La diversity per slogan
a cura di Pierandrea Villa
Introduzione
29 marzo 2018
103′
Antonio Albanese
Antonio Albanese, Andrea Salerno, Stefano Bises con la partecipazione di Makkox
Fandango, Rai Cinema, con il sostegno di Regione Lazio
Roberto Forza
Claudio Cormio
Pasquale Catalano
Antonio Albanese, Alex Fondja, Aude Legastelois, Daniela Piperno, David Anzalone, Lorenza Indovina, Federigo Ceci, Anis Gharbi, Claude Jan, Valentina Pace, Morena Salvino, Guendalina Tavassi, Luigi Campisi, Massimo Cavallaro
01 Distribution
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Locandina

Trailer
Pressbook

Rappresentazioni, retoriche, stereotipi
Narrazione & personaggi
Mario è un uomo sulla cinquantina, abitudinario e xenofobo con la passione per il giardinaggio che gestisce il negozio di calze ereditato dal padre. Un giorno decide di sbarazzarsi di un venditore ambulante di calzini, Oba, in quanto ritiene che gli stia rovinando gli affari. Mario lo narcotizza, lo rapisce ed è deciso a riportarlo personalmente in Africa. Gli eventi porteranno a coinvolgere in questo viaggio anche la sorella di Oba, Dalida, di cui Mario si infatuerà nel corso del tragitto. Quello che il protagonista non sa è che Oba e Dalida sono in realtà due amanti che stanno sfruttando la sua idea bizzarra per farsi portare in Senegal dove hanno intenzione di celebrare il loro matrimonio.Contromano mostra il percorso di redenzione di Mario da razzista conclamato a universalista benefattore che deciderà di rimanere in Senegal ad aiutare gli abitanti del villaggio d’origine di Oba e Dalida con l’agricoltura. Sebbene questa nuova soggettività venga acquisita gradualmente nel corso del viaggio, vi è una radicale differenza con l’identità originale. Il nuovo Mario non conserva nulla del suo vecchio sé, non vi sono interazioni e sconfinamenti tra la vecchia prospettiva ideologica del protagonista e la nuova scelta di vita. Da questo punto di vista Oba e Dalida, pur avendo una loro storia e un loro arco narrativo – anche relativo alle dinamiche di coppia – sono per lo più ridotti a elementi strumentali all’evoluzione del protagonista. In tal senso, Contromano concentra su un unico personaggio una dinamica tipica di molto cinema che affronta il tema della diversità in cui la rappresentazione dell’alterità viene impiegata come strumento per mettere in luce l’atteggiamento e lo status morale dei personaggi bianchi, etero e cisgender, che vengono così divisi in modo dicotomico tra figure positive e negative. Tuttavia la caratterizzazione di Oba e Dalida nel film evita rappresentazioni vittimizzanti che vedono l’Altro come un soggetto assolutamente innocuo e privo di autonomia. In tal senso, l’inganno orchestrato dai due ai danni di Mario rivela delle sfumature in contrasto con il dualismo rappresentato dai due stadi dicotomici dell’identità di Mario. Per quanto concerne la rappresentazione della diversity Albanese predilige un punto di vista originale e decide di raccontare le difficoltà dei cittadini immigrati concentrandosi non tanto sulle vittime quanto sui carnefici. La rappresentazione di quello che può essere definito il “primo” Mario è infatti funzionale a definire un prototipo di razzista e offre una descrizione della xenofobia in quanto risultato congiunto della resistenza al cambiamento e della frustrazione per una vita personale insoddisfacente. Rispetto al primo punto va però sottolineato che la resistenza al cambiamento del protagonista viene rappresentata più come un tratto nevrotico che come un’impostazione ideologica, aspetto che potrebbe costituire un elemento assolutorio nei confronti del personaggio e che si rivela funzionale alla sua redenzione assoluta nel finale. Vi sono tuttavia degli aspetti interessanti nella definizione di Mario che rompono la retorica della brava persona. Uno su tutti la sequenza del rapimento di Oba, che mostra l’aggressività della xenofobia portandola dal piano delle idee a quella dell’esternazione e dell’atto. Inoltre, il fatto che il processo di redenzione di Mario venga innescato dall’infatuazione per Dalida è funzionale a sottolineare l’ambiguità e l’incoerenza di un personaggio disposto ad accettare il corpo dell’altro solo nel momento in cui risveglia i suoi desideri, suscitando un’attrazione fisica. Questa caratterizzazione del personaggio femminile concentrata sul suo corpo in termini estetici e sensuali – ed enfatizzata dalla regia e dalla fotografia attraverso scelte di inquadratura e illuminazione – si inserisce in una tendenza del cinema italiano a rappresentare la donna immigrata come soggetto conturbante, finendo così per costruire un personaggio debole. Questa mancanza di profondità culmina nel finale in cui l’inserimento e l’integrazione immediata del protagonista nel villaggio senegalese appare irrealistica – forse anche perché costretta da una durata ridotta – ed esclusivamente funzionale al cambio totale di personalità. Inoltre, sebbene la voce fuori campo di Mario racchiuda una vera e propria morale conclusiva dell’opera che vede il cambiamento e lo scambio culturale come motore imprescindibile di una società equa e complessa, l’immagine di un uomo bianco che da solo risolve le difficoltà di un villaggio del Senegal portando innovazioni agricole richiama un immaginario di stampo coloniale e la retorica del fardello dell’uomo bianco.
Stereotipi & strategie di inclusione
Uno spot quasi riuscito sulla disabilità
Il film non si limita a esplorare la diversity raccontando la relazione tra immigrati e italiani, ma tocca anche il tema della disabilità. Questo avviene nelle poche e brevi scene dedicate all’incontro con Umberto che, sin dalla sua introduzione, aderiscono agli intenti pedagogici e di consapevolizzazione del film. L’incontro con Umberto inizia, infatti, con la battuta – «guarda che l’handicap non è contagioso» – che si inserisce nel testo filmico come uno slogan di sensibilizzazione. Tuttavia, il personaggio è costruito in maniera tale da evitare le storpiature pietiste. Umberto ci viene mostrato come un uomo adulto che ha una sua sfera del desiderio e una vita sessuale – per quanto questo elemento passi per una rappresentazione stereotipica ed eteronormativa. L’aspetto più interessante della costruzione di questo personaggio risiede nel rifiuto della retorica che rappresenta i disabili come soggetti del tutto innocui e privi di autonomia – sebbene tutto ciò avvenga in un film essenzialmente intriso di retorica. In tal senso, la caratterizzazione di Umberto segue gli stessi elementi antiretorici alla base della scrittura dei personaggi di Oba e Dalida.
Nello specifico, tutto il personaggio di Umberto si fonda su un principio di rovesciamento. In primo luogo egli sfrutta a proprio vantaggio il senso di pietà buonista del contesto sociale che lo circonda prendendosene gioco come forma di rivalsa. Questo principio emerge chiaramente nel momento in cui Umberto decide di urinare su una macchina sportiva parcheggiata in una stazione di servizio di fronte ai proprietari, che non hanno l’ardire di condannare apertamente il suo gesto, per poi esclamare “c’è chi può”. Inoltre attraverso la sua breve interazione con Mario, il personaggio rovescia sia il principio di pietà che quello di normalità, in quanto dichiara immediatamente di non ritenere il protagonista una persona normale e di provare pena per lui. Tuttavia, questa rappresentazione anitretorica della disabilità perde di efficacia se considerata all’interno dell’economia del film. La scena appare infatti slegata e isolata rivelando una natura episodica che assume i caratteri di una pubblicità progresso che spezza il film. In tal senso nonostante la sua caratterizzazione non stereotipata il personaggio di Umberto finisce per essere un token strumentale al posizionamento politico e ideologico del film.
Conversazioni
Il regista descrive il film concentrandosi sulla necessità di affrontare il tema dell’immigrazione da un punto di vista ironico e leggero. L’attrice protaognista racconta la sua esperienza sul set (FilmIsNowItalia, 24 marzo 2018).
Il regista racconta come è nato il film, concentrandosi sui rischi connessi al taglio che ha eciso di dare all’opera. L’attrice protagonista racconta il suo rapporto con il personaggio (SpettacoloCheSpettacolo, 24 marzo 2018).
Puntata integrale del programma Corriere Live Show dedicata a Contromano. In studio Stefania Ulivi e Alessandra Arachi commentano il film insieme al regista (30 marzo 2018).
Il regista presenta il film nel contesto dell’Italian Film Festival Berlin, concentrandosi sulla strumentalizzazione del tema da parte della classe politica (9 novembre 2018).
“Antonio Albanese: ‘Vado contromano. Racconto con ironia gli extracomunitari’”. Su La Stampa, 24 marzo 2018. Intervista di Fulvia Caprara ad Antonio Albanese.
«Non do consigli, racconto semplicemente un rapporto che si stabilisce tra persone diverse. La cosa che mi fa più paura è sentir parlare di muri, separazioni che generano rabbie, vendette, malumori difficili da sradicare»
“Contromano, Antonio Albanese: «L’immigrazione a modo mio»”. Su Ciak, 4 aprile 2018. Intervista di Elisa Grando ad Antonio Albanese.
«Quali erano i pericoli da evitare in sceneggiatura?» «Il falso buonismo o la cattiveria un po’ stereotipata. Non è facile offrire al pubblico un tema così trattato e bistrattato».
“Albanese, la mia immigrazione ‘contromano’”. Su Ansa, 24 marzo 2018. Intervista di Francesca Pierleoni ad Antonio Albanese.
«Contromano’ nasce dal desiderio sociale come spettatore di raccontare in maniera diversa un tema così impetuoso, con garbo e leggerezza, che non è una parolaccia, partendo da un’idea paradossale e ironica, un rapimento».
“Albanese in viaggio ‘Contromano’: ‘Con un migrante dall’Europa all’Africa per scoprire quanto siamo meschini’”. Su La Repubblica, 6 marzo 2018. Intervista di Anna Bandettini ad Antonio Albanese.
«Sulla questione dei migranti ho sentito da certi politici pensieri che fanno inorridire, parole sulla razza che neanche Cetto Qualunque avrebbe mai pensato. Per questo ho scelto un racconto che ci riportasse tutti su un piano di normalità e umanità».
Processi produttivi e retoriche promozionali
Strategie produttive
Il film è stato realizzato con il sostegno della regione Lazio – Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo
In quanto commedia (genere che in Italia tende a restituire buoni risultati al box office) firmata da un personaggio già noto al largo pubblico, Contromano vive una storia produttiva lineare e analoga a gran parte del cinema mainstream italiano. Il soggetto nasce nel corso di una cena tra Albanese e lo sceneggiatore Andrea Salerno durante la quale i due hanno iniziato a sviluppare il film a partire dal paradosso del rapimento di Oba da parte di Mario e la sua bizzarra e personale idea di rimpatrio.
Dall’ideazione alla fine delle riprese il film ha richiesto due anni di lavoro. In termini di produzione uno degli sforzi maggiori è stato quello della ricerca delle location e delle riprese in loco, in quanto si tratta di un road movie che attraversa la Toscana, Terracina, Napoli, Genova e Tangeri per poi raggiungere un villaggio a sud di Marrakech vicino al confine con la Mauritania. L’altra difficoltà descritta dal regista è stata quella della scelta degli attori, difficili da reperire sul panorama italiano e che invece sono stati provinati in Francia. Questa dichiarazione rivela le difficoltà di un sistema produttivo che fatica a includere, a tutti i livelli, maestranze e artisti afrodiscendenti, pur essendo questi presenti nel mercato del lavoro italiano nell’industria dello spettacolo.
Retoriche promozionali
Il film è distribuito in Italia da 01 Distribution. All’estero la distribuzione è curata da TLN Media Group (Canada), Jetsen Huashi (Cina), Odeon – Rosebud.21 (Grecia), Morandini Film Distribution (Svizzera). I diritti di distribuzione per la riproduzione sul trasporto aereo a livello globale sono detenuti da Encore Inflight.Grazie alla popolarità del genere commedia e alla fama consolidata del regista e protagonista Antonio Albanese, Contromano ha beneficiato di una posizione privilegiata sul mercato audiovisivo nazionale. Questo ha portato a sviluppare una campagna promozionale basata su una strategia di comunicazione integrata, curata da Vertigo, che ha coinvolto molteplici canali e strumenti per massimizzarne la visibilità. La strategia ha previsto una campagna social attraverso la quale sono stati condivisi contenuti esclusivi, dietro le quinte e interviste al cast oltre alla creazione di visual quote – fotogrammi del film o foto degli attori protagonisti in cui compare una citazione tratta dal film. Inoltre, nei giorni precedenti all’uscita in sala sui canali YouTube ufficiali di Fandango e di 01 Distribution sono state pubblicate una serie di clip che mostrano alcune delle gag più riuscite del film. Anche la campagna stampa, composta principalmente da interviste al regista e agli attori rilasciate prima dell’uscita del film, ha contribuito, come di consueto, a posizionare Contromano sul mercato. Da questo punto di vista il film ha avuto una buona copertura distribuita su stampa, interviste video online e radio. Nel corso di queste conversazioni è stato fatto continuo riferimento all’esigenza di Albanese di affrontare un tema pregnante come quello dell’immigrazione dal punto di vista ironico e pertanto insolito nel panorama cinematografico italiano. Un altro tema ricorrente nelle interviste è il rapporto di Albanese col tema dell’immigrazione in quanto figlio di siciliani trasferitisi al nord, sebbene si precisi – non in tutte le occasioni – che si tratta di fenomeni completamente diversi. Nel contesto delle interviste video va inoltre segnalata la puntata di Corriere Live TV sul sito del Corriere della Sera interamente dedicata al film con la presenza in studio di Stefania Ulivi e Alessandra Arachi. Il trailer e il backstage del film sono inoltre stati ripresi da quotidiani e riviste di portata nazionale e di ampia diffusione come La Repubblica, GQ e TV sorrisi e canzoni.
Circolazione e ricezione
Circolazione
Rispetto alla tendenza generale dei film italiani sul tema, Contromano mostra un andamento opposto in termini di diffusione e visibilità. Il film vede una presenza limitata presso i festival nazionali e molto limitata in quelli di rilievo internazionale (fanno eccezione manifestazioni come Los Angeles – Italia 2019: Italian Cinema Today, ICFF Italian Contemporary Film Festival 2018 e Italian Film Festival Berlin 2018). In nessuna di queste manifestazioni il film ha ricevuto premi. Tuttavia, il film ha goduto di una buona diffusione in sala e in TV. Per quanto concerne il primo aspetto Contromano è stato disponibile per due settimane in oltre 400 sale e in 200 sale nella settimana successiva raccogliendo quasi circa due milioni di euro di incassi. I toni leggeri e la popolarità del regista/attore protagonista hanno inoltre garantito un secondo ciclo di proiezioni estive presso le manifestazioni di cinema all’aperto. Anche in TV il film ha goduto di una buona visibilità: Contromano è andato in onda sui canali Rai in prima serata in tre occasioni ed è stato inserito in alta rotazione sui canali Sky Cinema tra marzo e luglio 2022. La scarsa circolazione presso i festival internazionali ha probabilmente compromesso la presenza del film nei cataloghi delle piattaforme streaming a livello Europeo (10 library distribuite in 4 paesi). Tuttavia in Italia il titolo è disponibile su Raiplay, YouTube Movies & TV, Apple TV, Rakouten Amazon Prime Video e Now Tv.
Festival (selezione)
- Il Cinema in Ludoteca: Storie di Qui e di Altrove Panorama 2020
- Johannesburg Italian Film Festival Panorama 2019
- Portofranco SummerNight Panorama 2019
- Stagione Estiva – Piemonte Cinema Network Panorama 2019
- Un’Estate al Cinema Panorama 2019
- Los Angeles, Italia, Film, Fashion and Art Festival Panorama 2019
- Tuscia Film Fest a Berlino – Italian Film Festival Berlin Concorso 2018
- Regie Positive Panorama 2018
- 35mm Il Club Panorama 2018
- CortoLovere Omaggio ad Antonio Albanese 2018
- Il Vento del Nord Italia Sotto le Stelle 2018
- Rassegna Cinematografica “D’Autore d’Estate” Cinema d’Essai 2018
- Capalbio Movie – Cinema e Altro Panorama 2018
- Cinema d’Estate a Bra Panorama 2018
- CinemArt Panorama 2018
- Ischia Global Film & Music Fest Panorama 2018
- Rocca Cinema Imola Panorama 2018
- Arene di Marte Panorama 2018
- Bagnacavallo al Cinema Panorama 2018
- Cinema in Castello Panorama 2018
- Cinema intorno al Vesuvio Panorama 2018
- E per Tetto un Cielo di Stelle – Il Cinema all’Aperto di Osnago Panorama 2018
- Esterno Notte Panorama 2018
- ICFF Italian Contemporary Film Festival Feature 2018
- Il Cinema all’Aperto Panorama 2018
- Castiglione Cinema – RdC Incontra Panorama 2018
Ricezione
La ricezione critica di Contromano è ambivalente: da un lato, si riconosce ad Albanese la capacità di trattare un tema divisivo da una prospettiva insolita; dall’altro, si evidenzia come il film resti in superficie, rinunciando a una maggiore complessità narrativa e stilistica. Parte della critica ha riconosciuto ad Albanese il merito di evitare il moralismo didascalico, scegliendo piuttosto una narrazione rassicurante che mescola comico, sentimentale e tragico. Tuttavia, molti recensori hanno sottolineato come il film soffra di una scrittura poco incisiva: l’idea iniziale, forte e originale, perde progressivamente slancio, trasformandosi in una trama lineare che sacrifica la potenzialità comica in favore di un messaggio intriso di retorica. Da questo punto di vista i giudizi più severi hanno definito Contromano un esempio in cui il posizionamento morale penalizza la messa in scena, dando vita a un film retorico e incerto. Anche il personaggio femminile è stato definito troppo debole e poco a fuoco, incapace di sorreggere la sottotrama sentimentale del film. Le posizioni, quantomeno tiepide, della critica nei confronti del film trovano riscontro nelle opinioni del pubblico: su IMDb ottiene un punteggio di 5,7 su 10, mentre su MyMovies si ferma a 2,58 su 5 e su Letterbox a 3 su 5
Critica italiana e straniera
Critica italiana
Claudio Trionfera, “Contromano, favola inversa di Albanese l’africano”, Panorama, 30 marzo 2018.
«Dolcemente e quasi sussurrando Antonio Albanese plana sull’immigrazione […] È il milanese Mario Cavallaro, protagonista di Contromano (in sala dal 29 marzo, durata 102′), film delicatamente sociale tutto all’insegna di un “contrario” – anche nell’inversione di ruoli e percorsi – che tuttavia esclude antagonismi e inconciliabilità»
Davide Turrini, “Caro Antonio Albanese, Contromano è un film che non funziona e le spieghiamo il perché”, Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2018.
«Pensate che sul finale si arriva persino all’aiuto concreto, che non stiamo a svelare, di Mario a casa loro (un carpiato che la casalinga di Voghera non comprende perché ha già staccato da un’ora ed è ancora lì a pensare alle ingiustizie patite dal proprio cognato che sembra proprio il Mario del film) ma che ha un vago sentore da colonialismo buonista»
Daria Pomponio, “Quo Vado?”, Quinlan, 27 marzo 2018.
«Quanto a Mario poi, il percorso del personaggio si chiude con un guizzo di paternalismo post-coloniale che trasforma il “riportiamoli a casa loro” in un altrettanto inquietante “aiutiamoli a casa loro»
Aurelio Vindigni Ricca, “Contromano, la recensione: Antonio Albanese in direzione ostinata e contraria”, Everyeye, 29 marzo 2018.
«Al di là del fatto che i migranti vengano descritti come persone ambigue, pronte anche a truffare il prossimo, seppur in funzione di una storia in cui gli italiani fanno anche peggio, è proprio la narrazione che diventa piatta e lineare con il passare dei minuti»
Maurizio Cabona, “La frittata senza ferocia di Albanese”, Il messaggero, 29 marzo 2018.
«Camminando sulle uova del politicamente corretto, Albanese non vuol fare la frittata»
Alessandra Levantesi Kezich, ‘Contromano” fragile favola on the road’, La Stampa, 28 marzo 2018.
«Sulla carta si prospettava graffiante il paradosso del «razzista perbene» che, sobbarcandosi il compito di riportare a casa l’ospite indesiderato, si innamora della di lui presunta sorella»
Silvio Danese, “Albanese come Sordi”, Quotidiano Nazionale 29 marzo 2018
«Commedia intorno allo slogan “aiutiamoli a casa loro”»