibilità di riprendere immediatamente il ruolo di primario. Una scena chiave è il ritorno in reparto, quando si accorge di non ricordare né i protocolli clinici né le relazioni di lavoro, e deve accettare di ricominciare come semplice medico di base sotto la supervisione di colleghi un tempo suoi subordinati. Questo ribaltamento mette in luce come anche l’autorità maschile e professionale possa essere messa in discussione, costringendo il protagonista a ridefinire sé stesso non attraverso il potere o la gerarchia, ma attraverso l’ascolto e l’empatia. In questo senso, la fragilità di Andrea diventa dispositivo narrativo per normalizzare l’idea che la competenza medica non coincida con l’infallibilità, ma con la capacità di riconoscere i propri limiti.

Conversazioni

Il regista Jan Maria Michelini parla dei nuovi episodi della serie dopo il successo della prima stagione durante la conferenza stampa virtuale (Musica e Tv 2.0, 14 ottobre 2020).

Intervista multipla alle 3 protagoniste di “DOC – Nelle Tue Mani”: Alice Arcuri (Tedeschi), Sara Lazzaro (Agnese) e Beatrice Grannò (RaiPlay, 13 marzo 2022).

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“Pierdante Piccioni: “Sono io il vero ‘Doc’. Anzi, siamo tutti noi””. Su Rai News.it, 27 gennaio 2022. Mariavittoria Savini intervista Pierdante Piccioni, dottore da cui la storia è ispirata.

«Sono stato, possiamo dire, lo sceneggiatore per la parte medica. Se la prima stagione era stata molto più autobiografica nei confronti della mia vicenda, ora i personaggi iniziano a camminare con le loro gambe, ci confrontiamo su come raccontare i casi medici. Che sono tutti veri, patologie realmente accadute. Certo poi un po’ romanzate, ma le malattie sono vere».

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L’attore Luca argentero viene intervistato in occasione della terza stagione, racconta le tante novità e il tema centrale legato alla contemporaneità: la gestione del potere (Rai Ufficio Stampa, 4 gennaio 2024).

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Processi produttivi e retoriche promozionali

Strategie produttive

DOC – Nelle tue mani è stato prodotto da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, con la regia di Jan Maria Michelini e Ciro Visco. La serie, ispirata alla vicenda reale del dottor Pierdante Piccioni, rappresenta una delle operazioni industriali più significative della Rai nel campo del medical drama, un genere poco frequentato in Italia rispetto alla centralità che riveste nel panorama anglosassone. L’investimento produttivo risponde alla volontà di aggiornare l’offerta del servizio pubblico, diversificando il catalogo di fiction oltre i filoni tradizionali (poliziesco, melodramma familiare) e proponendo un racconto capace di competere con i modelli internazionali.

La scelta di Lux Vide non è casuale: la casa di produzione, già responsabile di successi come Don Matteo (Rai Uno, 2000- ) e Che Dio ci aiuti (Rai Uno, 2011- ), ha consolidato negli anni un modello di fiction seriale che combina forte riconoscibilità nazionale con formati esportabili all’estero. DOC si inserisce perfettamente in questa linea, con un’estetica più contemporanea, un’attenzione particolare ai casi di puntata e una coralità di personaggi in grado di rappresentare la pluralità sociale. In questo senso, la serie assume un valore strategico: non soltanto un prodotto ad alto ascolto, ma anche un titolo di punta da proporre sul mercato internazionale, come dimostrano la distribuzione in diversi paesi e le trattative per adattamenti locali.

Sul piano delle scelte rappresentative, l’impianto produttivo ha influenzato fortemente la costruzione narrativa. L’ospedale diventa il luogo simbolico in cui inserire temi di diversità, fragilità e inclusione, senza però discostarsi dai registri rassicuranti del melodramma. La disabilità di Riccardo, la bulimia di Carolina, le origini africane di Gabriel o la perdita di memoria di Andrea sono dispositivi narrativi che permettono di ampliare il ventaglio dei temi trattati, ma sempre entro una cornice che tende a ridurre i conflitti a momenti di crescita e di solidarietà. Si tratta quindi di una strategia produttiva che fa della diversità un elemento funzionale alla drammaturgia seriale, utile a rafforzare il coinvolgimento del pubblico generalista e a garantire coerenza con la missione del servizio pubblico.

Il successo della serie, confermato da ascolti superiori ai 7 milioni di spettatori medi nella prima stagione e dalla vendita del format all’estero, mostra come la strategia di Lux Vide e Rai Fiction abbia intercettato un equilibrio efficace tra innovazione e continuità: un racconto nuovo per la fiction italiana, ma costruito con codici narrativi rassicuranti, capaci di tenere insieme riconoscibilità nazionale e potenziale internazionale.

Retoriche promozionali

La comunicazione intorno a DOC – Nelle tue mani ha insistito soprattutto su due direttrici: l’eccezionalità della storia vera da cui trae ispirazione e la dimensione emozionale del racconto. Nelle interviste e nei materiali promozionali, Luca Argentero e i produttori hanno più volte sottolineato come il personaggio di Andrea Fanti sia un medico “umano”, costretto a fare i conti con i propri limiti, e come la serie voglia restituire al pubblico un’immagine della sanità italiana vicina alle persone, meno distante e più empatica rispetto ad altri modelli.

Dal punto di vista dell’inclusione, la retorica promozionale ha raramente tematizzato in modo esplicito la diversità rappresentata dai personaggi secondari. Le dichiarazioni e le campagne di lancio hanno preferito insistere sul valore universale della fragilità e della resilienza, presentando DOC come una serie “per tutti” capace di raccontare storie in cui ogni spettatore possa riconoscersi. Le differenze – la disabilità di Riccardo, i disturbi alimentari di Carolina, le origini africane di Gabriel – sono state comunicate più come elementi di empatia che come dispositivi critici, rientrando in una cornice narrativa che privilegia la commozione e il coinvolgimento affettivo.

In occasione della pandemia, la retorica comunicativa ha inoltre accentuato la vicinanza della serie al vissuto collettivo. DOC è stato spesso presentato come un omaggio al personale sanitario, un racconto che restituisce dignità e umanità ai medici e agli ospedali. Questa linea comunicativa ha rafforzato l’immagine della Rai come servizio pubblico vicino ai cittadini, ma ha anche contribuito a collocare la serie in una dimensione celebrativa che rischia di smussare le criticità sociali o strutturali che pure emergono nelle storie raccontate.In sintesi, la retorica promozionale di DOC conferma la strategia inclusiva già emersa nella produzione: l’enfasi non è posta sulla diversità come conflitto, ma sulla fragilità come condizione universale. Ciò ha reso la serie capace di intercettare un pubblico molto ampio, ma ha anche limitato la possibilità di far emergere un discorso più esplicitamente critico sulle forme di esclusione e disuguaglianza.

Conversazioni

“The Policlinico Ambrosiano Chronicle: siamo stati sul set di ‘DOC – Nelle tue mani 3’”. Su Rolling Stone, 15 dicembre 2023. Sul set della serie, Benedetta Bragadini intervista Luca Argentero, Pierpaolo Spollon e Giacomo Giorgio, in attesa dell’uscita della terza stagione.

«Rispetto ai personaggi c’è una “sensazione di grande confidenza, aspettiamo di ricevere le storie per vedere dove verranno trasportati. Mi avevano illustrato un macro-arco, ma l’impianto di lavoro è all’americana, le sceneggiature arrivano a blocchi e noi all’inizio non sappiamo quale sarà il caso di fine stagione. Quindi sì, siamo curiosi quanto il pubblico”».

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“Matilde Bernabei: ‘Da Doc ai Diavoli, vi racconto la mia Lux dei successi’. La presidente della casa di produzione più famosa d’Italia racconta se stessa dal papà Ettore al marito Giovanni Minoli”. Su Libero Quotidiano, 18 maggio 2020. Francesco Specchia intervista la produttrice Bernabei.

« Sì, ci mancavano 4 puntate. Ma funziona perché ricalca gli schemi narrativi della Lux: non offrire solo squarci di speranza ma delle vere e proprie ipotesi di soluzione dei problemi reali che noi affianchiamo allo svago per il telespettatore. E questo ha portato, per dire, la Sony ha chiederne i diritti per una versione americana, anche se per ora pensiamo di esportare la serie originale…».

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Circolazione e ricezione

Circolazione

DOC – Nelle tue mani è stato trasmesso in prima serata su Rai Uno a partire dalla primavera 2020, con episodi disponibili anche su RaiPlay. Fin dalla prima stagione, la serie si è affermata come uno dei titoli di punta della fiction Rai, capace di intercettare un pubblico intergenerazionale e di consolidare la centralità del prime time. La disponibilità su RaiPlay ha garantito un accesso complementare, soprattutto per le fasce di spettatori più giovani e digitali, anche se la promozione ha continuato a privilegiare la messa in onda lineare.

Sul piano internazionale, la serie ha ottenuto un notevole riscontro: distribuita in diversi paesi attraverso gli accordi con Sony Pictures Television, ha generato vari remake. Nel 2023-2024 sono stati annunciati adattamenti locali in più mercati, tra cui il remake statunitense sviluppato da Fox (Doc – USA, previsto per il 2025), che conferma la capacità del format di essere rielaborato in chiave transnazionale. L’apertura internazionale e la moltiplicazione dei remake dimostrano come le scelte produttive – coralità, equilibrio tra casi clinici e drammi personali, tono universalizzante – fossero pensate fin dall’inizio per un mercato globale, capace di riconoscere l’ospedale come contesto narrativo familiare e facilmente adattabile.

Ricezione

La ricezione di DOC – Nelle tue mani è stata molto positiva, con dati d’ascolto che ne hanno certificato il successo. La prima stagione (2020) ha registrato una media di circa 7,4 milioni di spettatori per episodio e uno share intorno al 31,9 %, con punte che hanno sfiorato il 40 % nella serata conclusiva. La seconda stagione (2022) ha confermato la solidità del titolo, con ascolti medi di oltre 6 milioni di spettatori e share compresi tra il 27 e il 30 %, mantenendo il primato nella fascia di prime time. La terza stagione (2024) ha debuttato con 5,1 milioni di spettatori e circa 26,9 % di share, segnando un calo rispetto alle stagioni precedenti ma confermandosi comunque tra i prodotti più seguiti della fiction Rai.

La critica ha accolto la serie sottolineandone la capacità di coniugare i codici del medical drama internazionale con un approccio più melodrammatico e familiare, centrato sulla vulnerabilità del protagonista e sulla coralità dei personaggi. Molti commentatori hanno evidenziato il valore empatico della serie, soprattutto nel contesto della pandemia, in cui la rappresentazione del personale medico è stata percepita come vicina al vissuto collettivo. Tuttavia, alcune recensioni hanno osservato il rischio di un’eccessiva semplificazione dei conflitti, che tendono a risolversi in chiave emozionale e rassicurante.Per quanto riguarda i temi di inclusione e diversità, la ricezione critica raramente li ha messi in primo piano. La disabilità di Riccardo, la bulimia di Carolina e le origini africane di Gabriel sono stati riconosciuti come tratti caratterizzanti, ma più come strumenti narrativi di empatia che come oggetti di riflessione autonoma. In questo senso, DOC ha portato sullo schermo temi poco frequenti nella fiction italiana di prime time, ma li ha collocati in un registro che privilegia l’identificazione universale e la commozione, piuttosto che l’analisi critica o sociale.

Conversazioni

In occasione dell’uscita della seconda stagione, Doc ci porta sul set della serie. Intervista a cura di Cinzia Carcio al cast principale: Luca Argentero e, tra gli altri, Alice Arcuri, Sara Lazzaro, Simona Tabasco,  Beatrice Grannò, Marco Rossetti, Elisa Di Eusanio, Silvia Mazzieri, Giovanni Scifoni, Gaetano Bruno e Giusy Buscemi (Lifestyle made in Italy, 12 gennaio 2022).


All’interno del talk “Programma”, condotto da Claudia Rossi e Andrea Conti, viene intervistato l’attore Pierpaolo Spollon che tocca temi quali il successo della serie e la popolarità riscontrata su Twitter (Il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2022).

Critica italiana e straniera

Critica italiana 

Rocco Moccagatta, “Doc – Nelle tue mani”, Film TV, 5 maggio 2020.

«Il successo eclatante di Doc – Nelle tue mani (con punte di 9 milioni di spettatori, da subito nell’empireo di Rai1 con assi pigliatutto tipo Il commissario Montalbano e Don Matteo, la seconda parte della stagione in autunno) casca a fagiolo perché fa coincidere la piena maturazione della politica editoriale (e culturale) di RaiFiction (da dieci anni sotto la guida di Eleonora Andreatta) e lo sviluppo compiuto della storia produttiva di Lux Vide, tra le società più attive oggi nel racconto per fiction (su più tavoli: anche Diavoli di Sky è roba loro)».

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Rita G., “Doc – Nelle Tue Mani 3: Un successo annunciato con qualche problema. Recensione della Terza stagione”, Telefilm Central, 12 Marzo 2024.

«È così, guardando alla vita delle singole persone, Doc apre una finestra su temi importanti come lo sport per i ragazzi con disabilità fisiche o la difesa delle donne dai maltrattamenti dei partner».

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